DUE SOLDI DI AUSTERITÀ: ECCO LA FINANZIARIA DI GUERRA da CONIARE RIVOLTA e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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DUE SOLDI DI AUSTERITÀ: ECCO LA FINANZIARIA DI GUERRA da CONIARE RIVOLTA e IL MANIFESTO

Due soldi di austerità: ecco la finanziaria di guerra

ConiareRivolta.org  27 ottobre 2026

Il Governo ha inviato a Bruxelles il Documento Programmatico di Bilancio (DPB), con cui la Commissione controlla che i conti restino nei binari del nuovo Patto di stabilità. E il Governo Meloni ci resta con zelo.

Secondo la tabella delle misure, nel 2027 la manovra muove 23,5 miliardi, circa l’1% del PIL. Troppo poco per famiglie strette tra inflazione, caro energia e salari fermi, e per un’economia che non crescerà mai più dell’1%. Il deficit, cioè la differenza tra tutte le spese, interessi compresi, e le entrate, scende dal 3,1% del PIL nel 2025 al 2,9% nel 2026, risale al 3,4% nel 2027 e poi cala fino al 2,3% nel 2029. Può superare il 3% solo perché il Governo ha attivato la clausola di salvaguardia nazionale, che fino al 2028 consente di spendere di più per difesa e sicurezza energetica. Secondo Giorgetti, al netto della clausola, il deficit resterebbe sotto il 3% per tutto il periodo di previsione, e la procedura per deficit eccessivo potrebbe chiudersi già quest’anno.

Per armi ed energia, insomma, i soldi si trovano, mentre per tutto il resto vale l’austerità di sempre. Lo mostra l’avanzo primario, cioè quanto le entrate superano le spese senza contare gli interessi. Nel 2027, anche con la spesa in deroga, resta allo 0,9% del PIL, poi risale fino al 2,4% nel 2029, il doppio del 2026. Vuol dire che lo Stato toglierà all’economia oltre 20 miliardi nel 2027 e circa 55 nel 2029. Germania e Francia fanno l’opposto e, anche senza contare gli interessi, spendono più di quanto incassano. L’Italia invece stringe la cinghia, come i governi che l’hanno preceduta, dal centrosinistra a Draghi, accettando i vincoli europei come unica scelta politica.

2027, % del PILDeficitInteressiSaldo primario
Germania4,11,2disavanzo 2,9%*
Francia5,72,8disavanzo 2,9%*
Spagna2,02,6avanzo 0,6%*
Italia3,44,3*avanzo 0,9%

* Calcolato come interessi meno deficit (per l’Italia, interessi ricavati dal DPB come avanzo primario più deficit). Deficit di Germania, Francia e Spagna: previsioni di primavera 2026 della Commissione europea. Interessi: Commissione europea per la Francia, Bundesbank (dati Commissione) per la Germania, piano fiscale del governo spagnolo per la Spagna.

Nel nuovo Patto conta ancora di più la spesa netta, cioè la spesa pubblica senza considerare gli interessi. Ogni Paese ha concordato con Bruxelles di quanto può farla crescere rispetto all’anno prima, e per l’Italia nel 2027 il limite è l’1,9%, per arrivare poi a un valore obiettivo dell’1,5%. Con la clausola il tasso di crescita sale al 3,3%, poi scende all’1,7% nel 2028 e crolla allo 0,2% nel 2029. Sono però tassi nominali, e se i prezzi salgono più della spesa lo Stato offrirà meno servizi. Con l’inflazione all’1,8% prevista dal Governo, nel 2029 la spesa netta calerebbe di circa l’1,6% in termini reali. Se poi i prezzi continuassero a correre al 4,2% di settembre, in tre anni perderebbe circa il 7% del suo valore reale.

Il Governo promette di tutelare «il potere di acquisto delle famiglie». In effetti, a guardare le singole voci, sembrerebbe che nel 2027 la parte più consistente di risorse andrà a famiglia e spesa sociale. Ma raggruppando le voci, come nella tabella qui sotto, già nel 2027 difesa e infrastrutture superano sanità e famiglie, e nel 2028 la distanza si allarga (8,6 miliardi contro 4,9). Nel 2028 crescono anche le misure fiscali, da 2,2 a 5,2 miliardi, ma il documento non dice a chi andranno. E anche contandole tutte come aiuti alle famiglie, il totale sociale passa da 9,6 a 10,1 miliardi nel 2028 e poi scende a 8,6 nel 2029.

