NATO: LA MISSIONE IN FINITA PER ANNETTERSI IL KOSOVO da IL FATTO
Nato: 25 anni della Kfor. La missione infinita per annettersi il Kosovo
L’ANALISI – L’impegno di permettere la convivenza tra serbi e albanesi prosegue nonostante i proclami di ritiro. Motivo? “La situazione fragile”
SALVATORE CANNAVÒ 31 MAGGIO 2023
Scorrendo l’attività della missione Nato Kfor negli ultimi 25 anni, il motivo ricorrente è sempre lo stesso: “Situazione ancora molto fragile”.
Nel 1999 l’assalto ai kosovari da parte di Slobodan Milosevic, morto nel corso del processo al Tribunale Internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, i massacri dell’etnia albanese, e poi l’azione della guerriglia “terrorista” dell’Uck – uno dei suoi fondatori, poi presidente kosovaro, Hashim Thaçi, è sotto processo al Tribunale dell’Aja – fanno presumere alla Nato il diritto di bombardare la ex Jugoslavia.
La missione Kfor, nata sulla base della risoluzione Onu 1244, svolgerà la funzione di “paciere” tra due parti in lotta, ma di fatto accompagna un processo di statualizzazione di una regione da circa 2 milioni di abitanti. La prima struttura conterà circa 50 mila uomini, contro i 4.000 di oggi. Lo stop and go della missione è però costante.
I primi attacchi contro i serbi, maggioritari nelle aree del Nord, avvengono già nel 2000 e provocano i primi morti. Kosovska Mitrovica, la città che ospita la maggior concentrazione di serbi, è teatro di un conflitto che non si è mai placato. Nel giugno del 2000, l’allora rappresentante dell’Onu in Italia, Steffan de Mistura, dichiarava che la risoluzione 1244 andava rivista perché “fatta in fretta e furia e non dà una visione sul futuro del Kosovo”. Ed è questo il limite maggiore che sembra riscontrarsi in una strategia che non sembra sapere o volere trovare un equilibrio regionale.
La situazione sembra sfociare in una fase di tranquillità fino al 2003 quando i russi decidono di ritirare il proprio contingente. Ma solo un anno dopo, nel marzo del 2004, la Nato annuncia un rinforzo di circa mille uomini e nel maggio dello stesso anno è il generale Fabio Mini, comandante della Kfor dal 2002 al 2003, adefinire la situazione in Kosovo “ancora molto fragile”.
Nel 2005, la missione Kfor è scesa a 18 mila uomini, ma a Mitrovica si ripetono gli attentati e nel 2006 la città è ancora divisa in due. Inizia il percorso verso la dichiarazione di indipendenza che avverrà sull’onda dei successi elettorali dell’Uck. La dichiarazione di indipendenza è del 17 febbraio 2008 e la Nato sarà fondamentale per garantirne la stabilizzazione. Anche perché la decisione unilaterale kosovara, che non ottiene il riconoscimento serbo, non è inserita in un quadro di normalizzazione e pacificazione. E infatti i serbi di Kosovska Mitrovica manifestano contro l’indipendenza e la tensione rimane alta. L’Unione europea, varando la missione civile Eulex, che si occuperà di dare assistenza alla statalizzazione del Kosovo, cerca di bilanciare il ruolo preminente degli Usa.
In seguito all’indipendenza si rifà viva la Russia che verrà considerata dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di un incontro con il Segretario generale della Nato, “un interlocutore imprescindibile”.
La situazione è ancora calda nel 2012 quando la Nato rinvia la decisione di ridurre le sue truppe, perché la situazione del Nord è ancora “volatile e instabile”. E si andrà così nel corso degli anni Dieci, mentre intanto la gestione Thaci tratta il possibile ingresso del Kosovo nella Nato e la formazione di un esercito regolare kosovaro, che Belgrado reputa “inaccettabile”. Nel 2018, però, Pristina formalizza la creazione di un suo esercito, sostenuta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, e non ostacolata dall’Italia. La Nato fa notare che la decisione è “giunta in un momento non opportuno”, ma sembra una dichiarazione di facciata.
Nel 2021 si arriva alla “guerra delle targhe risolta apparentemente il 30 settembre fino all’accordo del 2022 sulla libera circolazione, che però non impedisce che a dicembre si creino di nuovo forti tensioni.
Vengono rinviate al 23 aprile le elezioni locali per la sostituzione dei sindaci nei principali Comuni del Nord a maggioranza serba. La Serbia boicotterà il voto, permettendo al 2% degli elettori, albanesi, di appropriarsi di tutte le cariche. Il resto è cronaca, la Nato rinforza di nuovo il contingente, la sua uscita di scena è ancora una volta rimandata.
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