ET VOILÀ: LES RETRAITES IN UN CLIN D’OEIL da IL MANIFESTO
Francia, e in un lampo le pensioni
FRANCIA. Riforma promulgata alle 3.30 del mattino, via dal 1. settembre. Lunedì Macron parla a un paese infuriato
Anna Maria Merlo 16/04/2023
Promulgazione express per la riforma delle pensioni: alle 3,28 della notte Emmanuel Macron ha messo la sua firma sul testo di legge, che venerdì poco prima delle 18 aveva ricevuto il parere favorevole di costituzionalità dal Consiglio Costituzionale (con qualche ritocco, soppressi tutti gli zuccherini inseriti per far passare meglio la pillola amara). Entrerà in vigore dal 1. settembre.
LUNEDì alle ore 20 il presidente sarà in tv, nel tentativo di riannodare il dialogo, dopo lo strappo della pensione a 64 anni, con un’opinione pubblica che resta maggioritariamente ostile. Macron ha fretta di voltare pagina, di passare ad altro, di parlare delle condizioni di lavoro e di aprire altri capitoli, nella speranza che i tre mesi di forti mobilitazioni non avvelenino e paralizzino i prossimi quattro anni all’Eliseo. È in prima linea, teme una vittoria di Pirro, ottenuta sul piano giuridico ma senza la legittimazione politica. Per questo l’ipotesi di un cambio alla testa del governo, che potrebbe rappresentare una rottura simbolica, per il momento si allontana, un rimpasto sarebbe trascurabile (in altre crisi del passato, il primo ministro era saltato: Debré per la guerra in Algeria nel 1962, Mauroy per la crisi della scuola privata nel 1984, Raffarin per il referendum sul Trattato costituzionale europeo del 2005).
COME DOPO la rivolta dei gilet gialli, Macron è con le spalle al muro e deve trovare una via d’uscita. Ma, con una maggioranza sempre più relativa (4 deputate Renaissance, tra cui l’ex ministra Barbara Pompili, hanno fondato un partitino “apparentato”, critico sulle pensioni), manca di alleati in parlamento. I sindacati preparano la risposta: sarà il primo maggio, dopo una giornata di “collera ferroviaria” questo giovedì. Mentre ieri ci sono state ancora delle manifestazioni, in particolare degli scontri a Rennes.
Dopo alcuni attacchi contro il Consiglio Costituzionale, rientrati in fretta perché prendevano di mira il sistema costituzionale, le reazioni dell’opposizione si sono concentrate sul “metodo Macron”. Per promulgare una legge, il tempo ufficiale sono 15 giorni. Ma, dice Fabien Roussel del Pcf, «Macron e la sua banda» hanno agito «come dei ladri, di notte», «hanno fatto una rapina della democrazia». Per Marine Tondelier di Europa-Ecologia è stata «una provocazione, una nuova fanfaronata di Macron». Il leader della France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon vede «un’intimidazione dei francesi di notte» da parte di «un ladro di vita». Olivier Faure del Ps cita un proverbio messicano: «Hanno voluto sotterrarci, ma non sapevamo che eravamo dei semi». E parla di «disprezzo» e di «provocazione».
ANCHE I SINDACATI parlano di «segno di disprezzo». Tutti hanno rifiutato l’invito di Macron all’Eliseo per il prossimo martedì e si concentrano sulla reazione del primo maggio. Per Sophie Binet della Cgt, la promulgazione express «è stata un segno di violento disprezzo del presidente per la popolazione e i sindacati», per Laurent Berger della Cfdt, «dall’inizio c’è stato un disprezzo costante dei lavoratori». Ancora venerdì avevano fatto appello «solennemente» a Macron per convincerlo a «non promulgare» la riforma, «solo modo per calmare la rabbia che si esprime nel paese».
MA IL PRESIDENTE non ha il potere di non promulgare una legge approvata – basti pensare al conflitto istituzionale in casi di coabitazione con un governo di diversa parte politica. Il dettaglio qui è la fretta eccessiva di Macron. Con questa decisione, il presidente (venerdì in visita al cantiere di Notre-Dame aveva affermato «il mio motto è non cambiare rotta») ha voluto dare una dimostrazione che la democrazia di governo è più forte di quella della contestazione. Ma ha finito per mettere la crisi istituzionale al centro: il simbolo terribile sono stati i poliziotti schierati venerdì a difesa della sede del Consiglio Costituzionale.
I saggi, che venerdì hanno bocciato la domanda di Rip (referendum) presentata dalla sinistra, dovranno pronunciarsi su una seconda richiesta, il 3 maggio. Il nuovo testo è giuridicamente più consistente, il primo è stato respinto perché presentato il 20 marzo (subito dopo il ricorso al 49.3 da parte del governo per far passare la riforma), chiedeva un voto popolare su una legge che ancora non esisteva.
COMUNQUE, in caso di approvazione del secondo Rip la strada sarà lunga e in salita: devono essere raccolte 4,8 milioni di firme di elettori (il 10% del corpo elettorale) e se il Parlamento riesaminasse la legge entro 6 mesi, il referendum salterebbe.
