L. de MAGISTRIS: “VOTARE PD NON SARÀ MAI UN VOTO UTILE” da MICROMEGA e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L. de MAGISTRIS: “VOTARE PD NON SARÀ MAI UN VOTO UTILE” da MICROMEGA e IL FATTO

“Votare Pd non sarà mai un voto utile”: intervista a Luigi de Magistris

Parla il portavoce di Unione Popolare che dopo il sostegno di Jean-Luc Mélenchon ha incassato anche quello di Pablo Iglesias, fondatore di Podemos: “Vogliamo scardinare il sistema, dare voce a chi non ha voce. È il momento del voto necessario”.

Daniele Nalbone 16 Settembre 2022

 

L’Italia di cui abbiamo bisogno” è il titolo scelto per il programma elettorale di Unione Popolare, forza politica di quella sinistra che si è riunita intorno a Luigi de Magistris e che, nel rush finale di questa campagna elettorale estiva, dopo il sostegno di Jean-Luc Mélenchon, leader di France Insoumise, ha incassato anche quello di Pablo Iglesias, fondatore di Podemos, che parteciperà il 17 settembre a un evento a Napoli insieme all’ex sindaco. Una campagna elettorale fatta di molti incontri, di “tanta piazza” e poca televisione. Una campagna elettorale che, come sottolinea a MicroMega il portavoce di Unione Popolare, “ha già ottenuto un successo insperato”, quello della raccolta di 60mila firma in tutta Italia per poter presentare la lista.

De Magistris, per iniziare le chiedo un giudizio su questa campagna elettorale. Cosa ne pensa?
Parliamo di una campagna elettorale anomala, “estiva”, che ha dato poca possibilità ai vari candidati di poter stare tra la gente. Questo “tempo concentrato” è stato, guardando alle principali forze politiche, una perfetta rappresentazione del loro modo di intendere la politica: una politica chiusa con quell’atteggiamento tipico di chi nel potere da così tanto tempo da preferire una stanza a una piazza. E chi invece è sceso in strada lo ha fatto urlando soluzioni urgentissime a una situazione catastrofica come se a parlare fosse un cittadino disperato quando, invece, si tratta delle stesse persone che governano ancora oggi. Mai come in questa campagna elettorale ho registrato un forte distacco della politica dal paese reale: da un lato abbiamo assistito all’accapigliarsi per le alleanze tutte incentrate sulle poltrone, alla disperata ricerca di uno scranno da occupare vista la riduzione del numero dei parlamentari; dall’altra, invece, rabbia, esasperazione, preoccupazione, disperazione. Noi abbiamo scelto e percorso un’altra strada: stare fra la gente, in piazza, per raccogliere 60mila firme in tutto il Paese.

Più volte avete denunciato una “sottoesposizione mediatica”, quasi una sorta di oscuramento, da parte del sistema mediatico. Crede che questo potrebbe penalizzarvi?
Guardando i telegiornali è assolutamente evidente come Unione Popolare non sia praticamente esistita, eppure abbiamo un portavoce nazionale che è stato eletto tante volte e a diverse cariche a fronte, invece, di candidati che nella loro vita hanno preso pochi voti e in poche occasioni che però sono stati presenti continuamente nei classici “pastoni” politici. Per fortuna, in quanto portavoce, ho avuto invece sufficiente spazio nei luoghi di approfondimento, sia nella carta stampata che in radio e in alcuni programmi tv. Ma la penalizzazione dovuta all’assenza nei telegiornali è sicuramente forte.

Mai come questa volta, guardando al centrosinistra, con la quasi certezza di una vittoria della destra guidata stavolta da Giorgia Meloni è alto il richiamo al “voto utile”, leggasi al Partito Democratico, nell’ormai disperato tentativo di non assistere a una stra-vittoria del populismo e del sovranismo. Ovviamente per Unione Popolare la chiamata al “voto utile” è l’esatto opposto, “un nemico”.
Quante volte siamo stati costretti a sentire questa litania? Da quanti anni? Personalmente non ho nessun dubbio, invece, che mai come questa volta il voto utile non esista per due motivi principali. Il primo: chi fa appello al voto utile – il Pd – oggi sta ancora governando con la destra, con Berlusconi e Salvini. Il secondo: chi fa appello al voto utile – Enrico Letta – pochi giorni prima che si sciogliessero le camere ha partecipato a un dibattito con Giorgia Meloni riconoscendole un “ruolo necessario per le riforme democratiche”. Di che voto utile parliamo?Mai come questa volta, invece, ci sono schieramenti talmente diversi, opposti, da consentire a ognuno di poter votare secondo i propri ideali, ed è un bene dopo essere stati schiacciati per mesi dal pensiero unico del draghismo. In questo scenario Unione Popolare ha un solo obiettivo: dare voce a chi non ha voce. Up è l’unico voto necessario contro la destra e il consociativismo, per avere una vera opposizione in Parlamento, per contrastare da sinistra un Partito Democratico che ormai di sinistra non ha più nulla: è il principale azionista del governo Draghi, il partito del Jobs Act, della guerra all’articolo 18, della “buona scuola”, del nucleare, degli inceneritori. Unione Popolare rappresenta invece un campo nuovo, nato con le giuste alleanza a livello internazionale: Jean-Luc Mélenchon, leader di France Insoumise, e Pablo Iglesias, fondatore di Podemos.

