GUERRA UCRAINA: ANNESSIONI, GASDOTTI BOMBARDATI, ARMI RIFIUTATE da IL MANIFESTO e FARO diROMA
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GUERRA UCRAINA: ANNESSIONI, GASDOTTI BOMBARDATI, ARMI RIFIUTATE da IL MANIFESTO e FARO diROMA

Per l’annessione Putin sceglie il palco della Piazza Rossa

CRISI UCRAINA. Il presidente russo anticipa l’annuncio sui territori occupati per rimediare alle sconfitte del suo esercito e alle proteste. Nord Stream ha un’altra «perdita». Il Cremlino: atto di «terrorismo» condotto da un «paese straniero»

Luigi De Biase  30/09/2022

I due grandi fattori del conflitto tra la Russia e i paesi della Nato, da una parte i confini dell’Ucraina, dall’altra i gasdotti Nord Stream, si allineano in queste ore in modo materiale. Sul primo il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha deciso di anticipare con una cerimonia nella Piazza Rossa l’integrazione nei confini nazionali di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, le quattro province occupate in cui nei giorni passati le autorità russe hanno tenuto i loro referendum.

«L’EGEMONIA dell’occidente si sta sgretolando in modo inesorabile», ha detto ieri Putin, e la guerra con cui la Russia cerca da mesi di ridisegnare i confini dell’Ucraina sarebbe la prova di questo processo.

Sempre secondo Putin, tuttavia, è proprio l’occidente che cerca di provocare disordini nello spazio politico e geografico un tempo occupato dall’Unione sovietica, sul quale evidentemente il Cremlino rivendica di nuovo un primato. La cerimonia sulla Piazza Rossa segna una accelerazione nella crisi. Mercoledì la Duma aveva rimandato al 3 ottobre il dibattito sul risultato del referendum.

Tutto lascia pensare che Putin abbia bisogno di mostrare al paese qualcosa di concreto di fronte alle sconfitte che il suo esercito ha rimediato negli ultimi tempi in Ucraina, e soprattutto alle proteste osservate in tutto il paese contro la mobilitazione dei riservisti. «Gli errori commessi in questa fase devono essere corretti: chi è stato richiamato per errore deve tornare a casa», ha detto ieri il presidente al suo Consiglio di Sicurezza.

Non sembra abbastanza per rassicurare i russi. Decine di migliaia hanno già lasciato il paese per evitare di finire nel Donbass. La Finlandia chiuderà quest’oggi i confini ai «turisti». Dopo le ambasciate di Stati uniti, Polonia e Bulgaria, anche quella italiana ha consigliato ieri ai cittadini che intendono partire di farlo al più presto per evitare le difficoltà legate agli spostamenti.

Nella Piazza Rossa vedremo, quindi, con ogni probabilità, un bagno di folla attorno a Putin nel momento di massima crisi che il paese abbia affrontato dalla fine della guerra in Cecenia. Le prospettive restano, però, cupe. Quel che accade attorno ai gasdotti Nord Stream e Nord Stream II è lì a confermarlo.

È STATA LA NATO a muoversi ieri su questo fattore del conflitto. «Siamo pronti a rispondere con unità e determinazione a ogni attacco deliberato contro infrastrutture critiche dei nostri alleati», ha fatto sapere l’Alleanza atlantica, parlando apertamente di «atti di sabotaggio deliberati, sconsiderati e irresponsabili».

Il governo svedese ha individuato quattro falle provocate da esplosivo ad alto potenziale. Due si trovano proprio nella zona economica esclusiva della Svezia, due in acque internazionali attorno all’isola di Bornholm, che appartiene alla Danimarca. Nella zona la presenza di navi e sottomarini russi è quotidiana.

Da Mosca, però, respingono ogni addebito. Secondo il ministero degli Esteri quel settore del Baltico è sotto il costante controllo delle agenzie di intelligence occidentali. Per il Cremlino l’attacco ai gasdotti è una azione di «terrorismo internazionale» condotta da un «paese straniero».

Il progetto Nord Stream, di cui i russi possiedono la maggioranza attraverso Gazprom, ha legato per anni le grandi riserve di gas della Siberia al mercato europeo attraverso il terminal di Greifswald, in Germania, costringendo in più occasioni il governo tedesco allo scontro con le ultime quattro amministrazioni americane, da Barack Obama a Joe Biden passando per Donald Trump.

PROPRIO TRUMP attaccò Nord Stream nel 2018 durante l’Assemblea generale delle Nazioni unite. Più di recente è stato Biden a dire che Nord Stream sarebbe «arrivato alla fine» nel caso in cui la Russia avesse «invaso l’Ucraina con i carri armati».

