L’ICE SENZA REGOLE NON SAREBBE PERMESSA DALLA COSTITUZIONE da IL FATTO
L’ICE senza regole non sarebbe permessa dalla Costituzione
di Sottosopra * 31 Gennaio 2026
Ancora una volta, dopo lo scandalo Almasri, il governo non è riuscito nemmeno a produrre una versione unitaria su un caso clamoroso: la presenza degli agenti dell’ICE in Italia in occasione dell’Olimpiade invernale Milano-Cortina. Dopo la rivelazione del Fatto, l’esecutivo ha detto “sì, forse, non so e assolutamente no”, fino a farsi smentire platealmente dalla stessa ambasciata degli Stati Uniti: se sia peggiore la menzogna o l’incompetenza lo lasciamo decidere alla popolazione. Quello che però non possiamo lasciare stare è la domanda sul perché: l’ICE nasce dopo l’11 settembre con il mandato di far rispettare le leggi federali sull’immigrazione e su alcune forme di criminalità transnazionale, per esempio il narcotraffico tra Centro America e Stati Uniti, e non si capisce dunque cosa debba fare in Italia. Quali operazioni? Quale sicurezza dovrebbe offrire?
Non abbiamo certo bisogno di ricordare che l’Italia ha attraversato gli anni del terrorismo e delle guerre di mafia, formando alcune delle squadre di analisi, indagine e operative più qualificate al mondo. E senza alcun dubbio più qualificate di centinaia di violenti, suprematisti bianchi e spiantati che, senza addestramento e con immunità assoluta, a viso coperto e grilletto facile, da mesi terrorizzano le città nordamericane con violenza smodata e autocompiaciuta, fino a compiere nell’arco di 20 giorni due esecuzioni plateali contro due persone assolutamente inoffensive. Ironia della sorte, con cittadinanza americana. La venuta di questi uomini a “protezione di Vance e Rubio” (Attilio Fontana dixit) rompe oltretutto una consuetudine: sono gli abilissimi agenti dei servizi di Washington a proteggere le alte cariche in missione. La presenza dell’Ice in Italia ha quindi un’unica ragione: il tentativo di validare e legittimare queste squadracce – altro nome non può esserci – agli occhi del mondo. Sono infatti, le squadracce, l’esempio più evidente (non l’unico né il più importante) del progressivo utilizzo dello Stato da parte del presidente Trump e del manipolo di uomini di cui si circonda per fini esclusivamente personali. Fini talmente indifferenti alla ragion di Stato che non importano le effettive capacità e competenze di chi li agisce: conta solo la fedeltà al capo e ai suoi ordini. Questo è facilitato – come è stato ricordato nella tre giorni di Democrazia alla prova, organizzata dal ForumDD e dal Palazzo Ducale di Genova – dall’ambiguità della Costituzione Usa, anziana e forse inadatta ai tempi: si presta, infatti, a sostenere che uomini e donne della burocrazia debbano lealtà all’esecutivo, anzi al presidente. Pericolo che non corre invece quella italiana, cogliendo il punto con tale attenzione da dedicargli l’articolo 98: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”. Lo ha ricordato d’altronde qualche mese fa il presidente Sergio Mattarella, in un memorabile discorso ai prefetti, che è anche, di nuovo, un imprescindibile richiamo a quanto sia preziosa la nostra Carta, inarrivabile condensato di visione, giustizia sociale ed equilibrio nella distribuzione del potere e dei poteri. Grazie alla Costituzione, lo Stato italiano non può essere infiltrato.
Nell’orrore che prende tutti, di destra e di sinistra, la degenerazione drammaticamente violenta dell’impero statunitense deve ricordarci dunque quanto sia prezioso il nostro dettato costituzionale, e quanto sia importante difenderlo. Costituisce oggi argine alto all’autoritarismo che avanza ovunque, a partire da Washington, e che angoscia persino quelle cittadine e quei cittadini che nell’America nonostante tutto volevano e vorrebbero ancora vedere un sogno. Ai ripetuti inviti al patriottismo che arrivano dal governo bisogna quindi aderire: ma il patriottismo a cui rifarsi, per aggiustare la nostra scassata democrazia, è quello della Costituzione, e della fedeltà alla Nazione.
* Forum Disuguaglianze e Diversità
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