TACCIANO LE ARMI. IN MARCIA PER LA PACE da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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TACCIANO LE ARMI. IN MARCIA PER LA PACE da IL MANIFESTO e IL FATTO

Tacciano le armi. In piazza per la pace il 5 novembre

MOBILITAZIONE. A Roma la manifestazione nazionale promossa dalla coalizione EuropeForPeace. Nel weekend 21-23 ottobre 100 iniziative in tutta Italia, da Trento a Siracusa

Emanuele Giordana  14/10/2022

Una grande manifestazione nazionale per la pace il 5 novembre a Roma: partenza alle 11 da piazza della Repubblica e arrivo a San Giovanni, promossa dalla coalizione EuropeForPeace (di cui fanno parte Acli, Arci,Cgil, comunità di Sant’Egidio, Pax Christi, Una tavola per la pace). E poi decine di eventi in tutta Italia nel week end dal 21 al 23 ottobre, dibattiti e incontri sul tema della guerra in piccole e grandi città da Nord a Sud.

È la mobilitazione diffusa che centinaia di associazioni hanno promosso per riportare la pace al centro della politica e chiedere che si faccia pressione sui governi e soprattutto sull’Onu perché finalmente promuova una Conferenza di pace sull’Ucraina. Una proposta che in questo giornale ha trovato spazio sin dai primi giorni della guerra nel cuore dell’Europa.

NEGOZIATO, disarmo, diritti, protezione sono i temi su cui il movimento pacifista e non violento italiano ha lavorato sin dall’invasione russa di febbraio: un lavoro sbeffeggiato e deriso, sottovalutato e non raccontato ma che adesso vede i partiti in affanno inseguire una diplomazia dal basso che ha inventato le carovane di StopTheWarNow, la mobilitazione diffusa, i festival e gli incontri nei piccoli e grandi centri del Belpaese.

Una scoperta che anche buona parte della stampa italiana, deposto l’elmetto, sembra adesso disposta a raccontare.

OGNI GIORNO la coalizione EuropeForPeace ne dà conto sul suo sito web (sbilanciamoci.info/europe-for-peace) dove viene aggiornata la lista delle città, dei sindaci, delle organizzazioni che hanno aderito alla campagna promossa da un’associazione di centinaia di soggetti di cui Rete Pace e Disarmo e Sbilanciamoci si sono fatte in questi giorni portavoce invitando a ripetere eventi o a crearne di nuovi proprio perché la manifestazione nazionale di novembre non sia un evento isolato ma il culmine di una mobilitazione diffusa. Che continuerà anche dopo.PER SAPERE cosa succederà nei prossimi giorni si può seguire l’ordine alfabetico: alla lettera A c’è Aviano, sede della base militare nucleare americana, dove sabato 22 ci si trova in piazza Duomo con canzoni e performance teatrali.

Ma c’è anche Avellino, con una due giorni organizzata da Cgil, Anpi, Acli, Arci e altre ong, cooperative e comunità. In Sicilia c’è Avola che il 22 in piazza Faust D’Agata porterà le parole d’ordine “Tacciano le armi. Negoziato subito”. Alla lettera V c’è Viterbo, dove hanno già iniziato con un incontro al “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera”, e c’è Vittorio Veneto con «tavoli per parlare e disegnare la pace». In mezzo ci sono Lerici e Lecce. Sopra, geograficamente, Trento e Verona. Sotto, Brindisi e Potenza.

La lista si allunga tra piccoli e grandi centri, da Milano a Busto Arsizio, da Siracusa ad Alba. Incontri, biciclettate, persino pastasciutta. Una sorta di chiamata alla creatività, non certo alle armi.

Molte associazioni stanno in questa o l’altra rete e tutte a modo loro hanno contribuito a creare un clima che non ha fatto che spingere nella direzione del dialogo, del negoziato, del cessate il fuoco. «Bisogna fermare la follia assassina del Cremlino che colpisce i civili e punta sulla città.

Ma come? Lanciando altri missili assassini? Vendetta su vendetta, odio su odio, occhio per occhio ci renderà tutti ciechi. È il momento della condanna unanime del carnefice ma bisogna farlo senza diventare come lui.

La guerra atomica la perdono tutti, chi spara prima o dopo», scrivono su Collettiva, giornale online della Cgil, i sindacalisti che sono andati a Kiev. Altre carovane sono in preparazione con StopTheWarNow.

E la mobilitazione diffusa si rifletterà anche sull’incontro tra Sergio Mattarella, Emmanuel Macron e il presidente del Niger Mohamed Bazoum che apriranno quest’anno l’incontro interreligioso “Il grido della pace”, organizzato da Sant’ Egidio a Roma dal 23 al 25 ottobre.

Un grido che il papa ha fatto suo quasi ogni settimana all’Angelus e che lega idealmente, come la marcia Perugia Assisi, lo spirito, spesso sotto traccia, che ha attraversato l’Italia in questi mesi e non sempre con attività coordinate con le grandi reti.

C’è un gruppo di Gorgonzola che ha organizzato i suoi convogli di aiuti in Ucraina mettendo assieme un gruppo di amici o le “Brigate Volontarie per l’Emergenza”, un’associazione di solidarietà e mutuo soccorso in partnership con le organizzazioni ucraine Social Movement e Solidarity Collectives. Sono partite per Mykolaiv a fine settembre.

DI GUERRA ma soprattutto di pace si discuterà anche a Roma al Salone dell’Editoria sociale, undicesima edizione del festival di libri e idee promosso dall’associazione Gli Asini.

