AVANTI CON GIUDIZIO, LA CINA GUIDA LA CARICA MA XI NON C’È da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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AVANTI CON GIUDIZIO, LA CINA GUIDA LA CARICA MA XI NON C’È da IL MANIFESTO

Avanti con giudizio, la Cina guida la carica ma Xi non c’è

Vertice Brics Troppe tensioni? Il leader cinese diserta l’appuntamento con i Brics

Lorenzo Lamperti  06/07/2025

TAIPEI

«Con l’allargamento dei Brics, il Sud Globale non è più la maggioranza silenziosa, ma una forza vitale nella governance mondiale». La Cina lo ripete spesso, negli ultimi anni. Eppure, al summit di Rio de Janeiro a restare silenzioso sarà Xi Jinping, che per la prima volta non partecipa al vertice annuale del gruppo.

«I Brics sono la più importante piattaforma di cooperazione tra i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo», ha ribadito nei giorni scorsi il ministero degli esteri di Pechino, cercando di attenuare la portata dell’inusuale assenza. Al posto del presidente c’è il premier Li Qiang. Non è la stessa cosa, soprattutto vista la delicata e turbolenta contingenza internazionale. A partire dal commercio. Nonostante la tregua sui dazi imposti dagli Stati uniti termini mercoledì, Donald Trump ha fatto sapere che già lunedì invierà oltre dieci lettere ai paesi con cui non sono stati conclusi accordi, annunciando l’entrata in vigore delle tasse aggiuntive. Il tutto quando il summit dei Brics sarà ancora in fase di svolgimento.

SEMBREREBBE un assist perfetto per Xi, che da mesi ha rafforzato la pretesa di presentare la Cina come potenza responsabile e garante del libero commercio. Dopo il recente e fragile armistizio commerciale raggiunto con la Casa bianca, però, c’è chi ritiene che il leader cinese possa aver voluto evitare la presenza al vertice di un gruppo che a Washington vedono come antagonista. Ma il momento è delicato anche per altre ragioni, ancora più serie. Dopo la Russia, un altro paese membro è stato coinvolto in una guerra: l’Iran, entrato nel gruppo nel 2024. Se si aggiungono le tensioni al confine tra India e Pakistan, si intuiscono le multiformi sfide per la sicurezza di un blocco sempre più numeroso ma anche più sfilacciato.

LA CINA HA SOTTOLINEATO al Brasile che Xi ha già incontrato due volte Lula in meno di un anno. Prima al summit del G20, poi al recente forum Cina-Celac. Ma sulla decisione sembrano incidere anche altri fattori. Non solo la contestuale assenza di Vladimir Putin, che a differenza di Xi interverrà in videoconferenza, quanto il fatto che Narendra Modi è “ospite d’onore” di Lula, con cena di stato e passaggio di consegne della presidenza di turno. Nonostante i recenti passi verso il disgelo, i rapporti sino-indiani restano turbolenti. L’India accusa la Cina di sostenere il Pakistan sulle tensioni alla frontiera, con Islamabad che avrebbe usato jet e dispositivi militari cinesi negli scontri. Due settimane fa, Nuova Delhi si è rifiutata di firmare un documento congiunto alla ministeriale difesa della Sco (Organizzazione per la cooperazione di Shanghai), ospitata proprio da Pechino. A questo, si è aggiunta la questione della successione del Dalai Lama, con la Cina che guarda con fastidio al sostegno indiano per le autorità tibetane in esilio.

PER DIVERSO TEMPO la Cina ha visto i Brics soprattutto come un veicolo per sviluppare le relazioni commerciali con le economie emergenti. In 15 anni, l’interscambio tra Pechino e i paesi membri è aumentato in modo esponenziale, a un tasso medio dell’11,3% all’anno. Con l’intensificarsi della competizione con gli Stati uniti, però, i Brics sono diventati un cruciale palcoscenico in cui la Cina si presenta come un modello alternativo all’America. Proprio per questo, è stata Pechino a spingere più di tutti per l’allargamento del gruppo, che di recente ha accolto come decimo membro l’Indonesia, oltre a svariati nuovi partner tra cui il Vietnam. Più il gruppo si allarga e più la Cina può presentare i Brics come una sorta di anti G7, simbolo di un ordine globale «più equo» e alternativo a quelli che chiama «circoli chiusi».

I BRICS RESTANO una piattaforma piuttosto disarticolata, con i paesi membri che hanno agende diverse. Per la Cina però è importante enfatizzarne gli obiettivi, come un ideale da seguire sotto la sua leadership. Per questo l’assenza di Xi è significativa e potrebbe causare un rallentamento sulla strada della de-dollarizzazione. A Rio si parlerà senz’altro del rafforzamento dell’uso di valute locali nel commercio tra i paesi Brics, ma l’ipotesi di una moneta comune è ancora remota.

