OBIETTIVO: CONVINCERE I CITTADINI EUROPEI DELLA MINACCIA RUSSA da IL FATTO
Scaramucce nei cieli, ma nessuna prova di droni dalla Russia
Cosimo Caridi 26 Settembre 2025
Allarmi ad alta e bassa quota. Caccia americani intercettano jet russi vicino a Estonia e Alaska. Ma per il blocco degli aeroporti arrestato un inglese: voleva soldi
Prosegue la guerra di sconfinamenti nei cieli. Nessun aereo abbattuto, solo sorvoli non autorizzati. Ma l’incidente sembra sempre più vicino. Giovedì, quattro F-16 statunitensi si sono alzati in volo per intercettare altrettanti velivoli militari russi in prossimità dell’Alaska: due bombardieri strategici Tu-95 e due caccia Su-35. Secondo il North American Aerospace Defense Command (Norad), i jet sono rimasti all’interno della Air Defense Identification Zone, senza entrare nello spazio aereo americano o canadese. Per identificarli e seguirli sono stati schierati anche un aereo radar E-3 e quattro aerocisterne KC-135. Nello stesso pomeriggio, due Gripen ungheresi della missione Nato Baltic Air Policing sono decollati dalla base di Šiauliai, in Lituania, per seguire cinque velivoli russi: tre caccia MiG-31 e due aerei da trasporto militare.
I jet volavano in prossimità dello spazio aereo danese. Nella notte tra mercoledì e giovedì, l’aeroporto di Aalborg, in Danimarca, è stato chiuso per la presenza di droni nello spazio aereo. Nelle stesse ore, radar navali hanno rilevato velivoli senza pilota anche sopra i giacimenti petroliferi danesi nel Mare del Nord. Il ministro della Difesa, Troels Lund Poulsen, ha parlato di un “attacco compiuto da un attore professionale” e ha annunciato che Copenaghen sta valutando l’attivazione dell’articolo 4 della Nato. Sarebbe la terza volta in due settimane. “Non ci sono prove che dietro ci sia Mosca”, ha precisato Poulsen, aggiungendo che i droni “non provengono da molto lontano”. Smentita netta dell’ambasciata di Mosca in Danimarca: “La parte russa respinge categoricamente le assurde speculazioni sul suo coinvolgimento negli incidenti”. Intanto, in Gran Bretagna la polizia ha arrestato un uomo per un attacco informatico a Collins Aerospace, che lo scorso fine settimana aveva bloccato diversi aeroporti europei. Il fermo del 40enne nel West Sussex sembra indicare che si trattava di un tentativo di estorsione, non di guerra ibrida con Mosca. In risposta agli incidenti, il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha dichiarato: “Si verificano continuamente violazioni dello spazio aereo; non permetteremo che queste infrazioni continuino e adotteremo tutte le misure necessarie per garantire una deterrenza efficace e porre fine a queste aggressioni da parte dell’esercito russo”.
Merz ha chiesto al ministro della Difesa Boris Pistorius di trovare un accordo in sede Nato, in particolare con Polonia, Francia e Gran Bretagna, su come reagire in futuro. Il 15 ottobre è in programma un summit dei ministri della Difesa nel quartier generale dell’Alleanza Atlantica a Bruxelles. Intanto, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che si è schierato apertamente con il presidente statunitense, dichiara: “Sono totalmente d’accordo con Trump: se fosse necessario, i paesi membri devono essere pronti ad abbattere droni e jet russi che entrano nel loro spazio aereo”. L’eventuale abbattimento di un velivolo russo scatenerebbe una “guerra”, ha avvertito l’ambasciatore russo in Francia, Alexej Meshkov. Ma gli incidenti aumentano: Copenaghen e Oslo, a inizio settimana, hanno chiuso i loro aeroporti per diverse ore a causa della presenza di droni sopra gli scali. La difesa danese ha deciso di non abbattere i droni per non mettere a rischio i cittadini. Secondo gli esperti, non erano droni civili: troppo grandi, con autonomia e capacità non compatibili con un uso amatoriale. Mentre il Cremlino continua a bombardare l’Ucraina le incursioni si verificano anche nei cieli russi. Nella notte tra il 21 e il 22 settembre, Mosca ha subito uno dei più grandi attacchi con droni ucraini dall’inizio della guerra. La difesa aerea ha abbattuto tra 30 e 80 droni. In quei minuti, un aereo cargo russo ha volato a bassissima quota tra i grattacieli per evitare di essere colpito dalla contraerea, una scena che ha alimentato timori di possibili errori fatali per il traffico civile. Kiev non ha mai nascosto la strategia di usare i droni per colpire simbolicamente Mosca e logorare le difese. “Se la Russia non ferma la guerra, i funzionari del Cremlino devono sapere dove sono i rifugi antiaerei”, ha dichiarato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitrij Medvedev ha risposto che Mosca potrebbe usare “armi contro cui un rifugio antiaereo non basterebbe”. Oggi a Bruxelles è in programma una riunione sul cosiddetto “muro anti-droni” alla quale partecipano tutti i Paesi del fronte orientale. L’obiettivo è sviluppare sistemi comuni di rilevamento e neutralizzazione. La Lituania spinge per includere anche l’Ucraina. “Abbiamo grandi lacune nella difesa. Loro hanno l’esperienza, serve portare quella tecnologia al fronte europeo”, ha detto il ministro Kestutis Budrys a New York.
