LA VIOLENZA MASCHILE sulle DONNE HA le CHIAVI di CASA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA VIOLENZA MASCHILE sulle DONNE HA le CHIAVI di CASA da IL MANIFESTO

Il rapporto Dire: la violenza maschile sulle donne ha le chiavi di casa

LO STUDIO. Nel 90,2% dei casi rilevati nel 2021 il maltrattante è partner, ex partner o parente della vittima

Giansandro Merli  14/07/2022

Quasi mai gli uomini che esercitano violenza sulle donne sono degli estranei. Molto raramente si tratta di conoscenti, amici o colleghi. Nove volte su dieci, infatti, il maltrattante ha una relazione affettiva con la vittima: nel 56,7% dei casi è il partner; nel 23,1% l’ex partner, nell’11,1% un familiare. In totale fanno nove casi su dieci, con un leggero calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente.

Sono i numeri che vengono fuori dal rapporto annuale dei centri D.i.Re. (Donne in rete contro la violenza) per il 2021. «Si tratta di violenze agite prevalentemente da persone in forte relazione con la donna, dirette a esercitare e a mantenere una relazione improntata al controllo e alla sopraffazione sulla partner», sostiene lo studio. I dati contenuti al suo interno non costituiscono un campione probabilistico, ma fanno riferimento alle 20.711 donne che lo scorso anno si sono rivolte a uno dei 106 centri antiviolenza che hanno partecipato alla raccolta dati. Complessivamente quelli che aderiscono alla rete sono 108.

La violenza maschile ha molte facce ed espressioni: il 77,9% è di natura psicologica; il 57,6% fisica; il 31,6% economica; il 16,1% sessuale; il 15,6% è stalking. Poco meno della metà delle donne che hanno chiesto aiuto hanno tra 30 e 49 anni. Due terzi sono disoccupate o precarie. Il maltrattante, invece, ha un’età compresa tra 30 e 59 anni nel 40% dei casi e quasi tre volte su quattro (73%) è italiano. Solo il 28% delle donne accolte nei centri decide di denunciare, sintomo della persistente «vittimizzazione secondaria» da parte delle istituzioni verso chi subisce violenza.

«Dietro ogni numero che leggete c’è una storia, la storia di ogni singola donna che crede nella possibilità di uscire dalla violenza – commenta Antonella Veltri, presidente D.i.Re – Questi numeri danno la misura del lavoro che le 2.793 attiviste, di cui solo poco più del 30% retribuite, svolgono per dare forza alle donne. Non basta approvare un Piano anti-violenza se mancano le linee guida attuative: siamo in attesa di questo, dell’impegno concreto del governo sul tema della violenza maschile contro le donne per il 2021-2023».

Quattro quinti dei centri che compongono la rete sono stati finanziati dalle regioni, la metà dai comuni e un terzo dal dipartimento per le pari opportunità. Il problema è che i fondi fluttuano nel tempo: la mancanza di stabilità rende più complicato per le diverse strutture riuscire a fare una programmazione di lungo periodo delle proprie attività. Indebolendo la presenza sul territorio di questi fondamentali presidi anti-violenza.

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