LA GERMANIA ACCUSA, MOSCA REAGISCE: “COSÌ DISTRUGGETE I RAPPORTI” da IL MANIFESTO, ANTIDIPLOMATICO, WIKIPEDIA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
24857
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-24857,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

LA GERMANIA ACCUSA, MOSCA REAGISCE: “COSÌ DISTRUGGETE I RAPPORTI” da IL MANIFESTO, ANTIDIPLOMATICO, WIKIPEDIA


La Germania accusa, Mosca reagisce: «Così distruggete i rapporti»

Sebastiano Canetta  03/09/2026

BERLINO

De bello ibrido Quattro sospettati, due bielorussi, un visto italiano: il governo Merz mostra prove su quel drone all’aeroporto, dura replica della Russia

Passano ventiquattro ore dalla clamorosa denuncia del governo Merz della responsabilità di Mosca nell’«attacco ibrido» con i droni all’aeroporto di Lipsia-Halle alla rivelazione dei primi dettagli sui presunti autori materiali pubblicati dalla stampa nazionale.

SECONDO IL QUOTIDIANO Süddeutsche Zeitung e le tv pubbliche Ndr e Wdr gli investigatori avrebbero individuato con chiarezza due sospetti: un cittadino russo con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo e precedenti penali negli Stati Baltici, entrato nell’area Schengen con un visto turistico italiano rilasciato a Minsk. Il primo avrebbe svolto il ruolo di coordinatore logistico nonché di istruttore della squadra incaricata di portare a termine l’operazione.

A leggere i leak sui media, in particolare, l’uomo in possesso della doppia cittadinanza russa e lettone sarebbe sbarcato all’aeroporto internazionale Willy Brandt di Berlino a fine luglio, avrebbe noleggiato un’auto, quindi si sarebbe trasferito in Sassonia dove sarebbe rimasto fino a due giorni prima dell’attacco. A inchiodare il complice bielorusso, invece, sarebbe il suo Dna rinvenuto sul velivolo senza pilota sequestrato ai bordi della pista dello scalo di Lipsia-Halle, compatibile con un profilo già archiviato nei database europei.

Non sono gli unici nel mirino degli inquirenti tedeschi alla ricerca in totale di quattro persone fra i sospettati indicati dall’identikit genetico e altri supposti partecipanti alla missione «i cui cellulari sono stati localizzati nelle celle telefoniche della zona», come rimarca la Bild.

IL MINISTRO DELL’INTERNO Alexander Dobrindt, della Csu, nel frattempo crea ufficialmente il link fra la massa potenzialmente esplosiva agganciata al drone atterrato a pochi metri da un An-124 della Antonov Airlines (la compagnia aerea cargo statale ucraina che trasporta mezzi, armi e munizioni dalla Germania all’Ucraina) e le «tecnologie di detonazione già note da altre operazioni ibride russe e dalla guerra contro l’Ucraina».

Origina da qui, anzitutto, la ritorsione multipla del governo Merz: dalla chiusura del consolato generale russo di Bonn all’attivazione di «severi controlli aggiuntivi» nei confronti dei cittadini russi in arrivo nella Repubblica federale, fino all’«innalzamento della pressione contro la flotta-ombra russa di petroliere che eludono le sanzioni Ue».

Con questa mossa – dopo la cessazione dei servizi diplomatici ai consolati russi di Monaco, Francoforte, Amburgo e Lipsia imposta a gennaio 2024 dall’ex ministra degli esteri Annalena Baerbock dei Verdi – la relazione fra Mosca e Berlino tocca il minimo. E rischia di «distruggere il rapporto storico fra i due Paesi», come sottolinea la durissima reazione di Mosca secondo cui «si tratta di una provocazione nei nostri confronti.

Respingiamo con forza le accuse infondate del governo tedesco impegnato in un’operazione di propaganda in vista delle imminenti elezioni» in Sassonia-Anhalt è il messaggio trasmesso direttamente dal ministero degli esteri russo al chargé d’affairs tedesco a Mosca, convocato d’urgenza per raccogliere il quaderno di lamentele (e di minacce) di Vladimir Putin.

Del resto metà dell’aeroporto di Lipsia-Halle si trova esattamente in Sassonia-Anhalt, il Land che domenica si prepara a rinnovare il Parlamento locale con la scontata vittoria elettorale di di Afd, il partito fascio-populista che secondo il governo Merz ma non solo è la quinta colonna del «putinismo» in Germania.

MENTRE L’ALTRO SOGGETTO politico accusato di vicinanza con Mosca – l’Alleanza sovranista della «conservatrice di sinistra» Sahra Wagenknecht (Bsw) – non si accontenta dei sospetti e aspetta di vedere le prove. «Vedremo se la questione verrà chiarita oppure no. In ogni caso credo che la reazione del governo tedesco – tra cui la chiusura della Casa Russa (la storica Russisches Haus, il centro linguistico e culturale di Berlino gestito direttamente da Mosca) sia un errore.

