UN NUOVO ATTACCO ALL’IRAN AUMENTERÀ I RISCHI ATOMICI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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UN NUOVO ATTACCO ALL’IRAN AUMENTERÀ I RISCHI ATOMICI da IL FATTO

Un nuovo attacco all’Iran aumenterà i rischi atomici

Elena Basile  29 Ottobre 2026

La guerra in Medio Oriente non è mai cessata. L’escalation è in corso tra Arabia Saudita e Yemen. Gli Usa hanno ricominciato ad ammassare le truppe nella regione e Trump, un giorno sì e l’altro pure, promette di annientare la civiltà persiana tra le grida di giubilo del popolo Maga. I Dem cercano di strumentalizzare a proprio vantaggio le sue difficoltà, non negando l’esigenza della dura lezione al Paese demonizzato, ma rinfacciando all’amministrazione repubblicana il fallimento nel conflitto. Hillary Clinton, scimmiottando il neoconservatore Robert Kagan, marito di Victoria Nuland, rimprovera a Trump di non essere andato fino in fondo invadendo via terra l’Iran. L’Europa, di fronte all’aggressione a Teheran e alle ostentate minacce di crimini di guerra verso il popolo iraniano, è muta, quando va bene. Altrimenti alza il ditino e condanna le rappresaglie iraniane “inaccettabili” contro le monarchie del Golfo. L’ideologia del liberal order, incarnata dai burocrati dell’Ue, dalle marionette politiche e dai suoi cantori intellettuali, da Scurati a Saviano, da Mauro a Mieli, manipola il ceto medio progressista e ci sgomenta, quale nuovo fascismo che normalizza le guerre, assopendo la ragione. Emmanuel Marre, nel film sublime Notre Salut, ci racconta la banalità del male, una borghesia persino simpatica che sostiene il regime collaborazionista di Pétain e man mano diviene complice dei peggiori crimini. Eterna borghesia, eterno nazismo fin troppo umani!

Comprendiamo allora come stiamo andando, passo dopo passo verso un’esplosione regionale in Medio Oriente. Prima o dopo le elezioni di midterm, per ostentare una falsa vittoria, Trump bombarderà pesantemente l’Iran. Secondo molti analisti il terzo round si distinguerà per il dolore inferto alla popolazione, colpendo le infrastrutture critiche e tentando nuovamente di decapitare la leadership. Gli iraniani sono pronti a colpire in rappresaglia le monarchie del Golfo, le fonti di ricchezza petrolifera che finanziano l’80% delle importazioni, provocando la destabilizzazione delle monarchie familiari e tribali nonché la recessione mondiale. L’Arabia Saudita è disperata. Bin Salman è debole. Odiato dalla famiglia reale e abbandonato da Trump, ha scatenato gli Houthi con il bombardamento dell’aeroporto di Sanaa. Non ha difesa militare né una popolazione patriottica e militarizzata al seguito. Supplica la Nato islamica con scarso successo. Non è nell’interesse della Turchia rafforzare l’asse contrario all’Iran e allo Yemen. Il vero nemico di Erdogan, in Siria in particolare, è Israele. Il Pakistan sciita può inviare mercenari, ma non abbandona una politica multivettoriale che ne ha fatto un mediatore nella regione. L’Egitto ricorda bene la disastrosa alleanza di Nasser con Ryad.

Se l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo avessero una vera leadership e non fossero monarchie familiari inventate dai colonialisti e agganciate all’Occidente dall’architettura dei petrodollari, si precipiterebbero a mediare con Iran e Yemen. Rischiano di pagare il prezzo maggiore del conflitto e di essere destabilizzati. Il diplomatico britannico Alastair Crooke prevede insurrezioni e la caduta di Bin Salman, il mandante del delitto Khashoggi e della tortura e dell’estorsione operata contro i principi sauditi al Ritz Carlton nel 2017. Un grande amico del senatore Renzi, noto per le sue invettive contro la repubblica islamica iraniana a difesa delle donne. MBS è giunto a chiedere aiuto alla Siria dell’ex leader di al Qaeda al Jolani, incurante del pericolo di ritrovarsi milizie jihadiste sul territorio.

Prima dei nuovi bombardamenti sull’Iran mi aspetto una nuova campagna per i diritti umani da parte di Guardian, Cnn e tutta la rete progressista. La demonizzazione dei cosiddetti nemici prepara il terreno ai crimini di guerra occidentali. La borghesia internazionale corre in soccorso. Ne parlo nel romanzo che uscirà a dicembre con Aliberti sul mio ultimo viaggio in Iran. Ma Teheran fortunatamente non è sola. Russia e Cina non potranno abbandonare un alleato essenziale alla loro difesa strategica. Washington ne è consapevole, anche se non rinuncia tuttavia a guerre di attrito in Ucraina come in Medio Oriente, di erosione del potere degli alleati minori della Cina, vero rivale sistemico del dollaro. Dovremmo domandarci se un conflitto nucleare circoscritto faccia parte del rischio accettabile. Lo Stato nichilista di Israele non ha remore.

Perciò, con Emmanuel Todd, dovremmo augurarci una distribuzione simmetrica e non asimmetrica dell’arma nucleare nella regione. L’unica possibile deterrenza di fronte allo scoppio di una conflagrazione a cui assistiamo impotenti. Siamo complici del genocidio di Gaza, della politica del cappio di Smotrich in Cisgiordania, delle aggressioni al Libano, al Venezuela, all’Iran. Lo saremo anche di un piccolo olocausto nucleare in Medio Oriente o nel conflitto contro Mosca?

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