BUTTAFUOCO, BASILE E ROVELLI: I “BUONI” VOGLIONO LA GUERRA da IL FATTO
Buttafuoco, Basile e Rovelli: i “buoni” vogliono la guerra
Lorenzo Giarelli 14 Settembre 2026
Il fisico: “terrorizzato che l’IA guidi le scelte”
Lo slogan è mutato dalla lotta alla mafia e sul palco della Festa del Fatto lo lancia Pietrangelo Buttafuoco: “La guerra è una montagna di merda”. Sembra retorica, ma in un’epoca di “censure democratiche”, l’ossimoro da cui il nome del dibattito, serve a togliere qualsiasi ambiguità. E così lo sottoscrivono anche l’ambasciatrice Elena Basile e il fisico Carlo Rovelli, che insieme a Buttafuoco hanno risposto alle domande di chi scrive e di Antonello Caporale.
Si parla di censure, diplomazia mancata e riarmo. Sulla prima, Buttafuoco porta la sua esperienza: la Biennale di Venezia, che presiede, quest’anno ha deciso di far partecipare anche gli artisti russo nel proprio padiglioni, una decisione che ha provocato durissime reazioni sia dal governo che dalla Commissione europea, la quale ha persino tolto 2 milioni di euro di finanziamento alla Fondazione. “Chiunque, scevro da logiche politicanti e leggi alla mano, avrebbe preso la mia identica decisione. La Commissione europea mi ha citato un Codice etico secondo cui non bisogna parlare con quei Paesi che non rispettano i diritti civili, i principi di democrazia, eccetera. Bene: l’87 per cento dei Paesi che abbiamo ospitato non corrispondono a quel codice etico”. Regimi “buoni”, da distinguere dai “regimi cattivi” come quello russo. Paradossi: “Avrei forse dovuto rinunciare anche a quella monarchia assoluta che è il Vaticano?”.
Da una censura all’altra, a Buttafuoco è stato pure chiuso Lupus in fabula, il programma su Radio Rai, all’improvviso considerato “di nicchia” dall’azienda: “Talmente di nicchia che fino a una settimana prima mi chiamavano per farmi un sacco di complimenti dell’azienda e mandavano pure in onda le repliche” Miracoli della Rai: “Vige la regola del rutto. Un furiere che si trova momentaneamente in una posizione di potere dice: ‘Ma questo ancora parla?’. Ma la cosa più divertente è che era in programma sulla Rai un film su Pirandello diretto da Costanza Quatriglio: si sono accorti che il soggetto era mio ed è sparito”. Tempi bui: “Il dissidente viene ridicolizzato o criminalizzato”.
Ne parla anche Rovelli: “Sono molto preoccupato, in nome della democrazia aumentiamo la censura”. Il tutto in un contesto internazionale allarmante: !Diverse situazioni mi ricordano il clima prima della Grande Guerra, c’è la stessa demonizzazione del nemico e i nostri governanti ci stanno spingendo verso la guerra con grande miopia. Dobbiamo uscire dalla logica di imporci, serve semmai dialogare, entrare in una logica di costruire una convivenza pacifica”. La propaganda russa c’è eccome, così come quella cinese, ma “ce n’è una altrettanto assordante dell’Occidente, che spinge verso la guerra”. Rovelli parla anche da scienziato: “Ho un terrore: stiamo mettendo in mano all’AI sistemi d’arma e presto sarà l’AI a decidere se lanciare un attacco nucleare: finché la decisione è umana c’è speranza di fermarsi, come successo in passato, così sarà peggio”.
Identica preoccupazione agita Basile. Amareggiata dalla politica italiana: “Dovremmo fare un appello in favore della nostra Costituzione, che ha unito le tradizioni politiche. Purtroppo una retorica di guerra anima anche la sinistra, persino il presidente della Repubblica parla con un linguaggio non consono alla Costituzione”. Basile ricostruisce la deriva della politica internazionale dell’Occidente: “Abbiamo creato il valore dell’universalismo, pensando che un’organizzazione sovranazionale potesse avere una patente di neutralità e giudicare. Il problema è che oggi questa comunità internazionale coincide con l’Occidente e coi suoi sporchi interessi. E questo a causa della hybris degli Usa”. Si torna alla propaganda: “C’è sempre stata, ma adesso c’è il Soft Power. Gli Usa spendono miliardi di euro con enti che pensano sì a progetti umanitari, ma foraggiano anche rivoluzioni arancioni. Operazioni prima fatte sotto copertura. La Commissione Ue spende 80 milioni l’anno per progetti coi media, una sorta di osmosi che arriva al capitalismo finanziario”. Censure democratiche, appunto.
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