UNA SOCIETÀ PER “TODAS, TODOS Y TODES” da IL MANIFESTO
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UNA SOCIETÀ PER “TODAS, TODOS Y TODES” da IL MANIFESTO

Prima vittoria della sinistra. Una nuova era per la Colombia

AMERICA LATINA. Petro batte Hernández di tre punti e promette pace, giustizia sociale e ambientale

Susanna De Guio, Giacomo Finzi, BOGOTÀ  21/06/2022

Sí, se pudo, ce l’abbiamo fatta, è stato il coro più sentito nelle piazze e nelle strade che festeggiavano la vittoria di Gustavo Petro, nuovo presidente della Colombia.
Con oltre 11 milioni di voti e il 50,46% del totale, il candidato del Pacto Histórico si è imposto al ballottaggio di domenica 19 giugno sul populista Rodolfo Hernández, che è rimasto fermo al 47,29% con poco più di 10 milioni di preferenze.

È un risultato storico: per la prima volta nella sua vita repubblicana, la Colombia avrà un presidente di sinistra, e alla vicepresidenza una donna, afro discendente e di origini umili: Francia Márquez, attivista ambientale e femminista che rappresenta l’inclusione e la lotta per l’uguaglianza dei settori storicamente marginalizzati e impoveriti della società colombiana. «Sarà il governo della gente con i calli sulle mani, della gente comune» ha affermato nel suo discorso dopo la vittoria.

L’ACCETTAZIONE della sconfitta da parte di Hernández e il messaggio di Ivan Duque che ha riconosciuto Petro come nuovo presidente hanno rapidamente allontanato lo spettro dei brogli, che aveva dominato l’agenda mediatica e le preoccupazioni del Pacto Histórico negli ultimi giorni. Insieme all’idea che un’elezione trasparente e un governo progressista fossero impossibili in Colombia, finisce un’era segnata dall’influenza della destra neoliberale, vincolata al paramilitarismo e al narcotraffico, e responsabile di una sanguinosa politica di scontro con le forze guerrigliere che ha esacerbato la violenza nel Paese negli ultimi vent’anni.

Petro rappresenta infatti una rottura rispetto all’establishment, nella sua campagna elettorale ha affermato di voler applicare integralmente l’Accordo di Pace firmato nel 2016 tra lo Stato e le Farc e ha criticato apertamente la classe politica colombiana come una delle più corrotte del mondo.
Con l’elezione di Petro si muove anche la mappa politica del continente: nel suo primo discorso alla nazione, ha parlato di ricostruire l’integrazione latinoamericana, e ci sono diversi segnali che vanno in questa direzione. La sua vittoria arriva subito dopo la svolta progressista in Cile dello scorso anno, e precede il voto in Brasile di ottobre, dove Lula già si impone su Bolsonaro nei sondaggi. Oltre a Boric, anche i presidenti di Argentina, Messico, Bolivia e Venezuela, tra gli altri, hanno accolto positivamente il cambio che rappresenta l’arrivo di Petro alla presidenza.

IL SUO MESSAGGIO, dal palco di una emozionata e gremita arena Movistar, a Bogotá, è stato quello della riconciliazione, della pace e del dialogo, a cui ha invitato anche l’elettorato di Hernández. Petro ha riconosciuto che la sua vittoria, con soli tre punti di distacco dal suo contendente, parla di un Paese diviso in due, che riunire sarà parte del suo progetto politico fondato su un «grande accordo nazionale».
Si è inoltre rivolto al pubblico ministero per chiedere la liberazione dei ragazzi della cosiddetta prima linea che ha caratterizzato le mobilitazioni dello scorso anno, arrestati arbitrariamente nelle settimane precedenti alle elezioni, e ha lasciato il microfono alla madre di Dylan Cruz, che vede in Petro la possibilità di ottenere giustizia per suo figlio, ucciso a soli 18 anni il 23 novembre del 2019 dagli squadroni di polizia Esmad, durante il primo ciclo di proteste che si sono ripetute con forza durante l’anno passato.