Miliardi di euro202720282029Triennio
Sanità e famiglie7,44,94,516,9
Misure fiscali2,25,24,011,4
Totale sociale con misure fiscali9,610,18,628,2
Difesa e infrastrutture7,78,61,818,0
Sostegno alle imprese3,44,43,311,1
Difesa, infrastrutture e imprese11,013,05,129,1

Stime approssimate dalle percentuali di PIL del DPB.

Il documento non dice nemmeno dove finiscano i soldi della clausola. Nella tabella del DPB difesa e infrastrutture valgono lo 0,32% del PIL, contro lo 0,6% consentito, eppure nella sicurezza energetica il Governo fa rientrare perfino scuole, ospedali, università e impianti sportivi. Misure come i trasporti per gli studenti, gli aiuti alle imprese energivore e l’ecobonus, che secondo Margin rientrano nella clausola, possono comparire nella tabella come spesa sociale. Una parte di ciò che sembra sostegno alle famiglie potrebbe quindi essere spesa per l’emergenza energetica, destinata a finire con la clausola.

Sul fronte delle entrate, la voce principale del 2027 sono le «misure a carico del settore finanziario», circa 5 miliardi, che dal 2028 vengono superate da altre entrate non meglio precisate. Non si sa se siano nuove tasse su banche e assicurazioni o imposte solo anticipate, come in passato. Non c’è invece nessun prelievo sugli extraprofitti delle imprese energetiche, che se la sono cavata con un tetto volontario e poco oneroso ai prezzi alla pompa.

Eppure, a Bruxelles, è proprio il Governo a chiedere una tassa europea sugli extraprofitti. La Commissione risponde che gli Stati possono farlo da soli, ma il Governo, in casa propria, non lo fa. Infine c’è il fiscal drag, un aumento delle tasse senza bisogno di nessun voto formale. Quando i prezzi salgono, salari e pensioni crescono in termini monetari ma non in potere d’acquisto, mentre scaglioni e detrazioni dell’Irpef restano fermi. Così si paga un’aliquota più alta su un reddito che in termini reali non è cresciuto. Secondo Lavoce, nel solo 2027 il drenaggio vale circa 3,4 miliardi.

La legge di bilancio conferma l’adesione del Governo a un’austerità europea che non ha subito, ma ha negoziato e votato. E il conto più salato arriverà dopo. Gli impegni presi con la NATO spingeranno la spesa militare a crescere per anni, e dal 2029, a clausola finita, dovrà stare dentro il tetto alla spesa netta come ogni altra spesa. Per farle posto bisognerà tagliare ancora di più altrove o alzare le tasse, e a pagare saranno di nuovo i lavoratori.

Per questo lo sciopero generale del 30 ottobre indetto dall’USB, contro la guerra e il carovita, per il lavoro e per il diritto di sciopero, riguarda tutti. È da lì che bisogna ripartire.

Meno sanità, più tagli e bonus: scatta la rivolta delle regioni

Roberto Ciccarelli  03/11/2026

Sforo italico La manovra sbarca in Parlamento: i «conti in ordine» trattengono fondi anche ai comuni. Fontana (regione Lombardia): «Sul fatto che i soldi siano meno di quelli che tutti vogliono non ci sono dubbi. È chiaro che dovremmo rallentare qualcosa». La protesta degli enti locali, governati dalle destre e dal centro-sinistra, colpiti dall’austerità

Meno scuola, sanità, pensioni e servizi pubblici. Più manette e repressione. È la sintesi della politica del governo Meloni condensata nella sua ultima legge di bilancio che fa la sua entrata trionfale in parlamento. Il primo risultato che ha prodotto è stata la rivolta delle regioni contro il definanziamento della sanità. Sia quelle guidate dal centrosinistra che quelle guidate dai partiti della destra, a cominciare dalla Lombardia. È un problema politico per l’esecutivo ed è il prodotto dell’austerità iniziata da quando ha firmato il nuovo patto europeo «di stabilità». I tagli di cui tutti si lamentano sono il risultato di quanto Meloni e Giorgetti hanno accettato nel 2024.