Specie quando la situazione si aggrava dobbiamo fare affidamento sulle soluzioni diplomatiche e mantenere aperti i canali della comunicazione» tra Berlino e Mosca, sottolinea l’influente Claudia Wittig, autorevole esponente di punta del Bsw nella Germania dell’Est.

IN PARALLELO, nel Brandeburgo la magistratura locale apre un fascicolo d’indagine per «sospetto atto di terrorismo» dopo il ritrovamento di «due ordigni esplosivi» nella sottostazione elettrica di Jänschwalde. Per il governatore del Land che ingloba la Città-Stato di Berlino, Dietmar Woidke (Spd) non c’è dubbio, si tratta di un «tentativo di attentato».

In analoga direzione procedono spediti i sospetti sul secondo incidente rilevato nella centrale energetica a Bergheim, vicino a Colonia. Tanto la polizia locale quanto il gestore della rete ieri hanno escluso che il cortocircuito registrato nell’hub elettrico possa essere stato provocato da un guasto tecnico: «è un intervento esterno intenzionale». Questo è il leitmotiv, a Berlino, a Bruxelles passando per la Sassonia-Anhalt.

“Dobbiamo eliminare ogni provocazione”: il monito di Putin a Bishkek

Il presidente russo sceglie il 1° settembre, anniversario dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, per lanciare il suo appello alla comunità internazionale

La Redazione de l’AntiDiplomatico   01 Settembre 2026

 A volte sono le date a parlare più delle parole. E il 1° settembre, per chi conosce la storia, è una di quelle date che non si possono ignorare. Lo sa bene Vladimir Putin, che ha scelto proprio questo giorno per salire sul palco del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, nella capitale kirghisa Bishkek, e lanciare un appello che suona come un avvertimento a tutto il mondo. “Oggi è il giorno in cui ebbe inizio la Seconda Guerra Mondiale”, ha esordito il presidente russo, con una frase davanti alla sala piena di delegati che rappresenta un severo monito.

Il messaggio che ha voluto consegnare è stato netto, quasi tagliente. “Dobbiamo fare tutto il possibile per eliminare dalla pratica mondiale qualsiasi provocazione di conflitti armati” – ha detto Putin, con voce ferma e misurata – e l’eco di quella frase sembra ancora rimbalzare tra le pareti del centro congressi. Non è una generica invocazione alla pace, è un invito preciso, rivolto ai paesi membri della SCO, a usare la loro influenza per neutralizzare gli istigatori, per non permettere che giochi di potere e interessi particolari accendano polveriere già troppo cariche di tensione.

Ma il discorso del presidente russo non si è fermato alla dimensione della sicurezza. Ha voluto ribadire con forza l’importanza strategica dell’organizzazione che lo ospitava, descrivendola come “la più grande associazione regionale non solo del nostro continente euroasiatico, ma anche a livello mondiale”. E i dati che ha citato aiutano a capire perché questa entità stia diventando sempre più centrale nello scacchiere internazionale: “I suoi paesi membri ospitano quasi la metà della popolazione mondiale e rappresentano più di un terzo del prodotto interno lordo globale”. Numeri che non sono solo statistiche, ma traducono il peso politico ed economico di un blocco che l’Occidente farebbe fatica a ignorare.

L’attenzione verso la SCO, ha aggiunto Putin, continua a crescere, e la Russia si dice pronta a “una cooperazione onesta e reciprocamente vantaggiosa, nel rispetto degli interessi e dei valori, della cultura e delle tradizioni di ciascuno”.

Poi il discorso si è allargato, ha abbracciato il ruolo delle Nazioni Unite. Qui Putin ha usato parole che meritano di essere ascoltate con attenzione, perché tradiscono un rapporto complesso, fatto di fiducia e al tempo stesso di insofferenza. “Senza dubbio, le Nazioni Unite appartengono e dovrebbero continuare a svolgere un ruolo centrale negli affari mondiali”, ha dichiarato. Ma subito dopo ha aggiunto una considerazione che sembra un pungolo: “Tuttavia, il potenziale delle Nazioni Unite sembra essere lungi dall’essere pienamente sviluppato. Ed è importante impegnarsi per aumentare l’efficacia delle sue attività ed espandere la rappresentanza dei suoi organi, incluso il Consiglio di Sicurezza, con i paesi del Sud del mondo e dell’Oriente”.

Tradotto: l’ONU così com’è non basta più, e per Mosca è giunto il momento di adeguare le istituzioni globali alle nuove realtà geopolitiche. “Non tutto nel lavoro delle Nazioni Unite soddisfa Mosca, ma è sempre stato così”, ha ammesso Putin con onestà, prima di ribadire un principio che per lui è irrinunciabile: la Carta delle Nazioni Unite deve restare il fondamento del diritto internazionale. Perché “l’ONU dovrebbe senza dubbio mantenere le funzioni del principale meccanismo di coordinamento degli interessi, è stata creata fin dall’inizio proprio come meccanismo di coordinamento degli interessi”.

Stati Uniti: l’impero della falsa bandiera

https://it.wikipedia.org/wiki/Ingerenze_degli_Stati_Uniti_in_politica_estera

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.