Pace con giustizia sociale è il cammino indicato anche da Francia Márquez, che si propone di sradicare il patriarcato e il razzismo da una parte, e dall’altra di proteggere la madre terra, aggiungendo così il terzo asse del progetto politico, la giustizia ambientale.
La transizione energetica in risposta all’emergenza del cambio climatico è centrale nel programma di governo del Pacto Histórico: Petro ha parlato di salvare la selva amazzonica per salvare il pianeta e allo stesso tempo scommette su un capitalismo produttivo che possa far crescere l’impiego e l’industrializzazione, al posto della logica di estrazione ed esportazione delle materie prime che caratterizza l’economia colombiana.

LE SUE PROPOSTE promettono maggiori opportunità, investimenti nell’educazione e nella salute, e si rivolgono alle generazioni più giovani e alle donne, componenti decisive dell’elettorato che ha permesso a Petro e Marquez di imporsi su Hernández. Grazie a una strategia comunicativa mirata a demolire l’avversario per la sua poca consistenza politica e a una serie di alleanze verso il centro, Petro ha guadagnato terreno. Al ballottaggio si sono presentate alle urne 1,2 milioni di persone in più rispetto alle elezioni del 29 maggio, con una straordinaria partecipazione del 58%, che non si vedeva da cinquant’anni, e Petro ha raccolto 2,7 milioni nuovi voti.

«ABBIAMO VINTO, abbiamo dimostrato che il popolo è superiore ai suoi dirigenti» dice orgoglioso un ragazzo citando la famosa frase del leader liberale Jorge Eliécer Gaitán, che fu ucciso nel 1948 dando origine alla rivolta sociale conosciuta come Bogotazo. Sventola la bandiera della Colombia in una piazza Bolivar in festa, nel centro di Bogotà.

Per il Paese si apre ora un’immensa opportunità che è insieme una sfida, come dice una signora che è scesa in strada con tutta la sua famiglia a celebrare la vittoria elettorale: «Questo è il voto della dignità, per restituire alla Colombia l’empatia, l’umanità, l’amore e superare l’odio e la morte».

«Serve un movimento popolare forte che sostenga Petro e Márquez»

COLOMBIA. Intervista alla sociologa femminista Betty Ruth Lozano: «Senza un’organizzazione che accompagni questo governo, le sue proposte, al di là di tutte le buone intenzioni, si infrangeranno contro il muro delle forze capitaliste. Márquez potrà mettere a punto strategie di protezione dei territori degli afro-discendenti, con il contrasto ai narcos, e tessere il grande accordo nazionale» 

Claudia Fanti  21/06/2022

Dopo duecento anni la Colombia volta pagina e, assicura il vincitore delle elezioni Gustavo Petro, il cambiamento non sarà solo di facciata. Finalmente, aggiunge Francia Márquez, prima donna nera a conquistare la vicepresidenza, «raccogliamo i frutti della semina» dei «nostri antenati», delle loro lotte, dei loro ripetuti tentativi di costruire «la nuova storia».

La strada, tuttavia, non sarà in discesa, come ha dimostrato la recente storia latinoamericana. Se è giusto festeggiare, conviene tenere i piedi ben piantati a terra, come evidenzia la sociologa Betty Ruth Lozano, rappresentante di punta del «femminismo nero, popolare e decoloniale».

La sinistra ha vinto per la prima volta le elezioni. Quali sono ora le aspettative?

La vittoria del Pacto Histórico ha suscitato in noi profonde emozioni: sarà il primo governo non appartenente alle élite discendenti dai colonizzatori che hanno governato questo paese a partire dall’indipendenza dalla Spagna. E la gioia è tanto più profonda in quanto la vittoria è stata realmente sofferta: in questa democrazia mafiosa e corrotta, legata a doppio filo agli interessi del capitalismo transnazionale, le destre hanno fatto di tutto per impedire al Pacto Histórico di conquistare la presidenza. Questa vittoria è importante in particolare a livello simbolico: è come se fosse stato tolto il ginocchio che premeva sul collo del popolo colombiano, come se, dopo tanta violenza, questo popolo possa ricominciare a respirare. Ma non rappresenta di certo la soluzione a tutti i grandi problemi del paese: è molto difficile che, nel quadro di uno Stato così rigidamente colonialista, Petro possa governare liberamente.