IL GOVERNO ha approfittato per fare anche un’altra operazione sulla sanità. Quella del «bonus dentiere», il voucher da 300 euro (1,6 miliardi di euro in tutto) valido solo nel 2027, pari a 0,82 centesimi al giorno per gli ultra 75enni. La misura sta destando indignazione perché, a ridosso delle elezioni, è stato scelto di usare risorse non trascurabili per i privati, invece che sostenere un sistema in ginocchio.

SULLA SCUOLA la manovra ha programmato un’ulteriore riduzione degli organici: dal 2027-2028 sono previsti 6.974 posti in meno (4.925 docenti e 2.049 personale Ata), che si sommano ai 7.834 tagliati nel 2025. Proprio quando servirebbero più insegnanti, si usa l’alibi della denatalità per non seguire gli studenti, non contrastare la dispersione scolastica e non sostenere la povertà educativa.

SULLE PENSIONI il governo intende fare economie sulla rivalutazione. In un momento in cui l’inflazione è arrivata al record del 5,4%. Ci saranno perdite fino a 1.314 euro all’anno per gli assegni da 6.200 euro lordi. «Peggio di quanto ipotizzato, questi tagli sono insopportabili – ha detto Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil Pensionati – Non si deve tagliare la rivalutazione, si devono tagliare le tasse ai pensionati».

LA SANITÀ È IL CASO PIÙ DISCUSSO. Il governo ha già ridotto il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale di quasi mezzo punto di Pil, equivalente a 10,6 miliardi in meno all’anno. La nuova manovra lo porterà a 146,3 miliardi di euro. Si lamentano incrementi insufficienti (2,36 miliardi nel 2027, 2,35 nel 2028 e 2,40 nel 2029) che non coprono l’inflazione. Meloni & Co., invece, ragionano in termini assoluti e sostengono che hanno messo un sacco di miliardi in più. Calando i loro numeri nella realtà, invece i soldi sono insufficienti e si traducono in tagli ai servizi.

IN RAPPORTO AL PIL il finanziamento alla sanità scende al 6,11% nel 2027, cala al 5,98% nel 2028 e arriva al 5,83% nel 2029. I numeri possono essere comparati a livello europeo. La Germania destina alla sanità pubblica l’11% del Pil, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3%, il Regno Unito il 9,2%. In Italia si resta intorno al 6%. Risultato: per chi lavora, come gli infermieri, c’è il «nulla cosmico» sostiene Andrea Bottega del Nursind. «Dopo quattro anni il rilancio della sanità non è mai diventato una vera priorità politica» ha evidenziato Nino Cartabellotta (Fondazione Gimbe). «Sono importi che non consentono né la valorizzazione del personale, né le assunzioni, a partire dalle Case della Comunità e dall’assistenza domiciliare su cui sono stati investiti oltre dieci miliardi di euro del Pnrr», ha commentato Daniela Barbaresi (Cgil). «Una strategia che sposta l’asse dal diritto al privilegio, dal pubblico al privato». Per queste ragioni la Cgil ha dichiarato lo sciopero generale il 20 novembre.

LE REGIONI protestano soprattutto perché aumenterà la spesa a loro carico. «Se non ci sarà qualche aggiustamento, rischiamo di non riuscire a stare in linea», ha detto il presidente leghista della Lombardia Attilio Fontana che confida nel ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, suo sodale di partito. La colpa è, alla quinta finanziaria meloniana, dei governi passati. Sarà pure così, ma l’attuale esecutivo ha dato un contributo. «È una manovra in assoluta continuità rispetto agli ultimi quattro anni di governo – ha attaccato il presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale (Pd) – I soldi ci sono, ma vanno in una infinità di bonus» iniqui e non mirati. Per quello toscano, sempre del Pd, Eugenio Giani il «bonus anziani è uno spot demagogico». «Cosa farà l’anziano di 75 anni con i 300 euro di voucher che gli danno? È la legittimazione di un rapporto diretto pagato dal pubblico a una clinica o a un medico privato».

«SE GLI ENTI LOCALI non hanno trasferimenti sufficienti – ha detto la sindaca di Firenze Sara Funaro (Pd) – rischiano di non dare risposte ai propri cittadini in termini di servizi». I comuni avevano chiesto al governo di sbloccare un miliardo di euro «congelati» per rispettare l’obbligo di contenere la spesa e aumentare l’avanzo primario di bilancio: i due imperativi che permettono a Giorgetti di dire che i «conti sono in ordine». Lo sono, per questo mancano le risorse per i servizi pubblici essenziali.

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