IA, OVVERO DEL CRETINISMO DIGITALE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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IA, OVVERO DEL CRETINISMO DIGITALE da IL MANIFESTO

IA, ovvero del cretinismo digitale

Vincenzo Vita  16/09/2026

Ri-Mediamo La rubrica settimanale su media e società.

La vicenda delle Intelligenze artificiali – con le previsioni apocalittiche fatte da diversi protagonisti dell’irresistibile ascesa – unisce i toni della tragedia a quelli della commedia. Che vi siano abnormi rischi è noto da sempre, ovvero da quando l’età dell’innocenza di Internet ha lasciato il passo alle concentrazioni proprietarie e alla dittatura degli algoritmi. La crescita prepotente delle Big Tech, capaci di avere portafogli superiori ai bilanci di grandi stati e di trasformare i ceti politici (apparentemente) dominanti in megafoni delle proprie avventure, si è incrociata con i salti di qualità tecnici ed epistemologici delle macchine chiamate intelligenze artificiali.

Così, i manager sommi dell’agglomerato ex radical di Silicon Valley hanno fatto rotta verso il patron melodrammatico della Casa Bianca accompagnato dal vice Vance copia perfetta di un attore western e dall’ideologo sedicente anticristo Peter Thiel. Tutto bene, allora, per il neo Capitalismo delle piattaforme, della sorveglianza e dell’estrazione selvaggia dei dati? No, perché – come sosteneva il compianto Lucio Magri – talvolta gli avversari sopravvalutano le proprie forze e commettono errori, anche gravi. Non hanno, del resto, la più pallida idea degli ammonimenti marxiani sul nesso oppositivo tra sviluppo intensivo delle forze produttive e capacità dei rapporti sociali di contenerne gli spiriti animali. E così, ci si è resi conto di ciò che in epoca ormai lontana scrisse sulla rivista Wired Bill Joy, uno dei guru geniali dell’informatica sul finire del secolo scorso, ovvero che le evoluzioni scientifiche vanno messe in relazione al costo umano del progresso, prendendo a mo’ di esempio ciò che successe ai fisici nucleari con la bomba atomica. Vale a dire, le stagioni delle IA portano con sé modelli e linguaggi che escono dal controllo umano. Insomma, il lato drammatico della storia c’è tutto e guai a sottovalutarlo. La parabola degli studi sul nucleare sta lì a ricordarci che le tecniche non sono mai neutre, tanto meno neutrali ora che sono componenti essenziali delle guerre ibride.

C’è pure però un tocco di commedia surreale, se a denunciare il pericolo di una fine del genere umano a causa dei mostri creati dalla stessa mano deterministica degli scienziati sono gli autori primi dei misfatti: dal pur simpatico Dario Amodei di Anthropic, a Sam Altman di OpenAI, fino ad Elon Musk. I nomi citati, insieme ad una folta corte, sono la malattia e non i medici.

Se è vero che siamo sull’orlo di un burrone con possibili esiti letali, il problema non è appellarsi all’ipocrito buonismo degli Over The Top, analizzato su il manifesto da Emiliano Brancaccio, bensì di dare la sveglia ad un mondo politico e istituzionale o complice o ignaro, con le eccezioni del caso. Ciò riguarda l’universo italiano, lo spaccato europeo e sicuramente le Nazioni unite. Non a caso è intervenuto sull’argomento l’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk e sembra che ne tratterà durante la riunione generale prevista per la prossima settimana il consiglio di sicurezza.

In verità, un organismo esisterebbe: l’Internet governance forum (Igf) immaginato nel 2005 da Stefano Rodotà nell’ambito del World summit on the information society, parte ufficiale della struttura dell’Onu. Da qui si potrebbe partire, attraverso indicazioni provenienti dagli stati appartenenti all’assemblea. Per l’Italia e per l’Europa è un banco di prova per capire se l’allarme rosso dei giorni scorsi è serio o uno strumento di propaganda, o eventualmente una manovra di concorrenza mercantile.

Le Nazioni unite sembrano dormienti e inattive, mentre i fuochi delle guerre divampano. I guai incombenti di un ricorso senza regole alle IA non sono, però, eludibili. Nella riunione di New York ci sono tutti, compresi Stati uniti e Cina per motivi diversi tetragoni nei riguardi di regolamentazioni sovranazionali. Per chi fosse incerto basterebbe seguire i discorsi di Trump, che ha dichiarato che l’intelligenza è lui.

Come ha ragione Varoufakis a chiamare tutto questo «tecnofeudalesimo». E i laici non siano meno efficaci del Papa.

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