TRUFFE: DALLA LEGGE ELETTORALE ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
20064
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-20064,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

TRUFFE: DALLA LEGGE ELETTORALE ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA” da IL FATTO

Lep, Calderoli e Cassese aggirano la Corte

Paolo Frosina  22 Maggio 2025

La ‘nuova’ delega al governo ricalca il rapporto (abusivo) del giurista

Prendi un malloppo di 288 pagine pubblicato da un organo delegittimato, sulla base di una legge dichiarata incostituzionale. E usalo, con abbondante copia-incolla, per fingere di riscrivere quella stessa legge secondo le direttive della Corte costituzionale. Ecco il trucco con cui Roberto Calderoli ha rimesso in moto il treno dell’autonomia differenziata: aggirando la bocciatura senza appello della Consulta, il ministro leghista ha di fatto salvato la sua legge delega sui Lep, i livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale. E per farlo ha usato il lavoro (abusivo) del Comitato di nomina governativa presieduto dall’ex ministro Sabino Cassese, il giurista più amato dalla politica, vero ghostwriter della “nuova” delega approvata lunedì in Consiglio dei ministri.

Un passo indietro. Nella sentenza che ha svuotato la legge Calderoli, i giudici costituzionali annullavano la delega perché “priva di idonei criteri direttivi”, cioè in pratica un assegno in bianco concesso al governo a danno del Parlamento. E ordinavano di scriverne una nuova. Nonostante ciò il Comitato Cassese, che doveva svolgere un’istruttoria sui Lep in base alla delega bocciata, ha continuato a operare come nulla fosse grazie a una norma ad hoc nel decreto Milleproroghe: e a dicembre ha pubblicato un corposo rapporto finale, criticato per un chiaro sbilanciamento a favore delle istanze nordiste. Ora quel documento, con un gioco di prestigio, diventa l’architrave del nuovo disegno di legge approvato in Cdm: tra i “principi e criteri generali di delega”, infatti, si legge che il governo dovrà “avvalersi del lavoro istruttorio già compiuto” dall’organo. Non solo: negli articoli successivi, sotto forma di “criteri specifici” di delega, si trovano già pronti gli elenchi delle future prestazioni Lep, fortemente “ispirati” alle conclusioni del rapporto Cassese. Prendiamo ad esempio i 15 Lep individuati dal C omitato nella materia “Tutela e sicurezza del lavoro”: la lista è ricopiata pari pari nel ddl, dal punto a), “Attività finalizzate all’accoglienza e alla prima informazione…”, al punto o), “Supporto all’autoimpiego…”. Idem per i quattro Lep sull’edilizia scolastica: uguali dal primo (“Criteri e parametri per assicurare lo sviluppo qualitativo degli edifici…”) all’ultimo (“Criteri e modalità per la trasparenza e la conoscibilità dei dati…”).

Viste le premesse, quindi, si può immaginare che il verbo di Cassese verrà seguito anche per stabilire quali sono i livelli minimi da garantire, e soprattutto come finanziarli: secondo il Rapporto, infatti, non basta moltiplicare il costo della prestazione per il numero di abitanti, ma bisogna tener conto di alcune “variabili di contesto”, suggerite dallo stesso Comitato e legate alle “caratteristiche dei diversi territori”. E a decidere sui finanziamenti sarà la Commissione tecnica fabbisogni, organo governativo di nomina politica. Una scelta contestata da moltissimi studiosi, tra cui un membro “ribelle” dello stesso Comitato, Vincenzo Tondi della Mura, ordinario di Diritto costituzionale all’Università del Salento. Che sulla “nuova” delega dà un giudizio durissimo: “A sorprendere”, ha scritto in un commento, “è l’ostinata riproposizione di un impianto sordo alle ragioni di costituzionalità rimarcate dalla Consulta, che si dimostra ancora una volta sia pervicacemente distante dalla centralità del Parlamento, sia accanitamente prossimo alla lettura liberista avanzata dal Comitato”.