Davanti, come Unione Popolare, avete lo scoglio del 3% per entrare in Parlamento. Le chiedo: qualora il voto non vi premiasse, dobbiamo aspettarci la fine dell’esperienza di Up o il progetto continuerà?
Io credo fortemente in questo progetto. Per la prima volta da non so quanti anni ho a disposizione il tempo necessario da dedicare all’organizzazione politica. Personalmente avverto l’assenza di una sinistra costituzionalmente orientata, pacifista, ambientalista, antifascista, per i beni comuni. Da qui la mia decisione di impegnarmi attivamente in questa sfida. Ci credo davvero tanto, altrimenti non ci avrei messo la faccia, e sono consapevole di quanto sia difficile superare lo sbarramento del 3%. Ma, al tempo stesso, devo dire di non essere preoccupato dal risultato elettorale: l’inizio di Unione Popolare, e ritorno sulle 60mila firme raccolte in piena estate in tutta Italia, è andato oltre i migliori auspici. Siamo riusciti a costruire liste con candidati importanti, dalla chiara storia di sinistra, abbiamo avuto endorsment europei che ci hanno confermato la bontà della strada intrapresa. Se andremo in Parlamento avremo dalla nostra una forza propulsiva che consentirà a Up di fare un enorme salto in avanti, di bruciare diverse tappe. Se non sarà così, continueremo a lavorare a un progetto che è nato per crescere nei territori, che avrà diversi momenti assembleari costituenti. La mia promessa al popolo della sinistra è questa: Unione Popolare non sarà un progetto a termine come non è un accrocchio di sigle. E non è e non sarà un partito personale. Stiamo costruendo quel campo aperto che mancava da troppo tempo. Questo è il mio obiettivo.

Parlamento o non parlamento, prima o poi Up sarà chiamato a prendere alcune decisioni in relazioni a possibili alleanze. Non potete immaginare di camminare sempre e soltanto da soli.
Io parto dalla mia storia: il mio partner è il paese reale, le associazioni, i movimenti, i centri sociali, gli amministratori locali, la sinistra di base. Io guardo solo al mondo vasto della sinistra che lotta contro le mafie, per difendere l’ambiente, per contrastare discriminazioni e disuguaglianze. Sono questi gli interlocutori che possono consentirci di fare la rivoluzione. Alle alleanze penseremo solo una volta in Parlamento. Sicuramente possono esserci dei punti di contatto con qualche forza politica, penso al M5s su alcuni temi, o con partiti che oggi sono andati altrove ma un domani, se prevalesse la spinta della base, potremmo incontrare sulla nostra strada, e penso a Sinistra Italiana e ai Verdi, i cui leader, Fratoianni e Bonelli, per scelta verticistica e “di poltrone” hanno deciso di guardare al Pd. Di certo è impensabile, oggi, allearsi con leader come Giuseppe Conte, campione di trasformismo, che non ha avuto problemi a governare con Salvini e che oggi prova a raccontarsi come “la scelta giusta”. E poi Conte non è certo di sinistra.

Una speranza e un timore guardando al 26 settembre al “giorno dopo” il voto.
La speranza è svegliarmi e vedere Up aver superato ogni più rosea aspettativa: sarebbe la svolta per non lasciare solo alle piazze la rabbia e l’esasperazione delle persone. Il timore, invece, è dover constatare di non essere riusciti, in soli due mesi, a far conoscere una forza politica neonata: sarebbe un risultato che non rispecchierebbe l’impegno straordinario di militanza messo in campo da tutti coloro che si sono riconosciuti in Unione Popolare. Ma non sarebbe la fine di questo percorso che vedo come un grimaldello per scardinare l’attuale sistema.

