PIÙ PERICOLOSO DEL CANCRO da DICIOTTOBRUMAIOBLOG e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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PIÙ PERICOLOSO DEL CANCRO da DICIOTTOBRUMAIOBLOG e IL FATTO

Più pericoloso del cancro

Olympe de Gouges  mercoledì 27 maggio 2026

Fa una certa pena vedere un brav’uomo come Bersani in difficoltà dalle più che scontate domande di una Gruber. La verità è che nessuno ha uno straccio d’idea di una società anche solo un poco diversa dall’attuale. Né in Italia, né altrove. Per la verità, Bersani può davvero pensare che basti mettersi d’accordo su “quattro cose”? Non è più tempo di “lenzuolate”, né di centro-sinistra, peraltro diviso e in lite su qualunque cosa. Sono finti, sono sfiniti, sono estinti nell’originaria natura.

C’è una causa sistemica a monte di questa crisi, che si trasferisce nelle più varie peculiarità sociali e nelle sue espressioni politiche. Il capitale si preoccupa esclusivamente di ridurre la quota di lavoro retribuito e di appropriarsi del lavoro non retribuito. È un processo ineluttabile e contraddittorio che sta nella testa di ogni capitalista e alla base del modo di produzione capitalistico (*). Come se ne viene a capo? In nessun modo risolutivo. La presa di potere completamente incontrollata da parte del capitale finanziario è la risposta storica del capitalismo stesso al suo sviluppo e alla sua crisi.

Politicamente, i partiti riformisti ne prendono atto e procedono, più nella labilità dei proponimenti elettorali che nei fatti , in azioni tese a mitigarne alcuni effetti sociali e a guadagnare tempo. Si calcia avanti la lattina finché non passa un camion che schiaccia sia la lattina e sia il calciatore. A ciò sono servite precisamente le politiche “riformistiche”. Il camion è rappresentato dal grande capitale che ritiene finita l’epoca del riformismo e che se ne possa fare a meno.

Questo stallo sostanziale del riformismo, promuove spinte elettorali e politiche di segno contrario. Il fascismo non piove dal cielo. Fatto è, tra l’altro, che non possiamo sapere quale forma specifica assumerà il fascismo nel corso del XXI secolo. Ossia a riguardo della sua integrazione ideologica nella società borghese dell’epoca attuale e di quella nuova che si profila sotto i nostri occhi. Avrà ad ogni modo l’obiettivo principale di garantire e mantenere “condizioni redditizie”.

La questione di come si stia attuando l’infiltrazione fascista nel tessuto sociale è di fondamentale importanza, tuttavia del fascismo possono mutare alcune forme, non la sostanza. Per contro, vedo che restiamo, chi più e chi meno, intrappolati nella descrizione dei fenomeni, quando ciò che invece serve, prima di tutto, è chiarezza sulla sua essenza sociale. Rimaniamo perplessi come un medico che può descrivere nei minimi dettagli i sintomi e la crescita del cancro di un paziente, ma non ha idea della sua effettiva eziologia. Uno sguardo al capitale finanziario odierno dimostra che è palesemente molto più pericoloso di qualsiasi tipo di cancro. Non divora solo i singoli individui. Ha il potenziale per divorare tutti noi.

(*) La spinta allo sviluppo scientifico e tecnologico serve a ridurre la percentuale di lavoro umano nel processo produttivo. Con la riduzione del lavoro umano, la massa del plusvalore estorto può anche aumentare, ma si riduce in rapporto agli investimenti. Pertanto, sulla base di tale tendenza, di tale rapporto tra capitale costante e capitale variabile, si riduce anche il plusvalore per cui i capitalisti competono. Essi cercano di contrastare questa tendenza con un numero sempre maggiore di prodotti e sempre più innovativi. E con una sua sempre più massiccia finanziarizzazione. Ma questo non risolve la crisi del sistema, la sposta nel tempo e l’aggrava, e infine la contraddizione esplode.

