I PROGRESSISTI SIANO NETTI SU CHI FINANZIA LA GUERRA da IL FATTO e ANTIDIPLOMATICO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
24072
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-24072,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

I PROGRESSISTI SIANO NETTI SU CHI FINANZIA LA GUERRA da IL FATTO e ANTIDIPLOMATICO

  • I progressisti siano netti su chi fomenta la guerra
  •  
  • Elena Basile  5 Giugno 2026
  • Il ministro degli Esteri della Lituania, Kestutis Budrys, ha riassunto in un’intervista sul giornale svizzero Neue Zürcher Zeitung le posizioni che potrebbero essere comuni a scandinavi e baltici ed esercitare forte attrazione sui polacchi e sulla stessa Germania. Ha sottolineato come la Nato dovrebbe radere al suolo la base di Kaliningrad di difesa aerea e militare russa e l’Ucraina essere ammessa nell’Europa della Difesa europea in versione anti-russa e come primo passo per l’ingresso nella Nato. Ha inoltre plaudito al riarmo della Germania che deve assumere la leadership dell’Europa nella guerra contro Mosca e ha assicurato che l’articolo 5 Nato esiste. Washington sarà in guerra insieme all’Europa.
  • Non si tratta di posizioni isolate. L’Alta rappresentante per la politica estera europea, Kaja Kallas, e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, potrebbero farle proprie. Sembra che ormai la decisione di entrare in guerra sia stata presa. Gli elettori progressisti dei socialisti europei, e in Italia del Campo largo, sono accecati dall’odio verso Mosca. Parteggiano per l’Ucraina come se si trattasse di una partita di calcio. Sarebbero disposti a far saltare il pianeta in aria purché il killer non l’abbia vinta. In fondo dietro lo slogan della Schlein “la pace giusta” si nasconde poco altro. L’opposizione alla destra meloniana, guerrafondaia e filoisraeliana, in questa drammatica situazione balbetta che dobbiamo continuare a inviare le armi in Ucraina (ovviamente non per la guerra ma per la pace), corre negli Usa a incontrare Obama (graditissimo intellettuale di bell’aspetto), quasi fosse l’icona di una sinistra internazionale, che si è tuttavia macchiato di violazioni del diritto internazionale (Siria, Libia, esecuzioni extragiudiziarie con droni, punizioni collettive contro i palestinesi) e non si distingue, se non per la forma, dall’ondivago presidente attuale. Elly Schlein sembra affermare infine che Netanyahu sbaglia, ma si guarda bene dal chiedere immediate sanzioni a Israele e criticare nettamente il progetto di Grande Israele sponsorizzato dalla lobby e dalla maggioranza della cittadinanza israeliana. Siamo a un passo dal conflitto nucleare e questa opposizione sembrerebbe non adeguata. Il bacino elettorale del Pd può fare la differenza nella costruzione di un’alternativa alle destre trumpiane e alla politica della guerra. Per questo, con tutta la simpatia che ho per la Schlein, mi succede di criticare il Pd ancora di più di quanto faccia con le destre trumpiane. Se combattiamo la manipolazione mediatica e politica dell’opinione pubblica progressista, del ceto medio irretito dalla retorica dei talk show, possiamo sperare nella costruzione di un’istanza politica in grado di dare voce alla Generazione Z, al non voto, al dissenso contro le guerre.
  • Vogliamo parole nette contro le strategie neoconservatrici statunitensi di scontro con la Russia, Gaza, il Libano, l’Iran, per un’Europa non liberista e non asservita alla Nato, in grado di dialogare con i Brics e perseguire gli interessi dei popoli europei, lo Stato sociale e i beni comuni. Se non torniamo in Europa allo Stato, al settore pubblico, alla politica non asservita agli oligarchi (fondi, lobby), dovremo rinunciare ai nostri diritti elementari. La società della sorveglianza in un’economia di guerra elimina i media come quarto potere, riesce ad asservire il pensiero con una propaganda capillare che permea tutti i settori, dalla diplomazia alla cultura.
  • E così i figli di quel 90% della popolazione che include gli elettori inconsapevoli delle destre trumpiane come dei socialisti europei, si ritrovano precari e futuri soldati di una guerra di cui non hanno capito nulla. Penseranno di sacrificarsi per i “valori” europei. Nelle scuole come nelle università penetra con il beneplacito dei baroni del pensiero la retorica militarista. In Europa trionfano le mostre delle armi, carri armati, missili, droni, persino uniformi militari vestite da leggiadre donzelle. Due droni russi deviati dagli ucraini, cadono in Romania e la classe politica tuona e prepara nuove sanzioni a Mosca. La frontiera orientale diviene sempre più armata. Tutti si affrettano a promettere a Zelensky (per il suo riuscito colpo, la deviazione dei droni in Romania) nuovi finanziamenti. Si tratta di un delirio inarrestabile che non salva neanche il 2 Giugno.
  • La festa della Repubblica è profanata con l’esibizione della forza militare in contrasto con la nostra Costituzione e l’articolo 11 che sancisce il ripudio della guerra. Intellettuali e artisti sono elogiati perché si allineano alla retorica del potere, sono confusi, non condannano i carnefici, il genocidio di Gaza, non esprimono opinioni e non vengono così ostacolati dalle potenti lobby che decidono ormai il destino delle loro opere. Il pensiero orwelliano, che trasforma la codardia in coraggio come la guerra nella pace, trionfa.
  •  

