TASSARE I RICCHI È NON SOLO NECESSAIO MA POSSIBILE da IL MANIFESTO e 18BRUMAIO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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TASSARE I RICCHI È NON SOLO NECESSAIO MA POSSIBILE da IL MANIFESTO e 18BRUMAIO

Tassare i ricchi è non solo necessario ma possibile

25 SETTEMBRE. Da molti anni, nel nostro Paese le proposte di tassazione progressiva delle grandi ricchezze incontrano due obiezioni di fondo, anche a sinistra. La prima è l’impossibilità di superare il senso comune

Antonio Zucaro  30/08/2022

Da molti anni, nel nostro Paese le proposte di tassazione progressiva delle grandi ricchezze incontrano due obiezioni di fondo, anche a sinistra. La prima è l’impossibilità di superare il senso comune.

Quel senso comune per cui le tasse sono un furto di Stato. Radicato anche nei ceti popolari, alimentato dal neoliberismo e dalla propaganda di destra, questo orientamento consolidato ha creato un fronte comune anti-tasse dai miliardari al popolo minuto. In particolare, nei confronti della tassazione delle grandi ricchezze si è diffuso il timore che si cominci dalle grandi per arrivare alle piccole, ovvero alla propria ricchezza. L’altra obiezione è l’estrema difficoltà di superare le tecniche di evasione ed elusione elaborate dai fiscalisti, e dalla pratica impossibilità di colpire i patrimoni collocati all’estero. Perciò anche a sinistra ci si è convinti che non vale la pena di rischiare molti voti per proposte che porterebbero poche risorse. Convinzione condivisa dal Pda-Ds-Pd e oggi dal M5S, e tuttavia sbagliata.

Soprattutto nella situazione attuale, con la crisi che attanaglia le persone aumentandone paure e disagi, ne cambia le abitudini e le convinzioni, v’è la possibilità di intervenire sul senso comune anti-tasse richiamando la necessità di una maggiore spesa pubblica per fronteggiare la crisi. Quanto al timore che l’aumento delle tasse finisca con l’estendersi alle ricchezze minori, si può superarlo con l’indicazione chiara del limite di reddito o di patrimonio al di sotto del quale si è certi di non pagare di più, e poi nella motivazione di questo limite, da esplicitare nella distinzione tra valore d’uso e valore capitale della ricchezza. Ovvero tra la proprietà della casa di abitazione, o di vacanza, e la proprietà di centinaia di immobili dati in affitto o in garanzia alle banche.

Questo genere di distinzione sulla quantità/qualità della ricchezza può agevolmente estendersi ai risparmi messi da parte per la vecchiaia rispetto agli investimenti milionari in titoli finanziari, ed anche alla piccola impresa centrata sul lavoro rispetto alla grande impresa dominata dal capitale.
La seconda obiezione, sulla fuga delle ricchezze minacciate dal fisco all’estero si supera in primo luogo considerando l’enormità delle cifre in campo. La ricchezza patrimoniale degli italiani supera i 10.000 miliardi di euro. Circa il 40% (4000 miliardi) è detenuto dal 3% più ricco dei contribuenti, con patrimoni dal milione di uro in su. Anche se una parte è all’estero, l’estero non è tutto un paradiso fiscale. Sulla lotta all’evasione, problema globale, v’è una rete di rapporti internazionali alla quale la politica non può sottarsi, salvo ricorrere poi alla «pace fiscale» e ai condoni, mentre gli apparati dello Stato (Esteri e Finanze) fanno il loro mestiere. Numerosi accordi internazionali sono stati stipulati di recente per evitare l’evasione e l’elusione fiscale, anche con effetto retroattivo, con singoli paesi. Soprattutto, nel 2017 c’è stato un Accordo generale con altri 50 paesi dell’Ocse. A seguito di questi accordi, l’Agenzia delle Entrate ha elaborato strategie di lotta all’evasione fiscale internazionale per potenziare lo scambio di informazioni e contrastare gli illeciti fiscali più diffusi come la residenza fiscale fittizia e l’illecito trasferimento all’estero di attività produttive. Perciò, anche nella situazione attuale vi sono strumenti che consentono allo Stato di intervenire fiscalmente sulle ricchezze all’estero. È questione di volontà politica, ovvero di indirizzo di Governo.

Naturalmente a livello internazionale si può fare molto altro, soprattutto nell’ambito dell’Unione europea. Trattandosi di prospettive future non è il caso di approfondirle in questa sede se non per ricordarne alcune. La prima è il superamento del principio dell’unanimità del voto in materia fiscale nel Consiglio dell’Ue, per evitare la concorrenza fiscale al ribasso ed avviare l’unificazione dei regimi in vigore.

La seconda è la proposta di Piketty di arrivare ad un «catasto finanziario pubblico», europeo e globale, dove raccogliere tutte le informazioni relative a cespiti e patrimoni. Sarebbe tecnicamente possibile per l’informatizzazione completa di tutti i dati relativi, e giuridicamente prefigurato da una legge statunitense del 2010, che obbliga tutti gli Istituti finanziari del mondo a comunicare al fisco Usa tutti i dati relativi ai cittadini americani.

