“VOGLIAMO ESSERE LIBERE NON CORAGGIOSE” da IL MANIFESTO
Da Trento a Cosenza, seguendo le varie tappe della mobilitazione
INGOVERNABILI. Non solo panchine e scarpette rosse. A Milano in corteo oltre 30mila. A Torino un falò e la lettura dei nomi delle uccise
Alessandra Pigliaru 26/11/2023
Da un capo all’altro dell’Italia sono state migliaia le persone che ieri si sono ritrovate prevalentemente in piazza in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. A organizzare i cortei sono state associazioni, talvolta in rete, come anche sindacati e ancora comitati di studenti, collettivi femministi e transfemministi compresi quelli di Non Una Di Meno che non ha sfilato solo a Roma e Messina ma in molti altri territori.
PANCHINE E SCARPE ROSSE, incontri, iniziative anche in qualche presidio ospedaliero oltre che in qualche università, e altri modi di ritrovarsi e insieme ricordare non solo i femminicidi ma quanto la violenza maschile pervada le dinamiche di questo paese.
Come conferma infatti la mappa delle mobilitazioni italiane – preparata e aggiornata da Federica Rossi, consultabile sul sito del manifesto – molte città hanno partecipato e dato il proprio contributo al 25 novembre. Ma quali sono i nomi delle donne uccise dall’inizio del 2023? A Milano, dal palco della manifestazione svoltasi in largo Cairoli con oltre 30mila persone e intitolata «Il patriarcato uccide», quei nomi sono stati pronunciati tutti, uno per uno, ripetendo più volte il suo, quello di Giulia Cecchettin: «Per Giulia – è stato detto – e tutte queste donne non facciamo un minuto di silenzio ma bruciamo tutto».
E ancora per Giulia e per tutte, un falò è stato acceso in corso San Maurizio a Torino, dove ieri il corteo contava oltre 15mila persone. Una delle parole ricorrenti è stata «rumore» così anche a Napoli, in piazza del Plebiscito, è stata gridata dai tanti e tante partecipanti che si sono tenuti per mano durante un flash mob.
Erano oltre mille anche a Isernia, con una grande adesione scolastica, e mentre sfilavano gridavano non solo il nome di Giulia ma anche di Romina De Cesare e Stefania Cancelliere, entrambe del comune molisano e uccise dagli ex compagni: «Non starò più zitta», dicono le ragazze.
E NON FANNO SILENZIO neppure in Sardegna al flash mob organizzato tra Cagliari e Quartu: «è il momento di dire basta», insieme a un’altra manifestazione sulle scalinate del Bastione di Saint Remy: «Non ci scusiamo per il disturbo, ci stanno ammazzando».
Se nelle Marche il maltempo ha fatto rimandare il corteo previsto ad Ancona che si terrà dunque il 29, a Fermo sono stati allestiti dei punti informativi all’interno delle strutture sanitarie, con scarpette rosse e l’appello per rivolgersi non solo alle forze dell’ordine.
Intorno al rosso si sono riuniti ieri anche a Trento, dove in piazza S. Maria Maggiore c’è la panchina dedicata a Agitu Ideo Gudeta. «Vogliamo un giorno in cui non conosceremo già la fine della storia. Fino ad allora lotteremo anche per te», questo il messaggio che arriva invece dalla Versilia e dedicato idealmente a Giulia in occasione della «Camminata rumorosa» organizzata a Viareggio dalla Casa delle Donne, con oltre mille persone.
SEMPRE IN TOSCANA, a Campi Bisenzio, un flash mob ieri contro la violenza sulle donne nei giardini della Resistenza. Donne uomini e bambini – che poi è stata la cifra di quasi tutte le iniziative sparse per l’Italia – si sono riuniti in un centinaio per interrogarsi sul tema.
In Calabria, mentre a Catanzaro proprio ieri sono state emesse nove misure cautelari dopo la denuncia di una donna a proposito di comportamenti violenti reiterati ai suoi danni (compresi quelli del suo ex fidanzato), a Cosenza oltre mille persone hanno partecipato a una manifestazione al grido «Se domani non torno bruciate tutto. Per Giulia e per tutte».
