VERSO UN FUTURO INCERTO e PERICOLOSO da IL FATTO e 18BRUMAIOBLOG
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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VERSO UN FUTURO INCERTO e PERICOLOSO da IL FATTO e 18BRUMAIOBLOG

Ucraina, l’Ue rinuncia al ruolo di mediatore: andiamo verso un futuro incerto e pericoloso

 Federico La Mattina 12 APRILE 2022

La storia non è finita nel 1989 e gli eventi traumatici degli ultimi due mesi hanno segnato una svolta importante, probabilmente epocale, nel ventunesimo secolo. Una guerra (per procura nel caso americano) tra grandi potenze nel territorio europeo non mette le lancette all’indietro verso il recente passato della Guerra Fredda ma segna la transizione verso un futuro incerto e pericoloso.

In guerra la propaganda abbonda da tutte le parti. Credere che la seconda potenza militare mondiale si imbarchi in una guerra del genere, potenzialmente espandibile in un conflitto su larga scala, soltanto per “salvare il Donbass” o per “denazificare” significa evidentemente credere alle favole. D’altra parte credere che esista uno scontro ideologico tra “democrazie” e “autocrazie” o credere a chi dice che la Russia stia pianificando di invadere altri paesi è parimenti insensato. Che ci sia una forte propaganda russa è fuori discussione; ciò che invece dalle nostre parti non si vuole sentire dire è che esiste una altrettanto forte propaganda della Nato, riflesso della propaganda statunitense.Gli Stati Uniti, vincitori solitari della Guerra Fredda, hanno deciso di umiliare la Russia post-sovietica mettendola sotto pressione con una progressiva espansione della Nato anziché renderla partecipe di una cogestione degli affari globali; ciò ha fomentato un revisionismo geopolitico russo (colorato da una retorica nazional-imperiale grande-russa) e il 24 febbraio, con l’invasione su vasta scala dell’Ucraina, la Russia ha messo da parte un certo pragmatismo realista in seguito a una probabile vittoria dei falchi interni.

Una guerra che coinvolge paesi quali la Russia e gli Usa va inserita all’interno di un quadro più ampio caratterizzante la politica tra potenze (sotto questo aspetto faccio mia una prospettiva strutturale di tipo realista). Questo però non sminuisce la responsabilità dell’invasione, che ricade certamente sulla Russia; al pari delle precedenti guerre americane, una su tutte quella contro l’Iraq, anche in questo caso i pretesti umanitari alla base dell’invasione russa sono funzionali a logiche di tipo geopolitico e strategico. L’invasione dell’Ucraina è indubbiamente da condannare, tuttavia i paesi occidentali hanno avuto delle gravi responsabilità nell’avere ignorato i segnali di Mosca sulle “linee rosse”.I paesi europei hanno rinunciato a svolgere un ruolo di mediazione all’interno del conflitto seguendo a ruota gli Stati Uniti che, arroccati al sicuro oltreoceano, possono permettersi lo scontro frontale con Mosca. Peraltro gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra per procura in Ucraina e, poco favorevoli a una celere risoluzione del conflitto, sarebbero ben lieti di godersi lo spettacolo di un impantanamento russo che avrebbe costi umani altissimi: prospettiva auspicata dagli strateghi statunitensi, quantunque inconfessabile poiché incompatibile con la retorica liberale che ha spesso mascherato le politiche di potenza americane. La scelta di diversi paesi europei di armare pesantemente l’Ucraina si inserisce pienamente in questa prospettiva, contribuendo a un’intensificazione e a un allungamento del conflitto.

Noi europei abbiamo delegato il ruolo di mediatore a un paese – la Turchia – che non è certamente una democrazia liberale. Ancora una volta: siamo sicuri che le democrazie puntino in linea di principio alla pace? L’importante mediazione turca contraddice tale assunto ideologico, figlio di una lettura di scuola liberale delle relazioni internazionali. Difendere la pace significa inevitabilmente spingere per una soluzione diplomatica. Continuiamo a camminare sull’orlo del baratro eppure molti in Europa, impegnati in casa a scovare giornalmente un nuovo nemico interno “filo-putiniano”, preferiscono soffiare sul fuoco della guerra.

L’Europa sta al gioco

 

OLYMPE DE GOUGES 13 aprile 2022

La guerra in Ucraina come pretesto per demonizzare tutti i russi e tutto ciò che è russo. Se a Trieste l’Ukrainian Classical Ballet decide di non rappresentare Il Lago dei cigni, a Berlino l’ambasciatore ucraino, Andriy Melnyk, non lascia passare giorno senza diffondere la sua russofobia.

Melnyk ha boicottato un concerto di beneficenza per l’Ucraina organizzato dal presidente tedesco perchè a suonare è stato chiamato il pianista russo in esilio Yevgeny Kissin. Non solo, Melnyk a insultato la città di Osnabrück per aver assegnato il suo premio musicale al giovane violinista russo Dmitry Smirnov, che aveva suonato composizioni ucraine!