In realtà, un forte ostacolo ad una politica fiscale progressiva è la resistenza degli istituti finanziari a limitare le ingenti quantità di denaro lasciate ai contribuenti più ricchi da una politica fiscale liberista, perché tale disponibilità è per lo più impiegata nell’acquisto di titoli finanziari, andando ad alimentare i relativi mercati e i soggetti che li dominano. Questa resistenza viene a volte contrastata dalla volontà degli Stati di reperire le risorse loro necessarie attraverso la tassazione delle grandi ricchezze, come dimostrano gli esempi degli Usa, della Francia e di altri. In Italia, com’è noto, l’indirizzo politico di governo in materia fiscale è stato sempre più condizionato dal grande capitale finanziario, fino alla totale subalternità attuale.

 

A chi appartiene il potere?

 Olympe de Gouges  27 agosto 2022

Francamente devo ammettere che m’interessano di più le previsioni del tempo che i sondaggi e i futuri risultati elettorali. Non è spocchia la mia; è presa d’atto: il governo, il parlamento, i partiti, non contano un cazzo. Lo confermò a suo tempo in dolce stil novo Mario Draghi: c’è il “pilota automatico”. Governo e parlamento sono solo amministrazione. Draghi è un uomo d’onore, va creduto sulla parola.

Tuttavia una considerazione: nel centenario della marcetta su Roma, con ogni probabilità avremo una presidente del consiglio alla quale verrebbe d’istinto il saluto romano. Chissà se farà a tempo di dedicare all’evento un francobollo commemorativo. Se non proprio in occasione del centenario della marcetta, almeno per il settantacinquesimo della fondazione del Movimento Sociale Italiano, che Wikipedia definisce d’ispirazione neofascista. Ma quale “neo”, fascista e basta.

Dicevo di non avere alcuna curiosità di vedere la destra fascista e reazionaria al governo (c’è già stata), perchè, ricordavo, c’è il “pilota automatico”. Ad ogni modo ci sarà da divertirsi nel vedere il Partito democratico (il partito estinto) mettere in scena un’opposizione sul nulla. S’è già visto nel 2011 e poi da ultimo l’anno scorso che a decidere chi deve gestire la pentola non sono gli elettori e nemmeno il parlamento.

Ecco una cosa che sarebbe utile chiarire al popolo affamato di sovranità popolare che si accalca ai seggi: a chi appartiene il potere effettivo in questa democrazia?

La diatriba sui ricchi troppo ricchi e i poveri troppo poveri non porta a nulla di concreto. Il vero potere non è semplicemente il prodotto del denaro, anche se esso rappresenta una condizione essenziale del potere. Un antico liberto, per dire, poteva diventare ricchissimo, ma non aveva in genere alcun potere reale.

Il tema vero è la proprietà. Le disuguaglianze non sono solo il prodotto dell’ineguale distribuzione della ricchezza, poiché essa è a sua volta il risultato del possesso dei mezzi che la producono, nell’insieme sociale il risultato di quegli stramaledetti rapporti di produzione dei quali non si parla più.

A questi rapporti economici fa capo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido. A questi rapporti corrisponde una confacente costituzione sociale e politicaHic Rhodus, hic salta!

Questa è la differenza specifica tra una posizione comunista e quella di un borghese, per quanto questi possa essere o apparire un critico radicale del sistema “democratico”.

COMMENTI:

E. Bignami28 agosto 2022 07:39

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO
DEL 26 AGOSTO 1789

I rappresentanti del popolo francese costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo dal poter essere in ogni istante paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati d’ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. Di conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino:
Art. 1 – Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2 – Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la PROPRIETÀ, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

Lorenzo29 agosto 2022 12:14

Il potere in Italia è gestito da un intreccio indissolubile tra: Vaticano-Industriali-Massoneria-Mafie, infatti:

Vaticano: ha bloccato tutti diritti sociali (fermi da 40 anni) e fatto naufragare le ultime battaglie (LGBT, Eutanasia, Cannabis).

Industriali: hanno imposto stipendi dei lavoratori fermi da oltre 20 anni, diritti sempre più flebili e precariato come forma contrattuale standard.

Massoneria: ha uomini piazzati ovunque nelle stanze dove si prendono le vere decisioni. I politici eseguono quello che dicono loro e sono sempre di nascosto, dietro le quinte, mai intervistati.

Mafie: gestione di milioni di voti da indirizzare al partito migliore del momento e poi grandi appalti da spartirsi per opere che non vedranno mai la luce. Non si spara più un colpo, ormai di loro non si parla più nei dibattiti pubblici.

Questa Cupola si è spartita compiti, settori e profitti in cui la politica mette la faccia e ratifica con leggi in parlamento nel teatrino giornaliero di promesse, insulti e polemiche da bar.

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