In Ucraina o nel Baltico: UE e NATO vogliono la guerra alla Russia


 Fabrizio Poggi  04/06/2026  

Gli hanno dato 90 miliardi di euro e pretendono risultati. E che i risultati siano spettacolari, così da poterci tinteggiare le prime pagine dei giornali. Per il resto, coi droni che colpiscono autobus della linea Moskva-Simpferopol sterminando sette persone, o puntino su obiettivi cittadini a Simferopol ammazzando altri tre civili, lì i nazigolpisti di Kiev hanno campo libero: l’importante è che stiano agli ordini quando si tratta di puntare su bersagli che fanno scena e mostrano al pubblico che la Russia è ormai allo stremo, che «la favola dell’operazione Speciale si svela solo una grande illusione», come certifica la signora Anna Zafesova su La Stampa. 

Avanti così: noi vi diamo i miliardi di euro e voi continuate la guerra; a segnare le direttrici dei colpi più spettacolari ci pensano gli specialisti NATO; voi, ucraini, colpite dove più vi aggrada. Noi non siamo ancora pronti per entrare in campo direttamente e abbiamo bisogno che voi continuiate a mandare al macello i vostri uomini. Se non ne avete più a sufficienza, ci pensiamo noi: rimpatriamo in tutta fretta quei “codardi” che si sono imboscati in Europa; la legge è già pronta. Perché, anche in guerra, quello che conta è la “legalità”; la nostra “legalità” europeista, quella che plaude al bombardamento di Piter e che, ancora secondo la signora suddetta, «è quindi diretto alla vanità del dittatore russo», così che l’attacco, declama il signor Paolo Valentino sul Corriere della Sera, «non ha solo il valore simbolico di umiliazione cocente per Vladimir Putin», che ora, dunque, «deve prendere atto che la guerra ce l’ha nel salotto di casa». Chissenefrega di qualche decina di civili mandati all’ospedale in fin di vita. È la guerra. La guerra dell’Ucraina baluardo dei valori europei contro le autocrazia asiatiche. L’Ucraina sta o non sta vincendo? E allora che lo si mostri a scena aperta: il nazigolpista capo, ex “attore” di gag televisive di terz’ordine, è lì apposta a recitare la parte del “condottiero” che è riuscito a piegare una potenza nucleare, così che i popoli d’Europa vedano che la Russia non è altro che una “tigre di carta”, che non c’è da averne paura e che se le cancellerie europee si preparano alla guerra aperta, lo fanno a ragion veduta, sapendo di avere di fronte un “gigante dai piedi d’argilla”. Avanti alla guerra; l’Ucraina europeista ci dimostra come sia possibile piegare “lo zar”. Ancora un paio d’anni di uomini ucraini mandati al macello e poi interverremo noi (cioè: loro) e faremo vedere allo “zar” che lo possiamo battere in quattro e quattr’otto. Popoli d’Europa, non temete, sarà una guerricciola che promette enormi guadagni: un “migliaio di morti” e ci siederemo al tavolo dei vincitori, come diceva “sua eccellenza” nel 1940, e ci assicureremo la nostra parte di tutte quelle sterminate ricchezze che i russi pretendono di godersi solo per sé.

