IL GOVERNO INERTE E IL RICAMBIO CHE MANCA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL GOVERNO INERTE E IL RICAMBIO CHE MANCA da IL MANIFESTO e IL FATTO

Il governo inerte e il ricambio che manca

Filippo Belloc  30/05/2026

Economia Da Meloni l’ennesimo racconto trionfale. Ma ciò che il governo racconta come un proprio successo è in realtà il risultato della sua inerzia

Il governo continua a raccontare un’Italia che non c’è. Rivendica presunti record occupazionali, ma l’ultimo aggiornamento diffuso dall’Istat mostra un’altra realtà: quella di un Paese che invecchia, perde occupazione nelle generazioni più giovani e non riesce a costruire le condizioni per il proprio ricambio produttivo e sociale.

Giorgia Meloni costruisce l’ennesimo racconto trionfale sullo stato dell’economia italiana affermando che nell’ultimo anno ci sono 269mila occupati in più. Ma questo dato non riflette una crescita diffusa dell’occupazione. Al contrario, l’aumento è interamente concentrato nelle classi di età più anziane. I dati Istat mostrano che il saldo positivo su base annua registrato ad aprile è concentrato tra gli over 50 (+ 94 mila unità tra gli over 65), mentre tra gli under 50 gli occupati diminuiscono di circa 150mila unità.

Non siamo dunque di fronte a un mercato del lavoro che si espande grazie alle politiche del governo. Stiamo osservando gli effetti di una trasformazione demografica che procede da anni e che sta modificando la composizione stessa della forza lavoro. La popolazione invecchia e con essa invecchiano gli occupati. Ciò che il governo racconta come un proprio successo è in realtà il risultato della sua inerzia.
Il quadro diventa ancora più preoccupante guardando agli inattivi. Nella fascia tra i 25 e i 34 anni, cioè tra coloro che hanno generalmente concluso gli studi e dovrebbero entrare nel mercato del lavoro, gli inattivi aumentano di 52mila unità rispetto a un anno fa. Non solo il lavoro in Italia invecchia: viene meno il ricambio generazionale.

Ma le difficoltà non si fermano al mercato del lavoro. L’aggiornamento Istat certifica un intero sistema economico in rallentamento. Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto diminuisce dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. È un segnale coerente con le difficoltà che da tempo attraversano la manifattura italiana e con il progressivo indebolimento della base produttiva del paese.

Anche il commercio estero manda segnali negativi. Ad aprile le esportazioni verso i paesi extra Ue registrano una diminuzione congiunturale del 2,8%. A pesare sono soprattutto le minori esportazioni di beni strumentali (-6,4%), beni intermedi (-2,5%) e beni di consumo non durevoli (-2,4%). È vero che il contesto internazionale è drammaticamente teso, ma proprio per questo risulta ancora più evidente l’assenza di una politica industriale capace di rafforzare l’autonomia produttiva nazionale.

Contemporaneamente aumentano le importazioni (+1,3%), trainate soprattutto dagli acquisti di energia (+25,3%). È un dato che anticipa problemi ben noti. Quando cresce la dipendenza energetica dall’estero, cresce anche la vulnerabilità dell’intero sistema economico agli shock.

Non sorprende quindi che l’inflazione torni ad accelerare. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a maggio l’indice dei prezzi al consumo aumenta dello 0,4% su base mensile e del 3,2% su base annua, in netto aumento rispetto al 2,7% registrato appena un mese prima. La spinta arriva soprattutto dai beni energetici: a maggio i prezzi dei beni energetici segnano +12,6% su base annua, a fronte di +9,2% ad aprile. L’impennata è molto preoccupante perché si propagherà velocemente al resto dell’economia.

È lo stesso rischio richiamato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle Considerazioni finali presentate in occasione della Relazione annuale di ieri: l’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6%, se non contrastata.

Quando l’aumento dei costi energetici si trasferisce lungo le filiere produttive, l’effetto non colpisce soltanto le bollette ma investe consumi, produzione e potere d’acquisto delle famiglie.
Messa insieme, questa non è la fotografia di un’economia in salute. Siamo purtroppo abituati a una presidente del Consiglio che si autocelebra. Ma i dati smentiscono il governo in modo inequivocabile. E raccontare una realtà distorta non fa che rendere ogni giorno più difficile il cambio di rotta di cui il paese avrebbe bisogno.

