SCIOPERO GENERALE, ANCHE GLI STUDENTI SI UNISCONO AI CORTEI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SCIOPERO GENERALE, ANCHE GLI STUDENTI SI UNISCONO AI CORTEI da IL MANIFESTO


Sciopero generale, anche gli studenti si uniscono ai cortei

Michele Gambirasi  30/10/2026

Prova a prenderli Oltre cinquanta piazze in Italia. L’Usb: «Contestiamo il riarmo e il carovita». Dopo le scuole, occupate anche le università

È il giorno dello sciopero generale proclamato dall’Usb e dagli altri sindacati di base contro l’economia di guerra e il carovita. E con il passare dei giorni, e le piazze degli ultimi weekend, la protesta è montata sino a farsi generalizzata, agganciando le mobilitazioni studentesche che sono riprese.

Come un anno fa, in occasione dello sciopero generale per Gaza, l’agitazione è partita dai porti: la prima convocazione è arrivata dai lavoratori che hanno lanciato un appello globale per fermare il transito di armi negli scali marittimi. In Italia a fermarsi saranno tutti i principali porti, tra cui Genova, Livorno, Trieste, Ancona, Gioia Tauro, Ravenna. Ma la protesta coinvolge 113 porti in 22 paesi, dal’Australia agli Usa. Insieme si mobiliteranno oltre 50 piazze in tutta Italia, e la pervasività dei cortei è indicata dai tanti preconcentramenti convocati nelle principali città.

NELLA CAPITALE sono sette i cortei che raggiungeranno piazza dei Cinquecento, per poi muoversi insieme verso il Colosseo, passando davanti al ministero dell’Agricoltura. Uno degli spezzoni partirà dalla Sapienza, dove da mercoledì sera gli studenti di Cambiare Rotta hanno occupato la facoltà di Lettere, mentre dal vicino quartiere universitario di San Lorenzo si muoveranno altre componenti studentesche. «In Europa sta montando un movimento», dice uno studente nel corso dell’assemblea nella facoltà occupata, «e i governi rispondono con la polizia, che in Francia ha fatto due morti».

L’istanza principale dello sciopero riguarderà il carovita: «Sono al primo anno, vengo dalla provincia e da quando ero a scuola mi ero rassegnato al fatto che non mi sarei mai potuto permettere una stanza a Roma. Ora con il costo della benzina alle stelle è faticoso anche venire in auto: quand’è che abbiamo normalizzato la precarietà?», è la domanda che riecheggia.

ANCHE A MILANO gli universitari si sono uniti alle piazze sindacali e sono state occupate sia un’aula della Bicocca che la Statale. Da lì raggiungeranno la partenza del corteo davanti alla stazione Centrale, mentre un altro preconcentramento è stato convocato dagli spazi sociali e dai collettivi studenteschi in zona Città Studi. La manifestazione milanese punterà dritto sulla tangenziale, come fu nelle manifestazioni per Gaza: «Sarà una grande manifestazione pacifica, non ci faremo intimidire. Milano è diventata una città vetrina, quasi un prodotto finanziario inaccessibile per chiunque abbia uno stipendio», ha detto ieri Pietro Cusimano dell’Usb in conferenza stampa davanti alla Statale occupata.

GLI ATENEI sono stati occupati anche a Napoli e a Torino. Qui per la prima volta gli studenti sono entrati nel Campus Einaudi, dove ieri il Fuan, gruppo universitario legato a FdI, ha inscenato un sit in di qualche decina di persone chiedendo le dimissioni della rettrice. I pochi studenti di destra sono stati respinti dai collettivi che hanno ironizzato: «Il sit in a favore del carovita e del riarmo».

IL SINDACATO di base intanto ieri ha proseguito il braccio di ferro con il ministero dei Trasporti. Mercoledì Salvini ha deciso di precettare lo sciopero del trasporto pubblico (motivazione ufficiale: la vicinanza con la festività dei morti), e anche ieri il ministero ha insistito: «La circolazione dei treni sarà garantita e la precettazione di Salvini permetterà a milioni di lavoratori e viaggiatori di spostarsi». Il leghista è tornato anche sulla proposta di una cauzione per gli organizzatori di manifestazioni: «Una priorità». Contrario però è anche il resto del governo.

SULLA PRECETTAZIONE Usb ha tenuto il punto: «Confermiamo lo sciopero e riteniamo illegittima l’ordinanza, accollandosi l’eventuale sanzione per il sindacato e i suoi delegati e informando i lavoratori e le lavoratrici del settore delle pesanti sanzioni individuali cui potrebbero andare incontro» ha scritto il settore trasporti del sindacato. Sostegno è arrivato anche da Rifondazione comunista: «Si colpisce una categoria che sia nel lavoro quotidiano sia grazie alle lotte garantisce la sicurezza del trasporto pubblico continuamente messo in difficoltà dai tagli delle leggi di bilancio».

IN FORME DIVERSE parteciperanno anche le opposizioni parlamentari, pure in parte contestate in altre mobilitazioni del sindacato. Avs fa sapere che sarà in piazza per «uno sciopero che acquista forza sull’onda della rivolta generazionale che sta attraversando l’Italia». Ci saranno anche alcuni deputati dem insieme ai Giovani democratici. E pure i 5S, tra cui la vicepresidente del Chiara Appendino, hanno confermato la presenza.