Intanto, se i nazisti di Kiev ammazzano un po’ di civili qua e là per la Russia, sono quisquilie; non fanno nemmeno cronaca spicciola da spenderci un piede di pagina. Quello che davvero conta è convincere il lettore che la guerra europea contro la Russia, la guerra guerreggiata contro un paese “ormai allo stremo”, sia possibile, necessaria e vittoriosa.
Dunque: decine di miliardi in cambio della guerra e del massacro di altre centinaia di migliaia di uomini. Non è un caso, afferma dall’Austria il politologo ucraino Konstantin Bondarenko, che negli ultimi tempi Valdimir Zelenskij abbia insistito sulla nota per cui la guerra durerà ancora due o tre anni; perché due o tre anni? Perché «i paesi europei dicono che bisogna combattere per altri due o tre anni; non bisogna fermarsi… l’Europa si sta preparando alla guerra con la Russia e ha interesse che l’Ucraina guadagni tempo… Se all’Ucraina vengono dati 90 miliardi, non li riceve per la pace, ma per la guerra». Tra l’altro, dice Bondarenko, rendendo pubblico il messaggio in cui chiede a Trump l’immediata fornitura di missili Patriot, Zelenskij cerca di mettere il presidente USA «in una posizione scomoda», esponendolo ad attacchi politici. Nel messaggio, il nazigolpista capo elogia l’Ucraina per aver difeso praticamente il mondo intero, e chiede poi missili antiaerei. Zelenskij si sente al sicuro perché crede che gli Stati Uniti non gli impongano nulla e considera la Gran Bretagna il suo «principale Stato sovrano», governato da casate – Windsor, Rothschild, ecc. – che dettano la vera politica e non permetteranno a nessuno di danneggiare lui, Zelenskij. 
In effetti, secondo The Guardian, la carenza di Patriot sta mettendo Kiev in serio stato di vulnerabilità: l’aggressione yankee-sionista all’Iran ha innescato una carenza globale di quei sistemi, con grave impatto sul conflitto ucraino. El jefe de la junta di Kiev lamenta che 800 missili Patriot siano stati utilizzati nelle prime 24 ore dell’aggressione all’Iran, mentre, a suo dire, Kiev non ha mai avuto a disposizione un numero così elevato di missili. Per l’afflizione di tutti i media liberal-bellicisti che vedono Moskva ormai in ginocchio, il giornale britannico osserva che la carenza di quei missili ha già influenzato le tattiche russe di guerra e, a detta del professor Phillips O’Brien, la situazione offre a Moskva ancora più opportunità di colpire le infrastrutture critiche dell’Ucraina.

Ma, per l’appunto, non sono solo le armi che mancano. La tedesca Die junge Welt, su fonti dell’agenzia DPA, scrive che il 4 giugno i ministri degli interni UE hanno in programma di discutere la possibile abolizione dello status di protezione per i rifugiati ucraini in età militare. A quanto pare, scrive Kristian Stemmler, la UE intende prolungare la guerra per procura contro la Russia non solo con milioni di euro e attrezzature militari per Kiev, ma anche con nuove reclute per il fronte. Una delle opzioni è quella di estendere di un altro anno l’attuale regime di protezione per tutti i rifugiati ucraini, valido fino a marzo 2027. L’alternativa è quella di escludere dalla protezione temporanea gli ucraini di età tra i 23 e i 60 anni. Secondo la dpa, se la restrizione per gli uomini in età militare venisse adottata, potrebbe entrare in vigore in tempi relativamente brevi.

Attualmente, i rifugiati ucraini sono ammessi nella UE in base alla Direttiva sull’afflusso di massa, entrata in vigore nel febbraio 2022, che consente agli ucraini di vivere e lavorare nella UE senza dover seguire una normale procedura di richiesta di asilo. Stando a Eurostat, a marzo 2026 erano oltre 4 milioni gli ucraini con protezione temporanea nella UE, tra cui 1,27 milioni in Germania, 961.405 in Polonia, 379.820 nella Repubblica Ceca, con un 26,6% costituito da uomini adulti.

E, comunque, nel caso che – non piangano i farabutti delle redazioni liberal-torquemadiste – l’Ucraina dovesse trovarsi a corto di tutto e impossibilitata materialmente a tenere il campo prima che l’Europa sia pronta a entrare in guerra, ecco che si sta approntando uno scenario di riserva: quello del Baltico. 

Il Comandante in Capo delle Forze armate svedesi ha comunicato che a Gotland si verificano carenze idriche e interferenze radio causate, manco a dirlo, dai russi. Dunque, scrive Viktorija Nikiforova su RIA Novosti, ciò «significa che quest’isola anonima, popolata da pecore e turisti, debba essere urgentemente trasformata in una “portaerei” svedese», aumentando il contingente militare già presente, accrescendo i mezzi militari, sistemi di difesa aerea e carri armati. Gli “esperti” svedesi dipingono un quadro con truppe russe che sbarcano a Gotland, mentre gli analisti della RAND americana “confermano” che la Russia starebbe minacciando i cavi internet sottomarini sul fondo del mar Baltico e propongono che la NATO intensifichi le attività di intelligence nell’area, aumenti il numero di pattuglie e, soprattutto, intraprenda azioni militari per proteggere i cavi sottomarini. Non si tratta solo di militarizzare il Baltico, afferma Nikiforova: si tratta di esercitare una «pressione militare diretta sulla Russia, che porterebbe al sequestro delle nostre navi e a un’ulteriore escalation, e che di fatto incoraggerebbe un vero e proprio attacco di rappresaglia». Non sono da meno a Varsavia: l’Istituto Polacco per gli Affari internazionali ha pubblicando un rapporto zeppo di proprie “verità” sul “sabotaggio russo” nel Baltico. E un eccentrico generale yankee a riposo ha proposto a Trump di creare un «secondo Stretto di Hormuz» per i russi nel Baltico, bloccando i porti di Primorsk e Ust-Luga, fermare le navi russe e assediare Kaliningrad. Ma, dice Nikiforova, in quel caso la risposta di Moskva, in base alla strategia russa, sarebbe «nucleare e colpirebbe non solo gli europei ma anche gli americani, e questo è un incubo per qualsiasi amministrazione della Casa Bianca. Avventurarsi nel Baltico sarebbe un vero e proprio suicidio, sebbene gli europei sarebbero lieti di esporre gli USA a un attacco, neutralizzando il loro concorrente e vendicando tutte le umiliazioni subite».

