4 GIUGNO 1944: ROMA LIBERATA da ILMANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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4 GIUGNO 1944: ROMA LIBERATA da ILMANIFESTO

4 giugno 1944, Roma liberata

STORIE. Il Teatro Brancaccio divenne il palcoscenico dove Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi disegnarono la forma dell’Italia nuova attorno «alla libertà» e «a un vero regime democratico»

Davide Conti  04/06/2024

Gli ottanta anni della Liberazione di Roma, dal 2018 insignita della medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cadono nella cornice di un governo regressivo guidato dagli eredi del Msi e in quello che Piero Calamandrei avrebbe chiamato un «clima palustre» di «vischiosa intossicazione» della storia nello spazio pubblico. Per queste ragioni diviene centrale non solo «fare memoria» ma cogliere la natura, i caratteri ed il senso degli eventi della Roma liberata del 1944 per leggervi in controluce il significato degli accadimenti del nostro tempo contemporaneo.

IL 4 GIUGNO 1944 colloca alcuni cardini fondamentali nel corpo della nazione repubblicana e nel suo processo costituente: la Liberazione della capitale politica del Paese; la rifondazione della Cgil come sindacato libero e unitario attraverso il «Patto di Roma»; la nascita (il 6 giugno) dell’Anpi come avvio del riconoscimento della Resistenza quale fondamento del nuovo Stato antifascista.

LO STESSO GIORNO la città subì la strage de La Storta come ultimo segno indelebile di quel terrore nazifascista da cui erano derivati le deportazioni di carabinieri ed ebrei; le camere di tortura di via Tasso e delle pensioni Oltremare e Jaccarino; l’eccidio di Pietralata; la strage delle Fosse Ardeatine; il rastrellamento del Quadraro; il piombo sulle donne (da Teresa Gullace a Caterina Martinelli) che protestavano per l’arresto dei loro compagni o assaltavano i forni in cerca di pane. In questa Roma la Resistenza combatté con la forza dei Gruppi d’Azione Patriottica (di Pci, Psiup, Bandiera Rossa e Partito d’Azione) e la mobilitazione di una vasta minoranza della popolazione civile. Nella Roma libera il Teatro Brancaccio divenne il palcoscenico dove Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, il 9 e 23 luglio, disegnarono la forma dell’Italia nuova attorno «alla libertà» e «a un vero regime democratico», scandì il segretario comunista.

LA CIFRA E IL SEGNO di quegli eventi sono il convitato di pietra dell’Italia di oggi. Un Paese in cui la storia della Resistenza di Roma è disconosciuta dalle più alte cariche istituzionali che ne hanno fatto strame piegandola alle proprie radici identitarie (quelle post e neofasciste del Msi) che nulla hanno a che vedere con i fondamenti della Repubblica. Così la più importante azione militare della Resistenza compiuta in una capitale europea occupata (l’attacco dei Gap comunisti a Via Rasella del 23 marzo 1944 contro il III battaglione Polizeiregiment Bozen) diventa, per il presidente del Senato Ignazio Benito La Russa, «una pagina tutt’altro che nobile» da condannare e disconoscere. Dal canto suo la presidente del Consiglio Meloni se nel 2023 aveva tentato di nazionalizzare le Fosse Ardeatine definendole una strage «di italiani» (obliando la natura politica nazifascista dell’eccidio e la diretta partecipazione dei fascisti di Salò anch’essi italiani) nel 2024 è tornata a definirle una «rappresaglia» (un istituto, per fortuna poi cancellato, che era vigente nei codici militari dell’epoca le cui regole i nazifascisti violarono) anziché un crimine di guerra per il quale vennero poi processati alti comandi e ufficiali tedeschi.

IN MEZZO abbiamo assistito ad almeno due emblematiche «ricostruzioni storiche» del ministro della Cultura Sangiuliano. La prima con una memorabile scenetta a microfono rovesciato verso i giornalisti ai quali spiegava che per definirsi antifascisti è necessario dirsi anche anticomunisti. Confessando così (non sarebbe la prima volta visti i precedenti del premio Strega) di non aver letto la prima pagina della Costituzione, su cui ha giurato, e dove c’è la firma del Presidente dell’Assemblea Costituente, Umberto Terracini. La seconda lo scorso 25 aprile davanti al Museo Storico della Liberazione di via Tasso quando ha sostenuto che nella Resistenza «c’erano le brigate mazziniane dei repubblicani, le brigate Matteotti dei socialisti, i cattolici delle fiamme verdi, la brigata Osoppo e la brigata ebraica, i monarchici di Edgardo Sogno e i liberali e c’era una minoranza comunista che poi ha tentato di monopolizzare la Resistenza». Il ministro evidentemente non sa che la storiografia è da anni concorde nell’indicare le Brigate Garibaldi del Pci come il 50% del totale delle formazioni della Resistenza in Italia.