Come fare a pezzi il ceto medio: salari stangati, flat tax iniqua

Roberto Ciccarelli  30/10/2026

Sforo italico Manovra: all’esame di Bruxelles il regalo fiscale ai professionisti fino a 100 mila euro. Scontro sui bonus alla sanità. E i nuovi fondi «sono solo sulla carta»

Un professionista con un reddito lordo da 100 mila euro arriva a pagare, nel 2027, appena 8.658 euro di Irpef, mentre un lavoratore dipendente che ne guadagna 51 mila – ovvero la metà- si trova sul groppone una pressione fiscale da 14.030 euro. È l’immagine di una fiscalità ribaltata, in cui chi guadagna di più versa un’imposta quasi doppia rispetto a chi fatica ad arrivare alla fine del mese. L’analisi puntuale della Cgil ha delineato ieri il significato politico dell’ultima legge di bilancio varata dal governo Meloni: l’estensione della «flat tax» e l’abbattimento selettivo del prelievo consentiranno a una partita Iva affluente di risparmiare circa 10 mila euro all’anno e lascerà a un lavoratore dipendente le briciole di un taglio da 100 euro. A questo si aggiungerà la beffa delle addizionali locali da cui i lavoratori autonomi saranno esentati, mentre i dipendenti continueranno a versare in media 1.428 euro per sostenere i servizi pubblici locali.

IL GOVERNO PROSPETTA di spendere 1,3 miliardi di euro per fare un regalo solo a una categoria di lavoratori autonomi. Di nascosto riprenderà 4,5 miliardi di euro dai salari e dalle pensioni di tutti gli altri, tramite il folle meccanismo del «drenaggio fiscale» (fiscal drag) ripartito alla grande grazie all’aumento dei prezzi causati dalla guerra di Trump contro l’Iran.

DUE MOSSE che traducono più di altre l’ispirazione ideologica del governo. Sta usando la crisi del caro-energia, e le regole che ha sottoscritto quando ha firmato il nuovo patto di austerità europeo, per fare a pezzi il cosiddetto «ceto medio». Lo stesso che, a parole, intende difendere quando annuncia il taglio dell’Irpef, ma solo per i redditi tra i 50 e i 55 mila euro. In realtà sta approfondendo il solco tra una componente impoverita e un frazione “affluente” composta da professionisti e piccoli imprenditori. Questa non è solo una delle cambiali elettorali più pesanti pagate a Salvini e alla Lega, ma un progetto sociale e politico.

MA NON TUTTO può andare liscio. Thomas Regnier, il portavoce della Commissione Europea, ieri ha confermato che si sta esaminando la norma sulle partite Iva e ha detto che dovremo aspettare «sicuramente qualche sviluppo» in occasione della presentazione del pacchetto d’autunno del Semestre europeo il prossimo 24 novembre. Se la norma fosse bocciata, o pesantemente riscritta, emergerebbe un altro aspetto del progetto della destra: aumentare una costante dello sbrindellato fisco italiano, cioè la moltiplicazione dei regimi a imposta sostitutiva che ha sgretolato la base imponibile dell’Irpef, ha depresso l’uguaglianza distributiva e ha penalizzato persino la crescita delle imprese. Questa tendenza non è nuova ed è stata accelerata da quattro anni di melonismo. Oggi il peso dell’erario grava di più sui lavoratori dipendenti a reddito medio-basso e sui pensionati e premia la borghesia superiore, per non parlare dei grandi patrimoni che, in proporzione, finiscono per contribuire assai meno di chi subisce il prelievo automatico in busta paga.

LA PRESIDENTE del consiglio Meloni ha tenuto a negare che la sua manovra sia composta in gran parte da una pioggerellina di bonus. Ciò non ha impedito di fare un calcolo più accurato delle mancette negate. Su 26 miliardi di manovra, ben sei andrebbero a finanziare misure «una tantum», o temporanee, destinate a esaurire i propri effetti in un solo anno. La manovra assegnerà appena 100 euro all’anno per i neonati e un bonus di 300 euro agli over 75. Ai giovani concederà un taglio delle tasse «per un solo anno sugli aumenti salariali, lasciati alla discrezionalità del datore di lavoro» ha osservato Maria Cecilia Guerra (Pd). Sulla sanità privata saranno dirottati 1,6 miliardi pubblici. Soldi che avrebbero potuto essere impiegati per ridurre le liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico.

IL FONDO SANITARIO nazionale sarà aumentato di 3,4 miliardi di euro, ai quali si sommano ulteriori 1,6 miliardi destinati al nuovo voucher per gli over-75. A parte sommare le pere con le mele, per i sindacati medici queste cifre sono «solo sulla carta». La spesa sanitaria resta ferma al 6,3% del Pil, senza contare il fatto che manca un piano di potenziamento dell’assistenza territoriale. In compenso al riarmo andranno 14 miliardi di euro autorizzati dalla Commissione Ue. è il costo dell’economia di guerra verso la quale, silenziosamente, il governo Meloni sta traghettando il paese.

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