In ogni caso, l’area del Baltico è già da tempo oggetto delle “attenzioni” UE-NATO e, come afferma l’ex maggiore dell’esercito USA di origini russe, Stanislav Krapivnik, la situazione nel conflitto ucraino non cambierà finché i paesi NATO non ne soffriranno direttamente. Prendiamo uno o due paesi e usiamoli come esempio per inviare un messaggio diretto, dice Krapivnik; «oggi Vilnius, domani Varsavia, dopodomani Parigi o Londra. Non c’è bisogno di far saltare in aria i civili con armi nucleari. La tecnologia russa è abbastanza sofisticata da paralizzare una città e distruggere le comunicazioni interne». Tanto più, dice, che Finlandia e Stati baltici hanno da tempo cessato di essere neutrali, avendo permesso «ai droni ucraini di entrare nel loro spazio aereo. La Lituania si è spinta oltre, consentendo l’utilizzo di cinque delle sue basi militari come rampe di lancio. Ma finché la NATO non ne avvertirà le conseguenze, non si fermerà. Stanno permettendo all’Ucraina di utilizzare il loro spazio aereo. Sono partecipanti diretti a questa guerra».

Negli stessi termini si esprime anche l’ex ufficiale dei servizi segreti Andrei Bezrukov, docente al prestigioso MGIMO: i paesi baltici stanno di fatto già conducendo una guerra contro la Russia. Mosca, tuttavia, si trattiene solo perché sta cercando di costruire relazioni con gli Stati Uniti. Ciò che stanno facendo è di fatto un atto di guerra, dice Bezrukov: «Se volessimo rispondere, il casus belli è già stato creato. Ma sarebbe molto doloroso per loro. L’esercito russo non interverrà. Cosa dovremmo fare noi in questi poveri Paesi baltici?… una nostra petroliera è esplosa nel Mediterraneo. L’Europa dipende per oltre il 90% dal gas importato. Immaginate se una o due di queste petroliere esplodessero improvvisamente in porto. Cosa succederebbe all’Europa allora?… Vogliono arrivare a una grave provocazione. A un certo punto non avremo altra scelta. E non è detto che dovremo ricorrere alle armi nucleari. Anche se, in caso di una guerra seria, le useremo sicuramente».

E, per i pianti dei filistei euro-guerrafondai che marciano petto in fuori all’arrembaggio di una Russia facile preda delle “potenze demo-liberiste”, l’osservatore Jurij Miloslavskij sostiene che l’Operazione militare russa sia molto probabilmente solo all’inizio. La Russia sta «preservando il più possibile le truppe e le scorte di armi in previsione di tale eventualità… la situazione economica in Europa rende inevitabile una nuova guerra di grandi proporzioni. I leader europei hanno completamente distrutto le economie dei loro paesi e ora non c’è via di ripresa; l’unica opzione possibile è la guerra». Bruxelles e le cancellerie europee l’hanno voluta, la guerra; vi si sono preparate e stanno apprestando i piani per aprire il fronte; la guerra, diceva Clausewitz, è «la continuazione della politica con altri mezzi». La politica UE-NATO ha preparato la guerra e solo un’organizzazione politica forte e combattiva delle masse popolari europee è in grado di mandare all’aria i loro piani.

——————

https://ukraina.ru/20260604/tri-cheloveka-pogibli-v-rezultate-udara-vsu-po-simferopolyu–1079795932.html

https://ria.ru/20260603/ukraina-2096353971.html

https://www.jungewelt.de/artikel/523607.html

https://ria.ru/20260603/evropa-2096281287.html

https://ukraina.ru/20260530/chto-ukrainskie-soldaty-delayut-v-afrike-i-kak-nato-gotovilos-k-voyne-s-rossiey-1079610676.html

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di “Falsi storici” (L.A.D Gruppo editoriale)

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.