L’anno scorso, in occasione del vertice di Kazan, sul Quotidiano del Popolo si parlava dei Brics come di uno dei pilastri del «multipolarismo più giusto» costruito da Xi «mattone dopo mattone». La prospettiva non è cambiata, ma al centro dell’attenzione stavolta sembra esserci già il 3 settembre. È il giorno in cui la Cina celebra l’80° anniversario della vittoria contro il Giappone. Xi presiederà una grande parata militare in piazza Tian’anmen, ci saranno senz’altro Putin e Lukashenko, è stato invitato anche il neo presidente sudcoreano Lee Jae-myung. E qualcuno si avventura a immaginare la (difficile, forse impossibile) presenza di Trump.

Dopo le bombe l’Iran cerca uno scudo diplomatico

Vertice Brics Poche condanne aperte e molto equilibrio tra i nuovi partner di Teheran

Francesca Luci  06/07/2025

Mentre alcune fonti riferiscono della possibilità di un incontro tra Iran e Stati Uniti alla fine della prossima settimana, Teheran sbatte la porta agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia nucleare, accusandoli di aver fornito a Israele una copertura politica per i suoi attacchi, lanciati un giorno dopo la dichiarazione dell’Agenzia, che hanno colpito siti nucleari e militari e ucciso scienziati nucleari.

I bombardamenti hanno lasciato segni profondi sul terreno e nella diplomazia dell’Iran, che da oggi da oggi partecipa come membro effettivo, al 17° Summit dei Brics a Rio de Janeiro, per consolidare la sua alleanza internazionale e uscire dall’isolamento imposto dal blocco dei Paesi occidentali. I Paesi Brics allargati, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, rappresentano una popolazione di 4,45 miliardi di persone, un blocco demograficamente imponente, che avrebbe dovuto rappresentare il contrappeso multipolare all’egemonia statunitense e israeliana.

Nel contesto delle attuali tensioni geopolitiche e delle sanzioni internazionali, l’Iran considera la sua adesione al gruppo Brics un’opportunità strategica per ridefinire il proprio ruolo sulla scena globale.
Durante il recente conflitto tra Iran, Israele e Usa, il gruppo ha evitato critiche dirette verso Washington o Tel Aviv, limitandosi a esprimere «profonda preoccupazione» e definendo tali azioni contrarie al diritto internazionale. Mosca ha condannato apertamente gli attacchi contro l’Iran, mentre il Brasile, pur criticandoli, ha mantenuto un equilibrio per non danneggiare i rapporti con gli Stati Uniti, suo importante partner commerciale.

Pechino, principale acquirente del petrolio iraniano, preoccupata per un eventuale blocco della via marittima che attraversa il Golfo Persico, ha chiesto moderazione. Tuttavia, il ministro degli affari esteri cinese Wang Yi, nella sua attuale tournée europea, continua a chiedere un «nuovo accordo internazionale» sull’Iran, accusando al contempo Stati Uniti e Israele di destabilizzare il Medio Oriente. Anche l’India, strettamente legata a Washington, e paesi come Sudafrica ed Etiopia mantengono una linea prudente. Le divisioni emerse oggi ricordano quelle del 2022, quando il gruppo non riuscì a prendere una posizione chiara sull’invasione russa dell’Ucraina.

È evidente come, a seguito del conflitto tra Iran e Israele, le tensioni geopolitiche all’interno dei Paesi Brics si siano intensificate. L’ingresso di Teheran come membro effettivo avviene in un contesto di forti contrasti regionali, che rischiano di mettere a dura prova l’equilibrio interno dell’alleanza. L’analista brasiliano Oliver Stuenkel sottolinea l’assenza di consenso tra i membri sul ruolo dell’Iran, costringendo il gruppo ad assumere una posizione prudente. Inoltre, la rapida espansione del Brics, con l’ingresso di paesi come Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati, ha amplificato le differenze interne.

A complicare ulteriormente il quadro è la guerra in Ucraina, che, unita alle difficoltà nei mercati emergenti e ai rallentamenti nel processo di riforma dell’economia globale, potrebbe costringere, secondo analisti, il presidente brasiliano Inácio Lula, attuale presidente pro tempore dei Brics, a rinunciare agli obiettivi strategici fissati, in particolare sul piano della cooperazione economica e della stabilità globale. Il presidente brasiliano ha cercato di evitare che i Brics diventino un’alleanza antioccidentale, preferendo promuovere un’agenda a favore dei paesi in via di sviluppo. Però le divergenze all’interno del gruppo, alimentate da interessi nazionali spesso divergenti, mettono ora alla prova la tenuta politica del blocco in un momento di crescente instabilità internazionale.

Tuttavia, spiragli di progresso rimangono aperti: collaborazioni strategiche in ambiti mirati potrebbero dare risultati tangibili. La presidenza brasiliana, in questa cornice complessa, potrà definirsi un successo se riuscirà a evitare di restare invischiata nelle frizioni legate a Teheran.
Non è ancora chiaro chi guiderà la delegazione iraniana né se ci saranno incontri bilaterali. Nonostante tutto, per Teheran il vertice rappresenta una chance simbolica e politica per mostrare che, malgrado le pressioni occidentali e le minacce militari al suo programma nucleare, mantiene ancora partner influenti.

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