AMBIENTE: L’ONDA ROVENTE CHE ATTRAVERSA il PIANETA da AGI
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
8889
post-template-default,single,single-post,postid-8889,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

AMBIENTE: L’ONDA ROVENTE CHE ATTRAVERSA il PIANETA da AGI

L’onda rovente che attraversa il Pianeta da Cordoba a Shangai

14 luglio 2022

Temperature record ai quattro angoli della terra con ondate di calore che si susseguono e colpiscono soprattutto l’Europa occidentale, ma non solo. Cresce il rischio incendi e cambiano i paesaggi come le gole del Verdon che si stanno prosciugando

AGI – Conseguenza diretta e a tempo stesso prova tangibile dei cambiamenti climatici, il mondo intero sta vivendo un’estate nella morsa del caldo, con temperature record ai quattro angoli del pianeta a ondate successive che colpiscono soprattutto l’Europa occidentale, ma non solo.

Stato di allerta oggi in quasi tutta la Spagna dove sono attese massime di 44 gradi, come riferito dall’Agenzia meteorologica nazionale, Aemet.

Un caldo soffocante che dovrebbe perdurare fino a domenica, flagellando soprattutto l’Andalusia (Sud), tra cui Cordoba e la valle di Guadalquivir, l’Estremadura (Sud-Ovest), la città di Badajoz, e la Galizia (Nord-Ovest).

Il record assoluto di temperatura mai registrato in Spagna, di 47,7 gradi a Montoro, vicino a Cordoba, nell’agosto 2021, non dovrebbe però essere superato. Il ministero della Sanità ha avvertito che il “caldo intenso potrebbe creare problemi alle funzioni vitali e provocare ad esempio attacchi di cuore”.

Il rischio “estremo” paventato dalle autorità iberiche è quello di incendi, che riguarda l’intera penisola, conseguenza dell’ondata di caldo estremo e dell’assenza di precipitazioni.

La scorsa notte i vigili del fuoco hanno lottato per stabilizzare un incendio in una regione montuosa a cavallo tra l’Estremadura e la Castilla e Leon, non lontano dal Portogallo, dove 3.500 ettari sono andati in fiamme. Un altro incendio a Nord-Ovest di Madrid ha costretto all’evacuazione 500 abitanti.

Oltre a temperature record, la Spagna deve fare anche i conti con una grave mancanza di pioggia durante lo scorso inverno: ad oggi i serbatoi delle riserve idriche del Paese sono soltanto al 44,4% della loro capienza totale contro una media del 65,7% durante l’ultimo decennio in questo periodo dell’anno.

Per la Spagna questa è la quinta ondata di temperature eccezionalmente alte durante gli ultimi 11 mesi e lo scorso maggio è stato quello più caldo dall’inizio del secolo.

Gli scienziati attribuiscono il moltiplicarsi di tali fenomeni in molti Paesi al riscaldamento climatico e alle emissioni di gas ad effetto serra che aumentano la loro intensità, durata e frequenza.

Non se la passa meglio il vicino Portogallo dove il termometro ha superato i 44 gradi durante il fine settimana, alimentando incendi e vaste nuvole di fumo visibili nella capitale Lisbona, mentre le temperature sono leggermente diminuite nelle ultime 48 ore.

Anche lì i vigili sono alle prese con un incendio molto difficile da spegnere, nella regione centrale di Ourem, dove 2 mila ettari di boschi sono già stati bruciati. 

Nel comune di Murtosa (Nord), un incendio partito da un campo di mais estesosi poi nell’area circostante ha provocato la morte di una donna 50enne.

Di frequente e in particolare in questi giorni la colonnina di mercurio supera i 40 gradi, motivo per cui il premier Antonio Costa ha lanciato un appello alla “massima prudenza” oltre ad aver decretato lo “stato di allerta” per gli incendi.

La situazione attuale fa tornare in mente l’estate 2017, quando una serie di incendi devastanti hanno causato 100 vittime. A Sintra, per il troppo caldo e il rischio incendi, per precauzione le autorità hanno chiuso diversi siti turistici.

Anche in Francia il livello di allerta è massimo, con temperature fino a 39 gradi che, secondo le previsioni di Meteo France, dovrebbero perdurare per 10 giorni in diverse regioni.

La premier Elisabeth Borne ha chiesto a tutti i ministri di essere pronti a far fronte alle conseguenze dell’ondata di caldo record. “Il caldo colpisce molto rapidamente la salute delle persone, in particolare quelle più vulnerabili” ha avvertito Matignon.

Sempre in Francia le celebri gole del Verdon si stanno prosciugando, rendendo sempre piu’ difficili le discese in kayak. A fine giugno un’ondata di caldo aveva colpito anche l’Austria dove la colonnina di mercurio in Carinzia ha superato i 36 gradi.

A Vienna, causa temperature africane di ben 35 gradi, molti negozi sono rimasti chiusi e i ‘Fiaker’, tradizionali fiaccherai, ovvero i conducenti delle carrozze trainate da cavalli, sono stati costretti a tornare nelle scuderie.