Dagli spazzini ai ferrovieri, la rivolta si riorganizza
PLACE DE LA DISCORDE. Continuano nelle città le manif sauvage, ma lo sdegno generale non ha ancora trovato sfogo in una strategia chiara di mobilitazione
Filippo Ortona, PARIGI 16/04/2023
«Macron se ne deve andare: l’enunciato ha ormai un grado d’evidenza tale da far arrossire chi lo scrive». In un testo pubblicato ieri su Mediapart, lo scrittore francese Joseph Andras ha colto con precisione i sentimenti di una larga parte dei francesi nei confronti del proprio presidente. Un’emozione condivisa dai leader sindacali più moderati come Laurent Berger della Cfdt, che ha denunciato su Twitter il «disprezzo» dell’inquilino dell’Eliseo, così come dai giovani che percorrono di notte le strade delle città francesi, rovesciando i cassonetti e invocando il destino di Luigi XVI, «che abbiamo decapitato / Macron, possiamo rifarlo».
LO SDEGNO GENERALE che ha accolto gli eventi delle ultime 48 ore, tuttavia, non ha ancora trovato sfogo in una strategia chiara di mobilitazione. L’approvazione della riforma delle pensioni da parte del Consiglio costituzionale, e la promulgazione della legge da parte dell’Eliseo nella notte, non hanno innescato quel meccanismo esplosivo che aveva invece scosso il paese un mese fa, all’indomani del voto di fiducia sulla riforma.
Per ora, l’intersindacale ha deciso di puntare tutto sulla costruzione di un primo maggio di blocchi e scioperi generalizzati. La segretaria della Cgt Sophie Binet ha promesso l’altro ieri «un’onda anomala popolare, storica» che travolga il paese il primo maggio, annunciando due giornate di mobilitazione intermedia il 20 e il 28 aprile.
Nel frattempo, i giovani, la sera, continuano a battere i pavé nelle grandi città: da Marsiglia a Bordeaux, da Tolosa a Lione, gruppetti di centinaia di manifestanti – spesso giovanissimi – continuano a praticare la manif sauvage, quella forma di corteo spontaneo che si sposta veloce per le vie del centro, improvvisando barricate e dando fuoco alla spazzatura, o addirittura, come a Rennes l’altra sera, alle porte dei commissariati.
LE SAUVAGES sono ormai marcate a uomo dalla polizia, che l’altro ieri, solo a Parigi, ha circondato decine e decine di manifestanti, procedendo a una trentina d’arresti. Ieri, sempre a Rennes, una manifestazione dei movimenti autonomi e femministi chiamata all’esterno del perimetro sindacale si è scontrata per ore con la polizia, mentre a Parigi gruppetti vari circolavano nel nord e nell’est della capitale.
LENTAMENTE, altre iniziative cominciano a coagulare sui social e nelle assemblee. Chat di gruppo si organizzano per andare a sostenere i blocchi degli spazzini a Parigi; studenti si uniscono a sindacalisti per andare a bloccare le tangenziali in Bretagna; liceali promettono di bloccare a ripetizione le scuole. E c’è persino chi invita a sabotare i lavori per i giochi olimpici, che Parigi ospiterà nell’estate 2024: «pas de retrait, pas de JO», niente ritiro, niente giochi, recita lo slogan che comincia ad apparire sui muri delle città e sulle timeline dei social network.
In parallelo, alcuni settori strategici tentano di mobilitarsi. Il 13 aprile, sotto gli auspici della Cgt, gli spazzini parigini hanno ripreso lo sciopero, cominciando a bloccare gli inceneritori e i depositi attorno alla capitale. L’organizzazione dei blocchi della spazzatura è un affare complesso, e la prossima settimana sarà cruciale per capire se le azioni dei netturbini avranno l’effetto sperato, cioè seppellire la capitale sotto i rifiuti.
Nei settori più tradizionali si guarda con ansia alle raffinerie, che avevano interrotto la mobilitazione una settimana fa, e potrebbero riattivarsi in questi giorni, scatenando la penuria di carburanti. L’intersindacale dell’Sncf (la compagnia statale dei treni), dal canto suo, ha annunciato l’organizzazione di una «giornata della collera dei ferrovieri» per il prossimo giovedì, «tappa di preparazione» in vista del primo maggio.
LA RIUSCITA della loro mobilitazione potrebbe essere determinante per il prosieguo del movimento sociale. I ferrovieri hanno sempre occupato un ruolo di primo piano in tutti i grandi scioperi francesi – in particolare, durante la lotta vittoriosa del 1995, quando i sindacati riuscirono a fermare la riforma delle pensioni voluta dall’allora primo ministro Alain Juppé, oggi tra i ‘saggi’ del Consiglio costituzionale. Le organizzazioni di settore, seppur in sciopero dal 7 marzo, non sono ancora riuscite a mobilitare quanto avrebbero voluto, né a paralizzare il servizio come auspicato dai sindacati. Una tendenza che sperano si possa invertire, di fronte alla «brutalità di questa riforma», come hanno scritto nel loro comunicato congiunto.
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