L’esempio pacifista che ha trascinato la vittoria a Pistoia

Domenico Gallo  27 Maggio 2026

La conquista del Comune di Pistoia, strappato alla destra dopo nove anni e due amministrazioni a guida Fratelli d’Italia, è un evento che va oltre la mera dimensione locale. La coalizione costruita da e intorno al candidato sindaco Giovanni Capecchi rappresenta un modello esemplare di organizzazione politica e di contenuti valido per l’Italia.

Giovanni Capecchi è un candidato civico, una personalità indipendente che riassume competenza e passione politica democratica. La sua candidatura è nata da una mobilitazione di base di associazioni civiche e di volontariato attive nel mondo cattolico e nella sinistra, di intellettuali, di movimenti di studenti e insegnanti per la pace. Questa mobilitazione è stata accolta con freddezza da alcune forze politiche e il Pd locale gli ha contrapposto una propria candidata sindaca. Le primarie di coalizione, svoltesi il 12 aprile, hanno visto la netta prevalenza di Capecchi, sostenuto dall’entusiasmo di tanti giovani e meno giovani, nel quadro di una forte partecipazione popolare.

Le primarie sono state un momento importante per dinamizzare l’elettorato di centrosinistra in vista del voto; non hanno creato fratture ma hanno rinsaldato la coalizione segnando il definitivo recesso del Pd da quella politica di chiusura a sinistra che nel 2022, anche a Pistoia, aveva impedito il formarsi di una coalizione democratica per battere la destra. Il risultato fu che la candidata sindaco del Pd (di area renziana) nel 2022 ottenne solo 11.107 voti (28,3%), a fronte dei 22.230 voti (54,43%) ottenuti oggi da Capecchi. Non si è trattato di un risultato scontato, la coalizione creata da Capecchi non è stata una semplice sommatoria di offerte politiche differenti ma un’alleanza con un cuore e un’anima.

La candidata sindaco di Fratelli d’Italia, Anna Maria Celesti, sconfitta, ha qualificato come “ideologico” il voto di Pistoia. In un certo senso ha colto nel segno, la destra è stata sconfitta perché la mobilitazione popolare, che ha trainato il voto per Capecchi, è stata animata da una dimensione di senso e da una scelta di valori. Superficialmente i giornali hanno parlato di campo largo o larghissimo, in realtà quella creata da Capecchi è stata un’alleanza costituzionale, fondata su una visione della democrazia e dei rapporti internazionali e sulla valorizzazione dei beni pubblici repubblicani, a cominciare dall’ambiente e dal lavoro.

Il merito di Capecchi è di aver saputo coniugare la capacità di pensare globalmente e di agire localmente. Capecchi ha messo a frutto il suo impegno nella campagna per il No al referendum costituzionale, la sua vicinanza ai movimenti di denuncia del genocidio a Gaza e di solidarietà con la Palestina, che hanno coinvolto un numero crescente di giovani, ed ha fatto capire che la lotta per la pace è interesse specifico di ogni comunità locale.

Per la sua formazione culturale Capecchi sindaco può far svolgere alla città di Pistoia un ruolo trainante nella costruzione del dialogo fra le città, che la politica ha inserito in campi nemici, seguendo il sentiero di Giorgio La Pira, che, come sindaco di Firenze, – in un’epoca di fortissima contrapposizione politica, ideologica e militare fra blocchi contrapposti – fu capace di rompere i muri dell’ostilità e dell’incomprensione e far dialogare le città nemiche nella prospettiva dell’interesse superiore dell’umanità.

Gli strateghi del centrosinistra prendano esempio dall’esperienza di Pistoia. Le elezioni non si vincono al centro, si vincono se si motivano i cittadini al voto, se si offre una visione del futuro che abbia un saldo ancoraggio ai valori di pace, di giustizia sociale, di democrazia e di libertà che la Costituzione ha consegnato al popolo italiano.

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