SALA STRAPIENA PER D’ORSI: LA CONTROPIAZZA È UN FLOP da IL FATTO
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SALA STRAPIENA PER D’ORSI: LA CONTROPIAZZA È UN FLOP da IL FATTO

Sala strapiena per D’Orsi: la contro-piazza è un flop

 Lorenzo Giarelli  13 Novembre 2025

Il professore riempie l’evento nel circolo Arci, mentre 82 persone protestano contro i “russofili”: Calenda non c’è, Picierno telefona

Inviato a Torino. A manifestazione quasi finita, nella penombra di piazza Carignano, nel centro di Torino, Alberto si guarda intorno e in silenzio muove le labbra a ritmo della conta: “Uno, due, tre, quattro…”. Poi alza la mano e si fa dare il megafono: “Siamo 82 persone in una città di 900 mila abitanti…”. C’è amarezza, alla piazza “Torino non russa” organizzata in reazione al dibattito “Russofobia. Russofilia. Verità” con lo storico Angelo d’Orsi e il giornalista Vincenzo Lorusso, censurato su iniziativa – tra gli altri – della dem Pina Picierno perché accusato di essere propaganda putiniana.

L’evento alla fine si sposta dal Polo del 900 al Circolo Arci la Poderosa, che inizia a riempirsi già un’ora e mezza prima della conferenza. In quel momento la contro-manifestazione ha già sciolto le righe, con una vena malinconica: le massime autorità politiche in piazza sono l’ex parlamentare radicale Marco Taradash e l’attivista Igor Boni, già presidente dei Radicali Italiani. Picierno concede una tormentata telefonata in diretta da Bruxelles, Carlo Calenda, che subito ha sostenuto la piazza, non è pervenuto né in corpo né in spirito. Persino Cristina Peddis, nella vita segretaria provinciale di Azione, ha fretta: chiede che il suo intervento sia il primo, deve scappare per impegni improrogabili. Fa sapere che “non ci stancheremo mai di difendere libertà e democrazia”. Gli altri 81 annuiscono. Segue un’altra ora di discorsi. Nessun palco, ma tante bandiere, praticamente una a testa: Partito Liberal democratico, Azione, Più Europa, Radicali, Ora, e varie altre sigle della galassia più o meno centrista.

A remare contro il comizio di Picierno c’è l’insidiosa combo del vivavoce a contatto col megafono: “Chi grida alla censura lo fa dai salotti televisivi, questi signori non sono censurati! La libertà non significa fare apologia di regimi criminali, parlare di censura è una stronzata gigantesca. Ripudiamo la propaganda di Putin e dei propagandisti al suo servizio”.

In effetti il concetto di censura appare fin da subito particolarmente variabile. La tesi che passa di intervento in intervento è che d’Orsi non sia stato censurato, ma gli sia stato semplicemente chiesto di cambiare sala e di non parlare in uno spazio finanziato da Comune e Regione.

In fin dei conti però il messaggio è che si meritasse pure di peggio. Lui e tutti quelli come lui. Taradash si scalda in fretta: “L’Italia è quella in cui tutte le sere accanto a una persona ragionevole in un talk show ci deve essere un Santoro, un Di Battista, un Orsini”. Igor Boni ci torna su: “D’Orsi, Travaglio e Orsini, col Falso Quotidiano sono sempre in tv. Ma quale cazzo di censura! Questa è gente che non si sa per quale foraggio che arriva da Mosca sostiene criminali assassini”.

La sensazione è che Calenda si sarebbe trovato benissimo. E infatti qualcuno lo evoca, “ringraziamo Calenda che ha subito rilanciato quest’iniziativa”, ma insomma almeno un messaggino forse se lo aspettavano. Una lettera, un video, un audio Whatsapp, per una manifestazione presentata come l’argine democratico ai propagandisti del regime.

Non hanno tutti i torti: al circolo Arci girano facce pericolose. Alle pareti ci sono i ritratti di Che Guevara, Antonio Gramsci, Fidel Castro, a loro modo russofili ancorché non putiniani (forse). D’Orsi arriva poco prima delle 21, quando ha già fatto sapere che negli ultimi giorni ha subito alcuni attacchi hacker che hanno colpito pure il suo conto Paypal. In sala ci sono almeno 200 persone, ma in molti non riescono a entrare e devono restare fuori. I gestori del circolo raccontano di aver vissuto ore surreali: “Mi ha chiamato un giornalista: ‘Volevo qualche informazione sull’evento dei filorussi’. Un’altra chiamata dalla Svizzera: ‘Mio figlio ha 17 anni, posso fargli il battesimo politico da voi?’”.

Aglio per i vampiri, se i vampiri sono gli 82 di piazza Carignano. Il consigliere comunale Silvio Viale è rassegnato: “Sono l’unico consigliere in piazza oggi”. Vive un momento doloroso: lunedì la Procura ha chiesto di condannarlo a 16 mesi di carcere per violenza sessuale ai danni di alcune sue pazienti (è ginecologo). Cerca conforto tra i combattenti della propaganda del Cremlino, nonostante la conta delle assenze. A un certo punto, senza accorgersi di infierire, una delle promotrici prende la parola, ha un’importante comunicazione per il gruppo: “Avevamo previsto anche un collegamento con Gianni Vernetti (già parlamentare ed editorialista, tra gli altri, di Repubblica e Linkiesta , ndr), ma purtroppo non riusciamo”. Sono attimi in qualche maniera struggenti: Torino non russa, ma la grande difesa democratica rischia l’abbiocco.

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