In Europa maggio 2022 è stato il mese di maggio più caldo di sempre. In questi giorni, a migliaia di chilometri di distanza, si registra un’ondata di caldo anomalo a Shanghai e in altre decine di città cinesi.

La metropoli finanziaria sta sperimentando temperature oltre i 40 gradi di giorno e oltre i 30 gradi la notte, e in totale 86 città cinesi hanno emesso un livello di allerta rosso, il più alto, e vietato i lavori nei cantieri edilizi o all’aperto.

Secondo i meteorologi del China Weather Network, citati dal quotidiano The Paper, l’ondata di caldo “pazzesco” dovrebbe proseguire fino al 16 luglio prossimo, prima di scendere leggermente e lasciare spazio a precipitazioni.

Oltre a Shanghai, anche aree delle province del Jiangsu, dello Zhejiang, dello Anhui, dello Hubei, del Sichuan e la metropoli di Chongqing sono interessate dalle alte temperature.

Nei giorni scorsi, a partire per il sole cocente e temperature a 42 gradi Celsius (108 gradi Fahrenheit) sono stati i partecipanti al pellegrinaggio hajj alla Mecca, in Arabia Saudita.

Già fisicamente faticoso in condizioni ideali, quest’anno per partecipare al pellegrinaggio i fedeli hanno dovuto affrontare l’ulteriore sfida del caldo rovente, in una delle regioni più calde e umide del pianeta. Significa sofferenza per chiunque faccia qualcosa all’aperto, oltre al rischio di disidratazione, colpo di calore e insufficienza cardiaca.

All’esterno della Grande Moschea della Mecca, i funzionari hanno fatto spruzzare acqua da lunghi pali per dare un po’ di sollievo.

A fine giugno è stata Tokyo e una parte del Giappone a sperimentare temperature record, di 35 gradi, spingendo il governo nipponico a chiedere a decine di milioni di residenti nella capitale e nella sua regione di “spegnere le luci” onde evitare black-out.

Negli stessi giorni un’ondata di caldo infernale si è abbattuta sul Midwest e il Sud degli Stati Uniti, dove per almeno 62 milioni di persone hanno affrontato temperature giornaliere di quasi 38 gradi.

La situazione d’emergenza ha riguardato la fascia che va dal South Carolina all’Oklahoma e al Texas. Nello stesso periodo circa 232 milioni di persone che vivono nel Midwest e sul Golfo del Messico hanno dovuto sopportare una temperatura superiore a 32 gradi.

In Nepal, sintomatica del caldo record sull’Everest la decisione delle autorità nepalesi di spostare più in basso il campo base, utilizzato di solito come punto di partenza delle escursioni, durante la stagione primaverile.

Il campo si trova attualmente a un’altitudine di 5.364 m., sul ghiacciaio, che si sta rapidamente assottigliando, Khumbu, pertanto il nuovo sarà da 200 a 400m più in basso.

“E’ fondamentale adattarsi ai cambiamenti che vediamo al campo base ed è diventato essenziale per la sostenibilità dell’attività alpinistica stessa” ha annunciato Taranath Adhikari, direttore generale del dipartimento del turismo del Nepal, spiegando che l’acqua che si sta sciogliendo destabilizza i terreni ghiacciati locali e durante la notte sempre più spesso si aprono crepacci.

Altrettanto a rischio e minacciati i ghiacciai delle Alpi che patiscono per la troppa siccità dei terreni e le temperature elevate. La scorsa settimana una valanga ha provocato il crollo del più grande ghiacciaio, la Marmolada, uccidendo 11 persone.

“Ci aspettiamo un peggioramento della situazione. Ad accompagnare il caldo è la siccità. I terreni sono davvero estremamente secchi” ha prospettato da Ginevra l’Organizzazione meteorologica mondiale.

Il 2021 un anno dall’inverno caldo e con poche piogge

16/07/2022

 Ispra su “Stato e trend del clima in Italia” illustra l’andamento del clima nell’ultimo anno, meno rovente di altri negli ultimi decenni ma con anomalie sempre climatiche più frequenti

oto: Science Photo Library / AGF

Il 2021 è stato, in media, un anno meno caldo dei precedenti, le precipitazioni sull’intero territorio nazionale sono state complessivamente inferiori alla media climatologica (-7%), tutti i mesi hanno fatto registrare precipitazioni inferiori alla norma ad eccezione di gennaio, luglio e novembre.

Giugno, settembre e febbraio, i mesi più caldi rispetto alla media. Lo rileva il Rapporto Ispra “Stato e trend del clima in Italia” relativo al 2021. Diverse le onde di calore che hanno investito l’Italia nei mesi estivi. 

La più intensa si è verificata la seconda settimana di agosto, quando a Siracusa sono stati registrati 48.8 C, record europeo se confermato dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM – ancora in corso di verifica).