L’Italia scende in piazza anche a Times Square: scarpe rosse sul tricolore
INGOVERNABILI. La protesta organizzata a New York: «Sono contenta di vedere qui tutte queste donne che avevano bisogno di stare insieme»
Marina Catucci, NEW YORK 26/11/2023
L’eco delle manifestazioni in Italia è risuonato anche a New York, dove alle 11 del mattino una parte della comunità italiana si è radunata a Times Square, facendosi spazio fra i turisti e sfidando il freddo gelido, per aggiungere la propria voce.
L’iniziativa è partita dall’imprenditrice Giada Bardelli che, insieme a Giulia Michieli e Cornelia Pop, fondatrice della community Italian Women Usa, ha lanciato l’idea online. Così a fianco alla famosa scalinata rossa dove chi viene a Times Square si fa un selfie in quella che è una delle piazze più iconiche del mondo, è stato steso un lenzuolo bianco e su di esso una bandiera italiana e delle scarpe rosse.
Davanti a una piccola folla, composta non solo da donne, sono stato letti i nomi delle donne uccise in Italia dall’inizio dell’anno.
«È stato organizzato tutto in tempo record, letteralmente cinque giorni – spiega Bardelli – e sono contenta di vedere qua l’espressione di tutte queste donne che avevano bisogno di stare insieme. Per me questo è un tema importante, e mi tocca personalmente, perché io stessa sono passata attraverso questa esperienza, e ora sono molto fiera di me per essere riuscita a tirare fuori la mia voce e per aver cercato di fare qualcosa per risolvere questo problema. Ci tenevo particolarmente che degli uomini fossero parte di questa manifestazione, in quanto abbiamo bisogno che siano con noi in questa lotta per eliminare il patriarcato tossico che c’è nel nostro paese».
Negli Usa vedi una situazione diversa?, chiediamo. «Vedo più attenzione alla prevenzione – risponde Claudia, expat italiana che vive a Manhattan – Almeno qua a New York si cerca di fare sensibilizzazione e prevenzione, si comincia dalle scuole che sono un luogo importante, si parte dai gender studies per arrivare a parlare delle violenza di genere. Si continua con il linguaggio evitando di vittimizzare le donne che non vengono chiamate “vittime” ma “sopravvissute”. Questo dibattito purtroppo non lo vedo ancora in Italia. Eppure tutti conosciamo qualcuno che ha vissuto queste esperienze terribili, non è propriamente un fenomeno raro».
«Ho deciso di venire all’ultimo momento – spiega Rita – perché mi ha chiamata una mia amica. Vedo quello che sta succedendo in Italia, quanta gente è scesa in piazza. Forse faccio un salto troppo grande, ma mi sembra un “momento George Floyd”, quell’omicidio di troppo dopo il quale non si può più stare a guardare. Per me è importante far sapere in Italia che anche qua, da italiani, sappiamo che c’è un problema che è mondiale ma particolarmente grave in Italia. E sempre come ho imparato qui con il movimento Black Lives Matter, è ora che gli uomini usino i loro privilegi per combattere il patriarcato».
Gli uomini presenti a Time Square ne sono consapevoli, come dice Tommaso, collaboratore di Bardelli che ha aiutato ad organizzare la manifestazione «perché ho avuto la fortuna di essere cresciuto in una famiglia dove gli uomini avevano rispetto per le donne». Anche per altri uomini italiani presenti alla manifestazione il non essere diventati loro stessi vittime della cultura patriarcale è stata una fortuna riconducibile alle loro storie personali. «In Italia servirebbe costruire una società diversa – dice Francesco -, e questo non può essere fatto senza l’aiuto della scuola, dove le ragazze e i ragazzi passano gran parte del loro tempo. Servirebbe questo apporto educativo oltre a quello della famiglia».
Il femminicidio di Giulia Cecchettin e le mobilitazioni che si sono svolte in Italia sono arrivate negli Usa attraverso gli articoli dell’Associated Press, del New York Times, ne ha parlato la Abc. «Anche per i media Usa è facile romanticizzare il vostro paese e perdonargli tutto – dice Andy, avvocata americana sposata con un’italiana – per alcuni sarà uno shock, ma l’Italia è tante belle cose e poi è anche questo: una cultura patriarcale così integrata nel sistema da diventare il sistema stesso, e per liberarsene ci sarà bisogno di manifestazioni e di leggi».
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