Truffe elettorali: storia del premio di maggioranza

Silvia Truzzi  22 Maggio 2025

Si torna a parlare di leggi elettorali. Un po’ perché le Regioni del Nord scalpitano (dal Trentino al Friuli, passando per il Veneto dell’ingordo Zaia, che di mandati ne ha già fatti tre) un po’ perché Forza Italia, che nei sondaggi non si schioda dal suo 8-9 per cento, discute della norma con cui andremo a votare nel 2027: che volete, ogni cinque anni si ripresenta questa seccatura che ancora non si è trovato il modo di abolire. E dunque si cerca di aggiustarla con trucchetti di varia natura definiti “meccanismi di ingegneria elettorale” per farceli digerire. In Italia esercita sui partiti un fascino irresistibile il premio di maggioranza, ovvero l’artificio con cui si fabbrica una maggioranza parlamentare in modo da consentire la formazione di un governo che ne sia espressione, in nome della “governabilità”. Principio tenuto in gran conto da leader politici e osservatori al loro seguito e che sembra contare più di qualunque altro, perfino più di quello di rappresentanza; e di cui tuttavia non c’è traccia nella Costituzione (la Consulta ne ha parlato in termini di obiettivo “legittimo”). Nella legge elettorale lo scopo di fare il governo è indiretto, il fine è l’elezione del Parlamento, delegittimato da governi di ogni colore che dalla Bicamerale in poi hanno cercato di far passare l’idea che sia l’organo che ostacola l’efficienza del governo. Siccome le Camere non contano più un tubo, stanno “esecutivizzando” le leggi elettorali. E allora ecco che si torna a parlare di premio di maggioranza al 55 per cento, probabilmente con una soglia al 40% dei voti ottenuti. Sarà un caso che la proposta di Tajani ricalchi perfettamente la prima bozza del premierato meloniano che intendeva “costituzionalizzare” così la legge elettorale con soglia per accedere al premio? Naturalmente no, anche se il testo attuale della “madre di tutte le riforme” prevede solo il premio al 55 per cento, rimandando il nodo dell’eventuale soglia alla legge ordinaria. È un modo di legittimare (anzi: blindare) quello che la Corte aveva bocciato con la sentenza sul Porcellum e togliersi il problema di eventuali pronunce della Consulta.

Siamo sul Titanic e i partiti suonano (o ascoltano fischiettando) l’orchestrina: domenica al ballottaggio a Bolzano ha votato il 42 per cento degli aventi diritto. Molti i problemi cronici che hanno portato a questa situazione: l’offerta politica sempre più scadente, la convinzione sempre più diffusa dell’impossibilità di un cambiamento, non da ultimo sistemi elettorali astrusi e truffaldini. Molte leggi elettorali con il premio di maggioranza sono state ribattezzate con soprannomi che alludono alla circonvenzione del corpo elettorale. La legge francese del 1951 – con premio nelle circoscrizioni – fu ribattezzata “loi scélérate”; lo scimmiottamento italiano del 1953 – due terzi dei seggi a chi avesse raggiunto almeno il 50 per cento – “legge truffa”; la legge Calderoli del 2006 – premio alla coalizione con più voti per assegnare 340 seggi alla Camera e il 55 per cento dei seggi al Senato – ribattezzata dal suo stesso estensore “Porcellum”. La legge Acerbo (1923) prevedeva un premio pari ai due terzi dei seggi al partito più votato che avesse raggiunto il 25 per cento dei seggi. In effetti non ebbe soprannomi – il Duce non l’avrebbe presa benissimo – ma diciamo che fu l’ultima prima dell’abolizione delle elezioni. Questo breve excursus dovrebbe bastare da solo. Se si rafforza, come sta succedendo, l’idea che quello della legge elettorale sia un gioco tra partiti, sempre più elettori, sentendosi esclusi, si rifugeranno nell’astensione. I correttivi che vanno proposti sono l’opposto delle ultime ricette: ritorno alle preferenze, stop alle pluri-candidature, vincolo dei rappresentanti con il territorio. E, noi crediamo, ritorno a un sistema proporzionale senza trucchi che lo trasformino in maggioritario, in linea con la Costituzione. Praticamente eversivo.

E

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.