Non sono mancati, nel 2021, eventi estremi di precipitazione. Nei primi giorni del mese di ottobre una fase con forti e persistenti temporali ha fatto registrare in Liguria, fra le province di Genova e Savona, piogge di eccezionale intensità e con quantitativi totali molto elevati e alla fine del mese di ottobre, un ciclone tropicale localizzato sul Mediterraneo ha scaricato piogge estremamente intense in Italia meridionale; sulla Sicilia orientale l’intensità oraria ha raggiunto il valore più elevato mai registrato nella regione, e le forti piogge hanno causato diffusi allagamenti ed esondazioni di fiumi e canali.

Il Rapporto Ispra “Stato e trend del clima in Italia”, illustra l’andamento del clima nel corso del 2021 e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia.

Il Rapporto si basa su dati e indicatori climatici derivati in gran parte dal Sistema nazionale per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione di dati Climatologici di Interesse Ambientale ed è realizzato dall’Ispra in collaborazione e con i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e delle altre reti di osservazione presenti sul territorio nazionale.

Come indicato dall’OMM, la base climatologica per il calcolo delle anomalie di temperatura e precipitazioni è stata aggiornata al trentennio più recente, 1991-2020, che descrive meglio il clima attuale, più caldo rispetto a quello del passato.

Il 2021, con un’anomalia positiva di temperatura media di +0.23 C rispetto alla media climatologica 1991-2020, è risultato meno caldo dei precedenti. A partire dal 2000, le anomalie rispetto alla media climatologica 1991-2020 sono state sempre positive, ad eccezione di quattro anni (2004, 2005, 2010 e 2013); il 2021 è stato l’ottavo anno consecutivo con anomalia positiva rispetto alla media.

Sull’intero territorio nazionale, le anomalie negative più consistenti sono state registrate ad aprile (-1.40 C), seguito da maggio e ottobre. Gli altri mesi dell’anno sono stati più caldi della media, con le anomalie positive piu’ elevate a febbraio (+1.82 C), seguito da giugno (+1.64 C) e settembre (+1.50 C).

I mesi più caldi della media sono stati ovunque giugno, settembre e soprattutto febbraio, quando si sono registrate anomalie positive di +1.84 C al Nord, +1.99 C al Centro, +1.71 C al Sud e Isole.

I mesi più freddi della media sono stati maggio (-1.74 C) e aprile (-1.73 C) al Nord, aprile (-1.71 C) al Centro, ottobre e aprile (-1.0 C) al Sud e Isole.

La temperatura superficiale dei mari italiani nel 2021 è stata superiore alla media climatologica 1991-2020 e si colloca al quinto posto dell’intera serie dal 1961 con un’anomalia media di +0.46 C. 

Con un’anomalia di precipitazione totale in Italia pari a -7% circa rispetto al trentennio 1991-2020, il 2021 si colloca al ventiquattresimo posto tra gli anni meno piovosi dell’intera serie dal 1961.

Sull’intero territorio nazionale le precipitazioni sono state scarse da febbraio a ottobre: tutti i mesi hanno fatto registrare precipitazioni inferiori alla norma ad eccezione di gennaio, luglio e novembre.

I mesi relativamente più secchi sono stati marzo (-47%) e settembre (-44%) seguiti da giugno e agosto, mentre il mese relativamente più piovoso è stato gennaio con un’anomalia positiva di +91%, seguito da novembre (+39%).

Le precipitazioni hanno fatto registrare anomalie negative al Nord (-14%) e al Centro (-4%) e sono state prossime alla norma al Sud e Isole. Marzo è stato il mese relativamente più secco al Nord (-87%), settembre al Centro (-64%) e maggio al Sud e Isole (-56%).

Al Nord e al Centro il mese più piovoso si conferma gennaio (+103%), seguito da luglio al Nord (+33%) e da dicembre al Centro (+37%); al Sud e Isole il mese più piovoso è stato novembre (+76%) seguito da gennaio (+69%).

I valori più elevati di precipitazione giornaliera sono stati registrati in occasione dell’evento di inizio ottobre, quando la precipitazione cumulata ha raggiunto il massimo di 882.8 mm a Rossiglione (GE) e sono state registrate precipitazioni giornaliere comprese fra 200 e 350 mm fra Liguria centrale ed estremo confine meridionale del Piemonte.

Il secondo evento da segnalare è quello relativo ai giorni 24 e 25 ottobre, quando si sono registrate precipitazioni giornaliere intense nella parte ionica e meridionale della Calabria e nella Sicilia orientale, dove si è raggiunto il valore massimo di 281 mm.

Riguardo agli indici climatici delle condizioni di siccità, i valori più elevati del numero di giorni asciutti si registrano su Liguria orientale ed Emilia Romagna, con valori superiori a 320 giorni e il massimo di 326 giorni asciutti a capo Mele (SV); valori elevati si registrano anche sulla costa toscana e laziale, sulle coste adriatica e ionica, sulla Sicilia centro-meridionale, e sulla costa della Sardegna.

L’indice CDD (Consecutive Dry Days) che rappresenta il numero massimo di giorni asciutti consecutivi nell’anno, ha fatto registrare i valori più alti sulla Sicilia meridionale (fino a 139 giorni secchi consecutivi), seguita dalla costa tirrenica centrale (fino a 100 giorni) e dalla Sardegna occidentale e settentrionale. 

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.