Obiettivo: convincere i cittadini europei della minaccia russa
Fq 26 Settembre 2025
Abbattere gli aerei? A cosa si va incontro: “Il presidente degli Stati Uniti si rapporta alla Nato come se non ne facesse parte”
L’Alleanza atlantica promette di abbattere velivoli russi sul suo territorio, cosa che farebbero i russi se i velivoli dell’Alleanza penetrassero nel loro territorio: tutto questo è ovvio, è scontato. I droni che hanno sorvolato recentemente i cieli degli aeroporti danesi e norvegesi non ci hanno ancora nemmeno detto di che modello sono. In precedenza, i Mig31, i caccia russi che hanno sorvolato il corridoio del Baltico, erano in quell’esatto punto perché quello è l’unico corridoio che esiste per andare dalla regione di Leningrado fino all’enclave russa di Kaliningrad. Personalmente rimango dell’idea che assistiamo a un allarmismo costruito per alzare la tensione collettiva: l’obiettivo è convincere l’opinione pubblica dell’Ue dell’imminente minaccia russa. Nel suo ultimo intervento alle Nazioni Unite, il presidente americano Donald Trump ha detto che continuerà a dare le armi alla Nato e poi l’Alleanza ne farà quello che vuole. Di fatto, il presidente americano ha accettato che non è riuscito a risolvere questa guerra in Ucraina: è deluso dall’omologo russo Putin, esagera dicendo che la Russia è una tigre di carta (e infatti il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, gli ha subito risposto che la Russia è un orso). Solo qualche mese fa, Trump, alla Casa Bianca, al presidente ucraino Zelensky diceva che “non aveva le carte”, oggi, al contrario, sentiamo invece che dichiara che, grazie alla Nato, Kiev può riconquistare i territori che sono ora sotto controllo delle truppe russe. Ma il presidente Trump parla della Nato come se gli Stati Uniti non ne facessero più parte, come se fosse un soggetto terzo a cui si limiterà a vendere armi. Il suo messaggio è: Trump se ne sta lavando le mani, lascia la palla agli alleati europei dell’Ucraina che dovranno non solo pagare gli Usa per gli armamenti, ma anche affrontare il rischio della guerra con la Russia.
Gianandrea Gaiani è direttore di “Analisi Difesa”
Abbattere i jet russi? Il generale Bertolini: “Bruxelles alza i toni come se cercasse apposta l’escalation”
Fq 26 Settembre 2025
L’ex comandante della Folgore: “Per Trump il conflitto ucraino è ora affare dell’Ue e ha detto ‘buona fortuna’”
Samo in un momento di passaggio, in cui assistiamo a una drammatizzazione retorica e speriamo proprio che rimanga solo tale. Sul tavolo c’è poca sostanza, ma molta volontà di alzare il tono dello scontro e di far degenerare tutto verso l’escalation. Analizziamo la sostanza: parlo degli ultimi eventi, a partire dalla vicenda del gps di Von der Leyen fino allo sconfinamento in Estonia dei jet russi (che compivano un trasferimento da San Pietroburgo a Kaliningrad in quello strettissimo passaggio di spazio internazionale). Alcuni Paesi europei vogliono spingere sull’acceleratore del conflitto: si tratta soprattutto dei baltici. Invece, in Polonia ci sono due posizioni lievemente diverse: quella oltranzista del premier Donald Tusk e quella meno reattiva del presidente Karol Nawrocki, meno disposto a farsi coinvolgere in uno scontro con Mosca. I droni sono stati già attaccati in Polonia, e finché sono droni, il problema non c’è. Se si tratta di aerei russi, di certo il discorso cambia. Direi che è in corso in Europa una forma di “estonizzazione” della nostra politica: come se avessimo sposato le posizioni più radicali portate avanti dai Baltici, che però, dobbiamo ricordare, facevano parte dell’Unione Sovietica. Che loro possano avere le loro ragioni per essere così viscerali nelle posizioni, è comprensibile. Poi dobbiamo considerare ciò che ha dichiarato il presidente Trump che, si può dire, ha avuto un cambiamento di approccio, non di posizione: in sostanza, ha detto che continuerà a fornire armi alla Nato così la Nato ne farà ciò che vuole e poi ha detto “auguro a tutti i Paesi buona fortuna”. Quel “buona fortuna” nasconde il senso del suo messaggio: dal canto suo, Trump ci ha provato, poi ha capito che l’Europa non sta a sentire e si è detto: bene, volete la guerra? Vi venderò allora le armi.
Il generale Marco Bertolini è stato comandante della Folgore
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