Riarmo, la retromarcia del governo Meloni in cerca di consensi

Tommaso Rodano  30 Maggio 2026

Ammainato il dogma delle spese militari indispensabili

Colpo di scena: il dogma del riarmo a ogni costo – “produttivo”, inevitabile, bellissimo – scricchiola sotto il peso della realtà. Dopo anni passati a marchiare come imbelli e “pacifinti” chiunque sostenesse che il denaro pubblico potesse servire a curare i vivi anziché a comprare armi, ora il governo ci ripensa. Ha dubbi, litiga, si divide. È proprio in questo momento di amnesie tattiche che torna utile la memoria: ecco un breve catalogo di profeti del riarmo della destra italiana (e dei suoi giornalisti più o meno organici).

Braveheart. “La libertà ha un costo e quel costo, per uno Stato, è la capacità di difendersi e l’affidabilità nel quadro delle alleanze di cui fa parte”. Giorgia Meloni, 25 ottobre 2022

Aridaje. “Sì, la libertà ha un costo, la sovranità ha un costo e non credete a chi vi dice che tutto può esservi concesso gratuitamente”. Giorgia Meloni, 19 marzo 2024

Amen. “Bisogna dire sì a Safe. Le spese militari sono assolutamente indispensabili. Cito il Vangelo: dai frutti lo riconosceremo. Parlo più con Giorgetti che con mia moglie”. Guido Crosetto, 20 maggio 2026

I bambini vengano a lui. “La Costituzione non consente un referendum sulle spese militari. Mica perché è cattiva: se ci fosse un referendum sull’abolizione delle tasse, come finirebbe? Pure io voterei per l’abolizione. Sulla Difesa è uguale: non c’è bisogno di fare un sondaggio su cosa preferirebbero i cittadini tra l’aumento delle pensioni o l’acquisto di pistole coi soldi dello Stato. Direbbero tutti di aumentare le pensioni, grazie. Noi siamo buoni, siamo contro la guerra, ma se ci sono i cattivi… Che facciamo coi bambini, li lasciamo morire?” Maurizio Gasparri, 16 maggio 2026

Tema esistenziale. “(Bisogna) intraprendere adesso un’iniziativa che ci renda davvero leader di una nuova Europa (…): provare a costruire una coalizione di Stati per la difesa europea e il debito comune nelle spese militari, che sono oggi il tema esistenziale per la Ue”. Antonio Polito, Corriere della Sera, 17 dicembre 2024

Trump, mangia tranquillo. “Sono un forte sostenitore della Nato e l’ultimo incontro è stato un successo per tutti. Naturalmente è corretto l’aumento delle spese della difesa al 5% del Pil, per spendere di più per la nostra sicurezza. L’Italia è pronta ed è impegnata totalmente su questo: dobbiamo lavorare insieme per la pace e la stabilità nel mondo” Antonio Tajani, 15 luglio 2025

Beceri e perversi. “I peggiori sono quelli che in preda al solito populismo becero dicono che le spese della difesa sono sottratte a quelle sociali (…). Un populismo perverso da cui non è immune neppure una parte della maggioranza (…) In un mondo impazzito, la capacità di persuasione è direttamente proporzionale alla capacità militare”. Augusto Minzolini, Il Giornale, 15 giugno 2025

Ce lo chiede il sistema paese. “Investire sulla sicurezza non deve essere considerato come un costo, ma come una forma di investimento, perché se noi investiamo nella sicurezza, investiamo sullo sviluppo del nostro sistema Paese”. Licia Ronzulli, 22 febbraio 2023

Ce lo chiede l’economia. “Ogni euro investito nella difesa genera circa 2 euro di valore aggiunto”. Guido Crosetto, 7 novembre 2024

Il bonsai. “È un buon inizio il successo di Safe, la linea di credito dell’Ue da 150 miliardi di euro per investimenti nella difesa di gruppi di almeno due Paesi. Ma è solo un bonsai”. Paolo Valentino, Corriere della Sera, 4 dicembre 2025

Memento mori. “La grande epoca di cambiamento che stiamo attraversando si concretizza nella guerra, nello scontro, nel fuoco. Potrebbe essere diversamente? Evidentemente no”. Michele Silenzi, Il Foglio, 11 luglio 2025

Grossolani. “Lascio volentieri ad altri, in quest’aula e fuori, questa grossolana semplificazione, secondo cui aumentare la spesa in sicurezza equivale a tagliare i servizi: la scuola, l’infrastruttura, la sanità o il welfare”. Giorgia Meloni, 18 marzo 2025

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