Le tre grandi linee di governo saranno, ha detto Petro, pace, giustizia sociale e giustizia ambientale, con un forte accento sul tema del cambiamento climatico. Quali saranno i suoi margini di manovra?

Queste proposte Petro le ha ribadite anche nel suo discorso dopo la vittoria. E già oggi i mezzi di comunicazione rilanciavano le critiche dei suoi avversari. Sappiamo che non sarà facile portarle avanti, che non tutto è nelle mani di Petro, esattamente come non tutto può risolversi semplicemente con il voto. Per questo è necessario continuare a rafforzarci a livello popolare dal punto di vista organizzativo: senza un movimento popolare forte che accompagni questo governo, le sue proposte, al di là di tutte le buone intenzioni di Petro e Márquez, si infrangeranno contro il muro delle forze capitaliste, quelle che hanno portato avanti tutte le politiche di aggiustamento strutturale tra gli applausi del Fondo monetario internazionale.

La proposta di Petro di una moratoria sullo sfruttamento del petrolio sarebbe un passo enorme in termini di transizione verso una società post-estrattivista.

Sarebbe un passo gigantesco. Sappiamo che, di fronte alla dipendenza ancora forte dell’intera economia mondiale dai combustibili fossili, non sarà possibile uscire da un giorno all’altro da un modello estrattivista, ma la nostra aspettativa è che perlomeno non vengano aperti nuovi pozzi petroliferi e che si rinunci al fracking.

Che ruolo potrà giocare Francia Márquez?

Potrà svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione della pace all’interno dei territori. Lo stesso Petro ha evidenziato quanto sia importante costruire la pace a partire dalla sfera locale, nel rispetto delle specificità di ogni regione. Conoscendo molto bene la situazione dei territori abitati dai popoli afro-colombiani e indigeni, vittime di una violenza mirata a espropriarli delle loro terre, Márquez potrà mettere a punto strategie di protezione dei territori, con un’azione di contrasto al narcotraffico. E grazie all’alto livello di consenso di cui gode potrà lavorare efficacemente per tessere quel «grande accordo nazionale» a cui si è richiamato anche Petro.

Qual è stata l’importanza della rivolta popolare dello scorso anno ai fini della vittoria del Pacto Histórico?

Credo sia stata enorme. Il paro nacional ha avute ripercussioni profonde, dimostrando come i giovani, solitamente descritti come apolitici e poco interessati a quanto avviene nel paese, abbiano al contrario una visione molto chiara e una grande capacità di mobilitazione. Ed è stato il loro voto e quello delle donne a risultare decisivo per la vittoria della coppia Petro-Márquez. Ma la rivolta ha anche rivelato il volto più terribile della repressione statale, che si è abbattuta sui giovani assassinandoli, mutilandoli, facendoli scomparire, massacrandoli. Così come ha rivelato quanto i mezzi di comunicazione mentano e omettano, fino a che punto siano al servizio del potere egemonico.

La vittoria di Petro e Márquez pare fondamentale anche per un rilancio del processo di integrazione latinoamericana.

A livello continentale è sicuramente un fatto rilevante che la Colombia, per la prima volta nella sua storia repubblicana, sarà retta da un governo progressista. Un governo che va ad aggiungersi a quelli di paesi come il Messico e il Cile e, speriamo tra breve, il Brasile. Ma per quanto tali governi avranno in questo modo una maggiore forza per portare avanti nuove proposte politiche, l’azione governativa da sola non basta. Anche a livello latinoamericano, il rafforzamento del potere popolare è imprescindibile affinché si possa costruire una società in cui, come dice l’esercito zapatista, ci sia posto per «todos, todas y todes».

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