STUPRO È OGNI ATTO SESSUALE NON CONSENSUALE da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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STUPRO È OGNI ATTO SESSUALE NON CONSENSUALE da IL FATTO e IL MANIFESTO

Le gaffes di Nordio&Roccella: cari ministri, contro la violenza di genere serve l’educazione sessuo-affettiva. Ecco perché

Celeste Costantino*  22 Novembre 2025

“Anche se oggi l’uomo accetta, e deve accettare, questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio, nel suo codice genetico trova sempre una certa resistenza”. “Nel suo codice genetico”: ha detto proprio così il ministro della Giustizia Carlo Nordio, buttando per aria anni di studi ed esperienze sul fenomeno della violenza maschile sulle donne. Come un cittadino qualunque al bar. La cosa sorprendente è che – anche volendo stare alle sue opinioni e attribuendogli una qualche credibilità – non si capisce come possa giungere a questa conclusione: “È necessaria l’educazione in famiglia, fatta con l’esempio, prima ancora che con le belle parole”. Ma come? Prima afferma una resistenza genetica e poi propone che chi ne è “affetto” debba dare l’esempio ed educare i proprio figli? Ma a quali famiglie si riferisce il ministro?

È naturalmente solo una lettura bizzarra se si tiene conto dei dati, anche di questo governo, secondo cui la violenza sulle donne nasce soprattutto all’interno delle mura domestiche. La violenza sì che non equivale al femminicidio. Vale la pena precisarlo perché in Italia sta passando il principio – sbagliato e fuorviante – di contrastare il femminicidio invece della violenza.

Il numero dei femminicidi è stabile, anno dopo anno. Ma proprio perché siamo di fronte a un atto definitivo, all’uccisione della donna, appartiene a una porzione limitata della popolazione. Ben altre sono invece le dimensioni del fenomeno della violenza che sono ampie e diffuse a ogni latitudine, contesto sociale e ambientale.

Afferma la ministra alle Pari opportunità Eugenia Roccella: “Nei Paesi dove da molti anni l’educazione sessuale è un fatto assodato, per esempio la Svezia – ha precisato la ministra – non c’è correlazione con la diminuzione dei femminicidi: la Svezia ha più violenze e femminicidi di noi”. La ministra Roccella, a differenza di Nordio, sa che questa affermazione è piegata alla difesa ideologica del governo su questo tema. Perché è vero che non ci sono evidenze scientifiche sulla correlazione tra l’educazione sessuo-affettiva e la diminuzione dei femminicidi ma con la violenza sì, eccome. Anche in Svezia dove – solo per fare uno dei tanti esempi possibili – le donne denunciano di più. Il sommerso italiano infatti è proprio frutto della mancanza di consapevolezza da una parte e di accoglienza dall’altra. Se si riconosce il ruolo dei centri antiviolenza non si può non riconoscere il ruolo della prevenzione primaria che deriva dall’educazione sessuo-affettiva. Oltre ai Paesi del Nord Europa, spesso citati proprio per dire che “sono un’altra cosa rispetto a noi”, Paesi come Germania, Francia, Spagna e Inghilterra hanno diminuito in maniera verticale il gender gap: e dove si annida la violenza se non dentro lo squilibrio di potere e gli stereotipi di genere? E, ancora, sono diminuite le gravidanze precoci, si è posticipato il primo rapporto sessuale, è aumentato l’utilizzo del preservativo e di conseguenza la diminuzione di malattie trasmissibili sessualmente. Forse per la ministra Roccella è poco. Per le donne, invece, certamente non lo è.
* Vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila

Stupro è ogni atto sessuale non consensuale

Alessandra Pigliaru  22/11/2025

ANCHE L’ITALIA SI ADEGUA ALLA «CONVENZIONE DI ISTANBUL» La Spagna aveva già modificato il suo Codice penale nel 2022, come altri Paesi europei

Negli ultimi anni la legislazione sulla violenza sessuale ha conosciuto una trasformazione profonda: il concetto di consenso è diventato il perno attraverso cui molti Paesi definiscono oggi il reato di stupro. Anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione: il 19 novembre, tre giorni fa, la Camera ha approvato il primo via libera alla riforma dell’articolo 609-bis, con cui il Codice penale viene allineato alla Convenzione di Istanbul, che in materia di violenza sessuale e stupro (all’articolo 36, punto 2) dispone che «il consenso deve essere dato volontariamente, quale libera manifestazione della volontà della persona, e deve essere valutato tenendo conto della situazione e del contesto». Adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, la Convenzione di Istanbul è entrata in vigore il primo agosto del 2014 (l’Italia l’ha ratificata nel 2013) e chiede, nei suoi principi, di riconoscere come stupro ogni atto sessuale non consensuale, spostando l’attenzione dalla violenza fisica alla libertà della persona.

IL PERCORSO ITALIANO in discussione in queste settimane arriva in un contesto europeo in rapido cambiamento: la Francia, il 23 ottobre 2025, ha votato una riforma che inserisce esplicitamente il consenso nel reato di stupro. La Spagna lo aveva già fatto nel 2022, con la legge nota «Solo sí es sí»; la Svezia nel 2018 – stesso anno della Grecia; la Danimarca nel 2021 e la lista, per fortuna, è più lunga. Molti altri Paesi dal nord al centro Europa si sono adeguati e anche fuori dalla Ue Islanda, Norvegia, Svizzera, Regno Unito e Canada hanno adottato definizioni analoghe.

In relazione al concetto di consenso, nel quadro comparato emergono due modelli: il primo, sintetizzato dal principio «no significa no», considera violenza ogni atto sessuale compiuto contro un rifiuto espresso o riconoscibile: è la strada scelta ad esempio dalla Germania, che dal 2016 punisce gli atti compiuti contro la volontà manifesta della vittima senza necessità di provare resistenza fisica.

Il secondo modello, «sì significa sì», richiede invece un consenso attivo e inequivocabile: la partecipazione deve essere volontaria, e silenzio o immobilità non possono essere interpretati come assenso. È il paradigma adottato da Spagna, Svezia e Danimarca, che sottolineano anche la natura revocabile del consenso in qualsiasi momento.

La spinta verso questo cambiamento non è soltanto giuridica, bensì culturale sostenuta, tra l’altro, da un determinante impegno. Da anni Amnesty International, ad esempio, conduce campagne transnazionali per promuovere una definizione di stupro basata sull’assenza di consenso e superare l’idea della resistenza fisica come criterio probatorio. Le pressioni dell’organizzazione hanno contribuito a far emergere le lacune delle normative tradizionali e hanno sostenuto i movimenti femministi che in molti Paesi hanno chiesto riforme più avanzate.

PARALLELAMENTE, diversi ordinamenti stanno rivedendo l’età del consenso per uniformare la tutela dei minori. Il risultato è un mutamento – di cui vedremo nel tempo le ricadute sociali e culturali – che ridefinisce il significato stesso di violenza sessuale: non più legata alla forza, ma alla libertà di autodeterminazione. Una trasformazione che, nelle sue diverse declinazioni, si fonda sul principio secondo cui solo un «sì» libero, informato e attuale può rendere consensuale un rapporto o atto sessuale.

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