TORINO, IN CENTINAIA AL SIT-IN PER D’ORSI E BARBERO. “PD, NON DICI NULLA?” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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TORINO, IN CENTINAIA AL SIT-IN PER D’ORSI E BARBERO. “PD, NON DICI NULLA?” da IL FATTO

Torino, in centinaia al sit-in per D’Orsi e Barbero. “Pd, non dici nulla?”

Lorenzo Giarelli    10 Dicembre 2025

L’annuncio dello storico: “Porteremo l’evento al Palazzetto dello sport”

“Se ci censurano ancora un po’, il prossimo evento dovremo farlo allo stadio”. Angelo d’Orsi parla di fronte a circa 300 persone davanti alla sede del Comune di Torino addobbata per le feste di Natale. Si sono riversate qui nella sera in cui il Teatro Grande Valdocco avrebbe dovuto ospitare il convegno “Democrazia in tempo di guerra”, con ospiti come Alessandro Barbero, Carlo Rovelli, Luciano Canfora, Marco Travaglio, Marc Innaro e molti altri.

A pochi giorni dall’evento, il teatro dei Salesiani si è tirato indietro, revocando la disponibilità della sala dopo le solite accuse di propaganda putiniana arrivate soprattutto dai Radicali. “Ma ogni censura è anzitutto stupida”, dice D’Orsi, e non solo per il buon numero di persone scese in piazza in un gelido martedì da regali di Natale, ma anche perché l’effetto boomerang è assicurato: “L’evento censurato lo faremo nei primi 15 giorni di gennaio e lo faremo al Palazzetto dello Sport”. L’ex PalaRuffini, che può contenere quasi 5 mila persone: “È stata una progressione – ride D’Orsi – Al Polo del 900 dovevamo essere una cinquantina, ma ci hanno censurato. Siamo andati al circolo la Poderosa ed eravamo 500, poi abbiamo chiesto il Teatro ai Salesiani e c’erano 824 persone prenotate. Adesso saremo migliaia. Grazie a Calenda, a Picierno e a tutti quelli che vogliono boicottarci”. Il sit-in dura un’ora. Tra l’apertura e la chiusura di D’Orsi ci sono vari interventi, tra cui quello in presenza del matematico torinese Piergiorgio Odifreddi: “Se non vogliono studiare la storia e capire perché la Russia si sente minacciata, almeno leggano i romanzi. Basta Guerra e pace”. Barbero invia un messaggio tra i più duri. Lo legge D’Orsi: “L’Italia e l’Europa potrebbero vivere pacificamente e investire le loro risorse nel benessere dei cittadini, in sanità, istruzione e ricerca. È inspiegabile e spaventoso che la politica e l’informazione vogliano creare un clima di isteria bellicista convincendo la gente che siamo minacciati o che siamo già in guerra. Di questo clima isterico fanno parte la costruzione di un nemico e la censura strisciante”. Poi un riferimento politico anche al Pd: “Che censure del genere si verifichino in una città democratica come Torino è un motivo più che sufficiente per manifestare davanti al Palazzo di Città, e per chiedere a una giunta formata dal partito che si chiama Democratico di prendere una posizione nei confronti di questo slittamento inquietante verso la morte della democrazia”.

In effetti sulla vicenda il Pd non fiata, né tantomeno scende in piazza. Al sit-in ci sono la sinistra (soprattutto le bandiere di Rifondazione) e il Movimento 5 Stelle, tra gli altri col consigliere regionale Alberto Unia e il capogruppo in Comune Andrea Russi: “Ci siamo messi a disposizione nel caso il Comune non dovesse concedere il palazzetto”, dicono. L’ipotesi dovrebbe essere improbabile (la richiesta è stata fatta dall’Arci), ma se saltasse fuori qualche cavillo ci proverebbero i 5S in Comune e a quel punto sarebbe davvero difficile inventare una buona scusa per il rifiuto.

Forse sarà necessario un crowdfunding per coprire i costi, ma D’Orsi è sicuro: “Sarà la prima tappa di un tour in tutta Italia, un ‘Risorgi Italia’. Soltanto oggi ho ricevuto 12 richieste da diverse città”. Tra gli interventi c’è anche quello di Travaglio: “Mai come adesso vengono chiusi spazi di dibattito a chi smaschera le ipocrisie del pensiero unico. Ci dicono che siamo in guerra e se siamo in guerra vale tutto, anche screditare come filo-putiniano chi denuncia coloro i quali combattono le autocrazie coi loro stessi metodi”. Anche la professoressa Donatella Di Cesare si fa sentire: “L’Europa si sta armando per difendere i cittadini o per difendersi dai cittadini?” Enzo Iacchetti, un altro che avrebbe dovuto partecipare all’evento censurato, manda un saluto video: “Mi vergogno per il teatro Valdocco: siete tornati indietro al tempo del Medioevo. Piano piano ci stanno schiacciando da ogni parte”.

Nel salutare chi è venuto in piazza, D’Orsi ne fa anche una questione personale: “Mi sono sentito avvilito e persino umiliato, perché mi hanno fatto sentire un traditore nella mia città, nella città in cui insegno da 45 anni. Mi hanno trattato da untore della peste putiniana. C’è stato un salto di qualità inquietante. Ma allo stesso tempo la solidarietà che ho ricevuto mi ha fatto tornare la voglia di vivere, e per me vivere significa lottare”. E dunque, appuntamento al Palazzetto. Salvo imprevisti, si intende.

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