GERUSALEMME, ISRAELE IMPONE IL SUO PROGRAMMA ALLE SCUOLE PALESTINESI da IL MANIFESTO, AL JAZEERA
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GERUSALEMME, ISRAELE IMPONE IL SUO PROGRAMMA ALLE SCUOLE PALESTINESI da IL MANIFESTO, AL JAZEERA

Gerusalemme, Israele impone il suo programma alle scuole palestinesi

Michele Giorgio  03/09/2026

Palestina Istituti cristiani sospendono l’inizio dell’anno scolastico dopo i permessi negati agli insegnanti della Cisgiordania

All’inizio del nuovo anno scolastico, i problemi di studenti e insegnanti palestinesi di Gerusalemme Est potrebbero apparire marginali rispetto a quelli enormi di Gaza, dove il sistema educativo è stato in buona parte distrutto dai bombardamenti israeliani e i ragazzi, nel migliore dei casi, seguono le lezioni in tende. Senza dimenticare che molte delle scuole ancora in piedi ospitano sfollati. Ma l’attacco al sistema educativo palestinese è incessante anche nella zona occupata di Gerusalemme. Nel primo giorno del nuovo anno, le scuole private e cristiane di Gerusalemme hanno sospeso le lezioni per protestare contro il mancato rinnovo, da parte delle autorità israeliane, dei permessi di ingresso per insegnanti e dipendenti palestinesi provenienti dalla Cisgiordania.

PARALLELAMENTE, nelle scuole municipali di Gerusalemme Est, Israele ha ampliato l’imposizione del proprio programma scolastico. L’obiettivo non è certo quello di ridurre il gap nell’apprendimento e nell’insegnamento tra palestinesi e israeliani nella città. Il fine è politico: esercitare una piena sovranità sulla zona est della città, che Israele ha occupato nel 1967 e che ha annesso unilateralmente, anche nell’istruzione.

La mobilitazione è stata immediata. Le scuole cristiane, in cui studiano anche tanti ragazzi musulmani, hanno annunciato la sospensione delle attività per più di 8.500 studenti di fronte ai permessi negati. I palestinesi della Cisgiordania occupata devono ottenere un’autorizzazione israeliana per entrare a Gerusalemme Est. Per gli insegnanti, la possibilità di raggiungere la propria scuola dipende dal via libera concesso dalle autorità di occupazione.

IL GOVERNO Netanyahu, peraltro, nell’ennesimo atto volto a delegittimare l’Autorità nazionale palestinese (Anp), i cui programmi scolastici vengono adottati a Gerusalemme Est, ha deciso che i docenti che si sono formati in Cisgiordania non potranno insegnare nella città santa. «Circa 170 insegnanti provengono da Betlemme e da altre città della Cisgiordania», spiega Ibrahim Faltas, noto esponente della Custodia francescana di Terra santa. «Il loro lavoro spesso è l’unico reddito per le loro famiglie».

In una lettera del 10 marzo, il ministero dell’Istruzione aveva avvertito che, per l’anno scolastico 2026-2027, avrebbero potuto essere assunti soltanto insegnanti titolari di certificazioni israeliane. Due mesi prima, la Knesset aveva approvato una legge che vieta l’impiego come insegnanti, presidi o supervisori nei sistemi educativo israeliano e di Gerusalemme Est a chi possiede un titolo ottenuto presso istituzioni di istruzione superiore dell’Anp. Nel 2025-2026 gli studenti della parte orientale della città erano circa 110 mila e il personale docente circa 6.700. E una parte consistente degli insegnanti ha studiato nelle università della Cisgiordania. Escludere quei titoli significa ridurre sensibilmente il bacino dal quale le scuole possono reclutare il proprio personale.

MENTRE SI RESTRINGE lo spazio per gli insegnanti formati nel sistema palestinese, cresce quello del curriculum israeliano. Dal nuovo anno scolastico, tutte le nuove classi dalla prima alla settima delle scuole municipali di Gerusalemme Est dovranno adottare il programma israeliano. La misura coinvolge oltre 45 mila studenti. Dopo l’occupazione del 1967, il sistema scolastico di Gerusalemme Est era rimasto collegato ai programmi utilizzati in Cisgiordania, prima basati sul curriculum giordano e poi su quello dell’Anp. Le imposizioni hanno già alzato la quota degli studenti che seguono il programma israeliano: il 36 per cento degli alunni di Gerusalemme Est già studia secondo quel curriculum.

L’AZIONE DI FORZA è stata favorita anche dalla progressiva separazione di Gerusalemme Est dalla Cisgiordania. Posti di blocco, restrizioni alla mobilità e il Muro hanno reso sempre più difficile per i palestinesi della città mantenere rapporti quotidiani con le istituzioni della Cisgiordania. Di conseguenza, l’accesso alle università israeliane, al mercato del lavoro e alla lingua ebraica ha acquisito per tante famiglie palestinesi di Gerusalemme un peso crescente. «Contrariamente alle speranze di alcuni politici di destra, studiare secondo il programma israeliano non trasformerà i palestinesi di Gerusalemme in sionisti né cancellerà la loro identità palestinese», ha ironizzato Nir Hasson sulle pagine di Haaretz.

Il governo di Israele ha imposto l’adozione del programma scolastico israeliano a tutte le nuove classi di prima elementare e prima media delle scuole municipali pubbliche di Gerusalemme Est, coinvolgendo oltre 45.000 studenti palestinesi. La misura, scattata con l’avvio dell’anno scolastico a settembre 2026, porta circa il 38% della popolazione studentesca palestinese della città sotto il sistema educativo di Israele.

AL JAZEERA 01/809/2026

I punti principali della crisi

  • Cancellazione dell’identità: Le autorità israeliane hanno modificato i libri di testo per rimuovere bandiere e loghi dell’Autorità Palestinese, definire Gerusalemme come capitale d’Israele ed eliminare riferimenti a eventi storici chiave come la Nakba.
  • Blocco dei docenti: Israele ha negato o sospeso i permessi d’ingresso a oltre 70 insegnanti provenienti dalla Cisgiordania, lasciando molte scuole scoperte. Inoltre, una legge approvata a inizio anno vieta l’assunzione di docenti con lauree conseguite in istituti affiliati all’Autorità Palestinese.
  • Scioperi e proteste: In risposta a queste imposizioni, gli insegnanti e le famiglie delle scuole private e cristiane hanno proclamato uno sciopero a tempo indeterminato, lasciando temporaneamente vuote le aule.
  • Sostituzione delle infrastrutture: Le forze israeliane hanno iniziato a prendere il controllo dei complessi educativi precedentemente gestiti dall’UNRWA (l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi) nei campi di Shu’fat e Kafr Aqab, per sostituirli con strutture amministrate da Israele.
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