In una lunga intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, Melnyk ha dichiarato che tutti i russi sono dei nemici: “Non è una questione di distinguere tra russi cattivi e buoni russi. Lo dico molto chiaramente, la Russia è uno stato nemico per noi, e tutti i russi sono nemici dell’Ucraina in questo momento”.

Il Memoriale sovietico di Berlino-Treptow, che commemora gli 80.000 soldati sovietici caduti nella battaglia per la liberazione di Berlino alla fine della seconda guerra mondiale, è stato ricoperto di svastiche e slogan come “Morte a tutti i russi”. La polizia, che sorveglia costantemente il monumento, afferma di non aver visto nulla.

Indistintamente i cittadini russi sono puniti per la guerra, anche quando si esprimono contro di essa. In una mail, un direttore dell’ospedale universitario di Monaco ha annunciato: “A causa delle gravi violazioni dei diritti umani da parte dello squilibrato Putin, ci rifiutiamo di curare i pazienti russi”. Poi l’ospedale ha detto che si trattava di un’opinione personale e individuale, dettata da una situazione emotiva. Il clima comunque è questo.

Il colmo è stato raggiunto quando Volodymyr Zelensky ha rifiutato di ricevere una visita del presidente federale Frank-Walter Steinmeier a Kiev. Motivo? Aver sostenuto in passato il progetto del Nord Stream 2. Steinmeier una settimana fa aveva chiesto scusa dicendo: “Su Putin mi sbagliavo”.

Su Putin si sbagliavano tutti, ma continuano a importare gas dalla Russia e a pagarlo.

In Germania è in atto un cambio di rotta nella politica estera, con critiche pesantissime sui rapporti stabiliti dalla Merkel e dai suoi predecessori con Mosca.

Dopo decenni in cui la classe dirigente tedesca ha dovuto mantenere le distanze dai crimini dei nazisti, ora può dare libero sfogo alla sua fondamentale visione storica che si nutre di revanscismo e razzismo. Ciò che prima si diceva solo a porte chiuse e nei circoli dell’estremismo di destra ora può essere detto pubblicamente.

Memoria corta ovunque, anche in Germania. Nel 1969 fu abbandonata la dottrina Hallstein, che proibiva le relazioni diplomatiche con gli alleati della Germania dell’Est. Nel 1970, il cancelliere Willy Brandt fece la sua famosa genuflessione alle vittime del ghetto di Varsavia. Nello stesso anno, il suo governo firmava trattati di non aggressione con l’Unione Sovietica e la Polonia. Nel 1972 seguì il Trattato di base con la Repubblica Democratica Tedesca.

A questo periodo risalgono anche le vaste forniture russe di gas, petrolio e carbone che hanno reso la Germania indipendente dalla crisi mediorientale e dal forte rincaro del petrolio a causa del mancato rispetto statunitense degli accordi di Bretton Woods sulla convertibilità dollaro/oro. La Germania forniva i tubi per i gasdotti e contemporaneamente alleviava la crisi della sua industria siderurgica; la Russia pagava con gas e petrolio le sue importazioni.

Dopo il 1989, gli Stati Uniti hanno interpretato la dissoluzione dell’Unione Sovietica come un “momento unipolare” che avrebbe permesso di consolidare la posizione di Washington come unica superpotenza. La Germania ha visto la riunificazione come un’opportunità per diventare ancora una volta la potenza dominante in Europa.

Gli USA, attraverso la NATO, strumento militare che controllano totalmente, si sono sempre più avvicinati ai confini della Russia. Favorendo concretamente il colpo di Stato a Kiev del 2014, puntavano infine a mettere mani e piedi anche in Ucraina e Crimea, ciò che avrebbe consentito loro di dominare il fianco meridionale ai confini della Russia, stringendola in una morsa a tenaglia, quindi controllare il mar Nero, il mar d’Azov, l’Asia centrale.

Con la reazione della Russia a queste manovre, gli USA hanno provveduto ad armare e addestrare l’esercito ucraino e le milizie neonazista. Ad agosto scorso hanno lasciato inopinatamente l’Afganistan, che non riuscivano a controllare, e hanno concentrato la loro attenzione e le risorse sull’Ucraina. Da ultimo (novembre 2021) hanno sottoscritto un accordo di partenariato strategico con Kiev respingendo a priori qualsiasi proposta di accordo con la Russia.

Gli obiettivi degli USA-NATO non sono la libertà e la democrazia per l’Ucraina. Stanno usando Kiev e personaggi di paglia locali per i propri fini, per il cambio di regime a Mosca, la scissione della Russia e l’accesso illimitato alle sue abbondanti materie prime, togliendo al loro nemico principale, la Cina, se non un amico, quantomeno un alleato. La Germania e il resto d’Europa stanno al gioco.

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