ALLEANZE. GLI USA HANNO SEMPRE USATO L’EUROPA: CHE ORA RESTA SERVA da IL FATTO
Alleanze. Gli Usa hanno sempre usato l’Europa: che ora resta serva
LODICOALFATTO PIERO BEVILACQUA 09/06/2026
LA CLASSE DIRIGENTE ITALIANA, e in gran parte quella europea, è vittima di una falsa narrazione. Si pone nei confronti degli Usa con atteggiamento di gratitudine, perché ci hanno protetti in tutto il dopoguerra e, come ha scritto Draghi nel suo Rapporto sulla competitività del 2024, “La sicurezza dell’ombrello di sicurezza (sic!) degli Stati Uniti ha liberato budget per la difesa da destinare ad altre priorità”. Ma è proprio così? Dopo la guerra l’Italia si è fornita di un esercito e di armamenti spesso comprati dagli Usa, come hanno fatto gli altri Stati. Sicché oggi, com’è noto, la spesa militare complessiva degli Stati europei eccede di oltre il 50% quella della Russia, da 4 anni in guerra. Ma da quale minaccia dovevamo difenderci per reclamare un “ombrello”? Non certo dall’Africa o dal Medio Oriente. A parte i conflitti nella Germania divisa, nessuna minaccia venne mai da quel fronte all’Europa occidentale, secondo le logiche della divisione per blocchi stabilita a Yalta. In realtà non era il Vecchio continente che aveva bisogno di essere protetto, ma erano i progetti di espansione imperiale degli Usa che avevano bisogno del suo controllo. Oriente. Ha ricordato il filosofo tedesco Hauke Ritz: “Senza l’Europa, gli Stati Uniti erano semplicemente una grossa isola ai margini del mondo”. Basti qui considerare che cosa ha fruttato l’ingresso in Medio Oriente. Dopo il crollo dell’Urss, nel 1991, la funzione “difensiva ”della Nato era finita. Tenerla in vita quando la Guerra fredda era cessata, è servito ad assecondare i disegni di dominio unipolare americano. Oggi che devono affrontare la competizione con la Cina e altri comprimari, dovendo anche fronteggiare un debito non più sostenibile, tentano di abbandonare lo scenario dell’Europa. L’impero è diventato troppo vasto per le sue finanze. Così abbandonano l’Ucraina dopo averla armata in una guerra per procura. E come reagiscono l’Ue e i governanti europei? Scambiano la fine di un lungo asservimento per una perdita. Ed è talmente introiettato il servaggio che vogliono farsi carico di quella guerra, ordita anche contro di loro, e continuarla a proprie spese. Si comprende perciò il lamento di Draghi, ad Aquisgrana, sulla “solitudine ” d e l l’Europa. Non potendo più fare politica sotto dettatura Usa, com’è accaduto per quasi 80 anni, le élite europee si ritrovano nel grande mare aperto della sovranità politica. Ignorano cosa sia, perciò hanno paura del futuro.
Avvertimenti. Tutte le volte che Eltsin e Gorbaciov si opposero alla Nato
Alessandro Orsini 9 Giugno 2026
Tutti i presidenti russi si sono opposti tenacemente all’espansione della Nato dopo la caduta del Muro di Berlino. Su questo tema, non esistono differenze tra Gorbaciov, Eltsin, Putin e Medvedev.
L’opposizione dei russi all’allargamento della Nato è documentata a partire dal 9 febbraio 1990, quando James Baker, segretario di Stato di George H. W. Bush, promise a Gorbaciov che la Nato non si sarebbe allargata di un centimetro a Est in cambio del consenso del Cremlino a discutere della riunificazione pacifica delle due Germanie. Gorbaciov pretese, come precondizione per dialogare, una garanzia sulla non espansione della Nato. Ospite a Mosca, Baker disse a Gorbaciov: “La Nato non si muoverà di un centimetro a Est rispetto alla sua posizione attuale”. Gorbaciov disse: “È inutile dire che un ampliamento della zona della Nato è inaccettabile”. Il giorno dopo, 10 febbraio 1990, Gorbaciov ricevette le stesse rassicurazioni da Helmut Kohl, il quale disse: “Noi riteniamo che la Nato non debba espandersi oltre la sua sfera di attività”. A maggio 1990 Gorbaciov mise Baker con le spalle al muro, proponendogli l’ingresso dell’Unione Sovietica nella Nato. Baker respinse la proposta di Gorbaciov come una “fantasticheria”. Il giorno dopo, Baker inviò un telegramma a Bush dicendogli che Gorbaciov aveva accusato, “per la prima volta”, gli Stati Uniti di approfittare del momento di difficoltà dell’Urss. In un’intervista al Times del 22 maggio 1990, Gorbaciov descrisse la Nato come una fonte di sciagure per l’umanità che incoraggia la logica della guerra e della corsa agli armamenti. Gorbaciov disse che per i sovietici “La Nato è associata alla Guerra fredda, […] come un’organizzazione concepita dall’inizio per essere ostile all’Unione Sovietica, come una forza che eccita la corsa agli armamenti e il pericolo della guerra”. Gorbaciov aggiunse che la Nato, nonostante le rassicurazioni sulla sua trasformazione, rimaneva un “simbolo del passato, un passato pericoloso e di scontro”. Gorbaciov concluse con queste parole: “Noi non accetteremo mai di dare (alla Nato) un ruolo di guida nella costruzione di una nuova Europa. Io voglio che noi (sovietici) veniamo compresi chiaramente su questo”. Tre giorni dopo, il 25 maggio 1990, Gorbaciov ribadì la sua opposizione all’allargamento della Nato in una conversazione privata con Mitterrand, appena prima di partire per Washington. Gorbaciov disse al presidente francese che la Nato “Non deve entrare nella parte orientale della futura Germania unita”.
Eltsin si oppose all’espansione della Nato verso la Russia con la stessa tenacia di Gorbaciov. Nelle lettere ai leader occidentali e negli incontri in persona, Eltsin descrisse sempre l’espansione della Nato a Est come un pericolo per la pace in Europa e per la sicurezza della Russia. Il 15 settembre 1993, Eltsin scrisse una lettera a Clinton, al presidente francese François Mitterrand, al cancelliere tedesco Helmut Kohl e al primo ministro britannico John Major, per opporsi all’inclusione della Polonia e della Repubblica Ceca nella Nato.
La lettera di Eltsin divenne pubblica il 2 ottobre 1993, grazie a un articolo del New York Times, firmato da Roger Cohen, intitolato: “Eltsin si oppone all’espansione della Nato nell’Europa orientale”. È soltanto una piccola parte della documentazione che ho raccolto nel mio libro: NATO. L’espansione verso la Russia, che uscirà per Piemme il 9 settembre 2026.
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