QUESTO «SPECCHIO deformante – ammoniva Calamandrei – che dà a chi vi si guarda un aspetto mostruoso di caricatura» descrive senz’altro aggiungere la condizione di oggi, dove il disconoscimento della radice storico-fondativa della Repubblica non rappresenta solo la cancellazione del passato ma uno strumento di governo del presente che guarda al futuro prossimo con lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza. Fare memoria non significa solo ricordare ma mostrarsi corpo sociale e politico consapevole delle proprie origini e, dunque, di sé.

Anpi, da ottant’anni memoria attiva

INTERVISTA A GIANFRANCO PAGLIARULO. «Governo di estrema destra composto da forze che non hanno mai reciso le radici con il Movimento Sociale e la Repubblica di Salò, come confermano le miserie sulla Xmas»

Luciana Cimino  04/06/2024

«L’Anpi è una ragazza in ottima salute!». Gianfranco Pagliarulo, l’associazione che lei presiede compie 80 anni, anniversario tondo. Lo festeggerete il prossimo 6 giugno al Campidoglio con, tra gli altri, il sindaco di Roma Gualtieri, Aldo Tortorella e lo storico Francesco Filippi.
La ricorrenza ci trova in forma. Oggi abbiamo più di 153 mila iscritti, 12 mila in più del 2022. Il dato più interessante è sul turn over: i nuovi aderenti sono 25 mila, è evidente che questa ragazza di 80 anni è ancora una forza di attrazione nel tempo triste che viviamo.

Che spiegazione vi siete dati per l’aumento degli iscritti e della partecipazione?
Penso ci siano tre fattori: il primo è la risposta a questo governo di estrema destra, composto da forze politiche che non hanno mai reciso le radici con il Movimento Sociale e la Repubblica di Salò, come confermano le miserie elettorali di questi giorni sulla Xmas; la seconda ragione è che, nell’evidente insoddisfazione verso il sistema dei partiti, l’Anpi rimane un punto di riferimento; la terza è che siamo presenti nel dibattito pubblico e molto attivi nei territori. Qualcuno ha scritto che la ragione sta anche nella visione credibile ed etica che dà della politica, mi sembra molto interessante

L’anniversario arriva in un momento particolare per il paese.
Non ha senso fare paragoni con 80 anni fa ma i valori fondanti della Resistenza sono oggi più che mai attuali: democrazia, libertà, giustizia sociale, solidarietà, lavoro, pace. Non sono parole d’ordine banali e vanno prese come un unicum: non ci può essere giustizia sociale senza piena libertà e libertà senza piena giustizia sociale e così via.

Vi accusano di fare politica.
Una delle tante campagne contro di noi parte dal presupposto che l’Anpi debba avere solo una funzione di ricordo del passato, noi invece preferiamo quella di memoria attiva. Abbiamo sempre fatto politica perché è un dovere rispetto alla definizione che la Costituzione stessa dà della nostra democrazia, che non si risolve nei partiti o nel voto ogni 5 anni ma nel processo di partecipazione popolare, oggi drammaticamente in crisi.

Come nel 2016, ci sarà un nuovo referendum per difendere la Costituzione, questa volta dal progetto di premierato.
C’è una grande differenza però. Quelle erano modifiche alla Carta che noi abbiamo giudicato in maniera profondamente negativa ma il presidenzialismo è molto più grave trae ispirazione dalla critica radicale del Msi al parlamentarismo e al pluralismo dei partiti

In più c’è anche la riforma Calderoli sulle autonomie.
È un mostro istituzionale che porterà alla distruzione dell’universalità dei diritti a vantaggio di un regionalismo che avrà un effetto disgregante sull’unità nazionale. L’estrema destra vorrebbe aprire una nuova fase dove si chiude la vicenda della Costituzione antifascista e si apre un nuovo periodo con una sorta di Carta a-fascista e a-parlamentare che muta la natura della repubblica democratica.

Siete stati anche criticati per le posizioni pacifiste.
L’Anpi si è sempre battuta per la pace. Dopo la terribile invasione russa abbiamo detto che era un errore sostenere l’Ucraina attraverso l’invio di armi e abbiamo espresso perplessità sulle sanzioni. Qual è ora bilancio dopo due anni? L’escalation militare e il bilancio economico sociale disastroso per l’Europa ma non per la Russia. L’Ue ha preso scelte strategiche sbagliate ma dove se ne discute? Si continua ad andare sulla stessa strada senza che nessuno ne risponda. Poi c’è la questione palestinese che è la rappresentazione drammatica del mondo attuale. Tutti dicono ora «due popoli, due stati» ma per questa soluzione bisogna riconoscere la Palestina, l’Italia invece non l’ha ancora fatto.

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