Il dossier sarà in giornata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e poi nella riunione dei ministri europei dell’Energia in programma a Bruxelles. Il premier italiano, Mario Draghi, ha lanciato un appello affinché l’Unione affronti in modo «compatto e determinato» questa sfida comune. La Germania ha già lasciato intendere con estrema chiarezza di essere pronta a fare da sola. A Berlino preparano un fondo da duecento miliardi di euro per limitare i rincari dell’energia.

Germania: il Parlamento blocca aumento forniture di armi all’Ucraina mentre a Kherson inizia controffensiva Cecena

V. Volcic  29/09/2022

Il Fronte per la Pace del Parlamento tedesco oggi ha inflitto un duro colpo ai falchi Cristiani Democratici, NATO e al regime filo nazista di Kiev, votando contro una proposta presentata dall’Unione Cristiana Democratica CDU/CSU per aumentare il sostegno militare tedesco all’Ucraina. La proposta é stata respinta con 476 volti contrari, 179 a favore e 1 attenuto. La mozione chiedeva “un aumento immediato e notevole del sostegno tedesco in termini di quantità e qualità”.

Mentre il guerrafondaio Johann Wadephul, vicepresidente del CDU/CSU riteneva vitale l’approvazione della richiesta in vista della parziale mobilitazione della Russia, Ralf Stegner,, deputato dal SDP (il Partito Socialdemocratico tedesco) si è operato per ottenere la maggioranza di voti contrari definendo la mozione « non necessaria ».
I Cristiani Democratici volevano che il governo tedesca donasse all’Oligarca Zelensky sistemi d’arma aggiuntivi, in particolare veicoli corazzati per il trasporto di personale, veicoli da combattimento di fanteria e carri armati di ultima generazione di fabbricazione tedesca. Ad oggi, nessun paese della NATO ha fornito all’Ucraina carri armati di progettazione occidentale.

Il voto contrario é il sintomo di un cambiamento in atto nel governo tedesco sulla politica verso il conflitto ucraino, fino ad ora subordinata alla NATO e a Washigton. Un cambiamento già annunciato da Angela Merkel due giorni fa ha sostenuto pubblicamente, durante l’inaugurazione della Fondazione Helmut Kohl, la necessità di prendere sul serio le parole del presidente russo Vladimir sottotitolando l’importanza di sviluppare un nuovo atteggiamento verso la Russia rivolto a raggiungere la Pace. L’ex Premier tedesco ha affermato che questo auspicabile nuovo corso politico, ove la diplomazia europea prenda il sopravvento rispetto alla guerra per procura della NATO, non sia un segno di debolezza o di acquiescenza ma un segno di saggezza politica.
La Germania sta realizzando che il conflitto NATO-Russia in Ucraina (provocato dagli Stati Uniti) ha creato un impatto negativo sull’economia tedesca. Molti deputati del Bundestag stanno maturando il dubbio che il conflitto ucraino organizzato dal Pentagono abbia come obiettivo occulto quello di indebolire l’Europa compromettendo l’economia del Paese UE più forte: la Germania. L’atto terroristico all’oleodotto North Stream 2 (di cui i sospetti stanno convogliando verso Stati Uniti e Gran Bretagna) ha messo in pericolo la sicurezza energetica e la capacità produttiva tedesche.

Il NO alla mozione del CDU/CSU é un duro colpo per l’ex attore comico che sperava in nuove armi NATO per contrastare la controffensiva che la Russia sta preparando. Al rifiuto tedesco si aggiungono i dubbi dell’Amministrazione Biden nel fornire artiglieria e sistemi missilistici a lungo raggio, richiesti per mesi da CocaKiev (il soprannome russo del presidente Zelensky). Il regime filo nazista ucraino ha un disperato bisogno di nuove armi e munizioni in quanto l’offensiva militare si é arenata ed é costata un alto prezzo in termini di vite umane e armi andate distrutte.

Senza attendere i 300 mila riservisti russi, l’esercito ceceno (che combatte in Ucraina al fianco della Federazione Russa) ha inizato due giorni fa una larga controffensiva in direzione di Kherson, come riferisce il leader ceceno Ramzan Kadyrov. La controffensiva è affidata al Generale Khasmagomed Magomadov, soprannominato Groza (Temporale) comandante del reggimento ‘Nord’ della Guardia nazionale.
Secondo le fonti militari cecene, l’offensiva sta procedendo rapidamente ed efficacemente grazie a una strategia ben progettata. “Inoltre, consente di prevenire perdite tra le truppe. I nostri ragazzi sono il più scrupolosi possibile riguardo alla loro missione di combattimento. Vale la pena menzionare in particolare la prontezza al combattimento di alto livello dei militari ceceni”, ha osservato Kadyrov.

https://www.bundestag.de/dokumente/textarchiv/2022/kw39-de-entschlantrag-reg-erklaerung-912538

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