RIARMO: IN MARCIA VERSO il BARATRO da IL MANIFESTO e ANTIMAFIA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
8506
post-template-default,single,single-post,postid-8506,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

RIARMO: IN MARCIA VERSO il BARATRO da IL MANIFESTO e ANTIMAFIA

Maxi riarmo della Bundeswehr: accordo Spd-Cdu

GERMAIA. L’Unione cristiano-democratica garantirà a Scholz la maggioranza qualificata necessaria per cancellare dalla Costituzione il disarmo in vigore dal 23 maggio 1949

Sebastiano Canetta, BERLINO  31/05/2022

La Germania garantirà asilo politico a tutti i russi «perseguitati o minacciati dal governo di Mosca» a cominciare dalle tre categorie più a rischio: attivisti per i diritti umani, oppositori politici e giornalisti. Lo conferma la ministra dell’Interno, Nancy Faeser (Spd), sollecitata dalle anticipazioni della stampa, facendo sapere che il suo dicastero sta definendo gli ultimi dettagli dell’accoglienza di chi fugge dalla censura imposta da Putin.

«Il Cremlino giustifica la sua guerra criminale con clamorose bugie, inversione di colpevoli e distorsioni storiche. Dobbiamo garantire che l’informazione indipendente possa ancora arrivare al popolo russo» è la giustificazione del governo Scholz. Pronto a varare in via definitiva il maxi-riarmo della Bundeswehr dopo «l’accordo di mezzanotte» chiuso ieri con il capo dell’opposizione parlamentare Friedrich Merz.

Il segretario Cdu garantirà al cancelliere Spd la maggioranza qualificata necessaria per cancellare dalla Costituzione il disarmo in vigore dal 23 maggio 1949. Politicamente, dunque, nulla osta più alla svolta bellicista della Germania. Resta da capire se, come e quanto sarà integrata con Difesa europea e Alleanza atlantica.

Spese difesa oltre il 2%, dopo la Nato anche il Giappone ci pensa

22 Aprile 2022

E’ evidente che il conflitto in Ucraina e la contrapposizione tra Stati Uniti e Russia abbia innescato una corsa al riarmo a livello planetario.
Ed ora anche in Giappone, una nazione vincolata dalla sua costituzione al non possesso di forze armate, è stato ravvivato il dibattito sulla necessità o meno di partecipare a tale competizione. Una voce particolarmente risonante, in questo momento, è quella dell’ex primo ministro Shinzo Abe, che durante i suoi mandati ha sempre tentato di perseguire la strada della riforma costituzionale, non riuscendo però a ottenerla. “Ogni paese della Nato, senza eccezione, ha concordato di innalzare il suo bilancio della difesa al 2 per cento del Pil”, ha affermato Abe in un discorso tenuto ieri al Forum per gli studi strategici di Tokyo. “Se Tokyo – ha continuato l’ex capo di governo – dicesse di non voler innalzare il suo budget per la difesa, tutti sarebbero sorpresi”.
In Giappone è valida la legge per cui, in base all’Articolo 9 della Costituzione, che fu imposta alla fine della Seconda guerra mondiale dal generale Douglas MacArthur (capo del Comando supremo Alleato), si prevede non solo il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ma vieta al Giappone di possedere forze armate. Tuttavia, con la guerra di Corea del 1950-53, furono gli stessi statunitensi a spingere Tokyo a dotarsi di “Forze di autodifesa” (Jieitai) armate, ma con forti vincoli legislativi che ne impediscono l’utilizzo offensivo e ne limitano fortemente l’operatività. Anche sul fronte del bilancio di difesa, tradizionalmente il Giappone si è mantenuto al di sotto dell’1 per cento del prodotto interno lordo. Una cifra che comunque colloca Tokyo tra i primi dieci nella classifica dei Paesi che spendono più in difesa.
Adesso, con l’azione militare russa in Ucraina si riaccende il dibattito, specie ora che diversi Paesi Nato si sono impegnati a portare il bilancio della difesa oltre il 2 per cento del Pil. Il Giappone si trova in una regione particolarmente pericolosa: la minaccia nucleare nordcoreana e la questione di Taiwan, che è rivendicata dalla Cina come parte integrante del suo territorio, sono solo i due più rilevanti fattori d’instabilità regionale. Lo stesso Giappone è opposto alla Russia da una disputa territoriale sulle isole Curili meridionali, occupate dall’Unione sovietica alla fine della Seconda guerra mondiale e che Tokyo rivendica come parte integrante del proprio territorio. La linea di alzare il budget di difesa oltre il 2 per cento del Pil è già stata adottata dal Partito liberaldemocratico, dando come arco temporale di questa azione un quinquennio. Questa proposta dovrà concretizzarsi con una revisione della Strategia nazionale di difesa, la prima dal 2013. Nell’anno fiscale 2021 il Giappone ha speso l’1,24 per cento del suo Pil (per un totale di 48 miliardi di dollari), in base agli standard Nato, secondo quanto ha annunciato il ministro della Difesa nipponico Nobuo Kishi, che è il fratello minore di Abe.

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.