I fatti dicono quel che la propaganda elettorale tiene nascosto: ambiente e neoliberismo

Paolo Maddalena  20/09/2022

L’avvicinarsi della consultazione elettorale induce a valutare qual è stato il comportamento dei partiti durante la loro propaganda. Si è ricevuta l’impressione che i politici sono soltanto quelli che appaiono frequentemente in televisione e che costoro vivono in un mondo proprio, fatto di pettegolezzi da salotto e di vacui ragionamenti, molto lontani dalla realtà dei problemi del Paese. I fatti reali dicono invece quello che la propaganda elettorale ha tenuto nascosto, e cioè il problema ambientale e quello del sistema economico predatorio neoliberista. Il richiamo alla realtà ambientale proviene dall’alluvione delle Marche, estesasi anche in Toscana e in Umbria, nella quale le vittime accertate sono undici e due i dispersi, mentre i danni alla natura, agli edifici e alle strade sono incalcolabili.

È singolare che di questo problema, sin dal 2014, si sono interessati i governi Renzi, Gentiloni e Conte, i quali hanno presentato due progetti, il primo denominato “Italia sicura”, presentato da Renzi e fatto proprio da Gentiloni, e il secondo chiamato “Proteggitalia” presentato da Giuseppe Conte, che si distingue dal primo per aver cambiato il suo carattere emergenziale in un carattere di stabile prevenzione. In sostanza si è trattato dello stanziamento di 14 miliardi, che dopo 8 anni non sono stati spesi dalle Regioni destinatarie, nell’assoluta indifferenza del ministero dell’Ambiente, mentre nulla è stato fatto dal nuovo ministero della Transizione ecologica istituito da Mario Draghi.È incredibile che un problema di tale portata, reso indispensabile dopo il cambiamento climatico globale, sia finito nel nulla, e tenuto pressoché nascosto dalla propaganda dei partiti. Quanto al problema economico è da dire che esso non è stato mai approfondito dalla propaganda elettorale, pur essendo il problema che condiziona la soluzione di tutti gli altri. Esso consistente nel fatto che, sotto la spinta del pensiero unico dominante del neoliberismo, tutti i governi, succedutisi dall’assassinio di Aldo Moro in poi, hanno trasformato il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che produce lavoro e ricchezza per tutti, nel sistema economico predatorio neoliberista, che attribuisce la ricchezza a pochi, mediante gli strumenti della privatizzazione della proprietà pubblica demaniale del popolo (fatto profondamente incostituzionale), e lo strumento della finanziarizzazione dei mercati, che consiste, in sostanza, nel dare valore di denaro a delle pure scommesse, come i derivati e le cartolarizzazioni, e che consente le più impensabili speculazioni come quella che ha investito il gas e l’elettricità, e cioè beni che erano in proprietà pubblica demaniale del popolo e che sono stati privatizzati, per quanto riguarda il gas, con un decreto del governo Letta e, per quanto riguarda l’elettricità, con un decreto del governo Bersani. Come si nota, il problema ambientale e quello economico, sono tra loro strettamente collegati, e l’Italia vede sempre più diminuire la sua ricchezza nazionale, per un verso: per il crollo dell’economia, con il relativo indebitamento pubblico che ha raggiunto la cifra impressionante di 2730 miliardi di euro, l’aumento della povertà assoluta, che ha superato le 6 milioni e quattrocentomila persone e l’abbassamento del tenore di vita di tutti, e dall’altro per i catastrofici eventi estremi di carattere naturale, manifestatisi negli incendi, in maggior parte dolosi e non più contrastati dalla corpo della guardia forestale, abolito insipientemente da Renzi, le bombe d’acqua, gli uragani e le alluvioni, che hanno raggiunto dimensioni mai viste nel passato.

Di fronte a questa realtà lo stuolo degli elettori appare spaventato e indeciso e non sa a chi dare il proprio voto. Esiste tuttavia un partito nato da poco, contro il quale si è scatenato l’ostruzionismo mediatico da parte delle forze economiche dominanti, che è Unione Popolare, diretta da De Magistris, il quale è l’unico che ha scritto nel proprio programma, come prioritari, i problemi ai quali ho fatto cenno. La soluzione sta nel ripristinare l’attuazione della Costituzione, portando alla Corte costituzionale, per il loro annullamento, le infinite leggi contrarie ai principi fondamentali della Costituzione medesima che hanno condotto l’Italia nell’attuale tragica situazione.

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