Domani alle 16 si parla di Obiezione con Claudia Lamonaca di Archivio Disarmo, Francesco Spagnolo di Redattore sociale, Nicola Palermo, Daniele Taurino del Movimento Nonviolento e Massimiliano Trulli di Acque Correnti. Alle 18, “Le ragioni della pace” con Giulio Marcon (Sbilanciamoci!), Rossella Miccio (Emergency), Martina Pignatti (Un Ponte Per) e Francesco Strazzari della Sant’Anna di Pisa.

 

In piazza per la pace, contro cretini e guerrafondai. Basta appoggiare l’escalation

Fabio Marcelli  13 OTTOBRE 2022

Al di là di ogni altra considerazione, l’impressione netta è che il governo di Kiev e la Nato ci prendano per scemi. Si veda ciò che è successo coll’attentato al ponte che collega la Crimea colla Russia. Dopo aver rivendicato il camion bomba con tanto di auguri ironici a Putin per il suo compleanno ed aver affermato che era solo l’inizio, il governo di Kiev si è inventato che responsabili sarebbero stati gli stessi russi, a causa di faide non meglio precisate tra vari settori dei servizi. Lo stesso era del resto accaduto coll’esplosione che ha messo fuori uso il gasdotto Nord Stream, auspicata dagli statunitensi e rivendicata apertamente da un ex ministro polacco e poi addebitata ai russi, che non si capisce quale giovamento avrebbero potuto trarne.

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Nord Stream, ho l’impressione che molti in Germania si stiano facendo domande sugli attentati

La verità è che i media sono pronti a trangugiare ogni bugia e ogni fake news purché provenga dalle fonti privilegiate, che sono poi quelle occidentali. Si veda anche il caso dei denti d’oro che secondo la stampa sarebbero stati strappati ai prigionieri ucraini, salvo poi scoprire, grazie al giornale tedesco Bild che erano stati rubati a uno studio dentistico. Non è solo solo un problema di qualità dell’informazione, ma anche di orientamento politico della stessa. E qui l’Italia paga ovviamente uno dei prezzi maggiori date le pessime tradizioni dei suoi giornaloni e delle sue televisioni. Le conseguenze di questa mancanza di obiettività sono estremamente negative pregiudicando tra l’altro la possibilità di un’inchiesta obiettiva sui crimini di guerra.

Ma la responsabilità dei media va oltre, traducendosi in un appoggio esplicito all’escalation che continua inarrestabile. C’era davvero da restare sconcertati di fronte allo giubilo col quale la Rai, prima del contrordine di Kiev, ha dato la notizia dell’attentato al ponte. Sembra che Zelensky e l’Ucraina siano legittimati a ogni dichiarazione e a ogni comportamento e ad esempio ad auspicare il first strike nucleare. In Italia media e partiti, se non chiaramente schierati coll’escalation, la subiscono passivamente senza riuscire ad articolare alcuna proposta di negoziatoLa decisione di Zelensky di vietare per legge quest’ultimo è stata accettata come del tutto normale, mentre il Parlamento europeo, con un voto ignominioso ha bocciato ogni proposta volta a rilanciare la soluzione pacifica di un conflitto che si aggrava ogni giorno di più.

La premessa implicita di questo atteggiamento demenziale è che, dato che Putin e la Russia hanno violato il diritto internazionale invadendo l’Ucraina, occorre ora punirli costi quel che costi e mettendo a rischio l’esistenza stessa dell’umanità. Si tratta con ogni evidenza di un ragionamento primitivo che ignora il contesto nel quale si è prodotta l’aggressione, privandosi in tal modo della possibilità di capire le cause della situazione e quindi di intervenire efficacemente in merito avanzando proposte di soluzione pacifica.

L’arroganza dei guerrafondai giunge al punto di insultare coloro che non si rassegnano all’escalation, definendoli spregiativamente “putiniani” e “pacifinti” solo perché non disposti a rinunciare al loro senso critico e a trangugiare senza discutere le versioni di comodo confezionate dalla Nato. Una furia distruttiva e autodistruttiva che pregiudica il funzionamento degli apparati cerebrali. Del resto le guerre sono in genere precedute da epidemie di imbecillità, ma stavolta può essere davvero l’ultima, data la portata devastante degli armamenti in campo.Deve quindi essere chiaro che la battaglia contro i cretini è oggi una battaglia per la sopravvivenza del genere umano. Certamente la situazione è grave anche e soprattutto perché costoro oggi infestano, specie nel nostro Paese, il sistema politico e quello della comunicazione sociale. Il tempo non è molto perché, con alla guida coloro che non hanno remore a trasformarci tutti in immondizia radioattiva, stiamo inesorabilmente slittando verso l’abisso.

Occorre quindi che si levi forte e determinata la voce di coloro che non accettano questo esito e non vogliono sacrificare le loro vite e quelle delle generazioni future ai diktat strategici della Nato e alla retorica del nazionalismo, sia esso russo o ucraino. Occorre pertanto raccogliere l’appello di Papa Francesco e scendere in piazza con determinazione per la pace, bene inestimabile che le corrotte e incompetenti élite politiche italiane ed europee non sono oggi in grado di garantire. E pertanto occorre rendere evidente che non ci rappresentano e mandarle via il più presto possibile, si chiamino Letta, Calenda, Meloni o in altro modo ancora. L’Italia riprenda in mano il suo destino prima che sia troppo tardi.

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