“TIMEO DANAOS ET DONA FERENTES” da IL FATTO
Riformiamo la giustizia con leggi ordinarie: così
Henry John Woodcock 1 Aprile 2026
L’errore più grave nel quale in questo momento si potrebbe cadere, appunto dopo il fallimento di questo inaccettabile progetto di riforma (fallito, secondo quanto spiegato da qualche ineffabile osservatore, non in quanto improponibile per il suo stesso contenuto, non a causa di una campagna referendaria, quella del “Sì” – a tratti – caratterizzata da vere e proprie mistificazioni, non a causa delle infelici esternazioni di alcuni degli stessi protagonisti di tale campagna referendaria, ma piuttosto per colpa del “…Mezzogiorno, un’Italia assistita, attaccata come la cozza di Giovanni Verga allo scoglio del reddito senza lavoro…”, nonché dei “…giovani che sono stati coltivati nelle scuole, nelle università, con la propaganda pro-Pal, il pacifismo parolaio…”) sarebbe quello di cedere all’illusione che nell’organizzazione e nel funzionamento della magistratura vada tutto bene e non vi sia alcuna necessità di interventi riformatori.
È dunque tempo di fare una riflessione concreta su ciò che è necessario e irrinunciabile fare per rendere quello della Giustizia un servizio dignitoso e utile per la collettività e per ovviare alle innegabili distorsioni e alle degenerazioni dell’autogoverno (che certamente vi sono, ma che è ben possibile provare a risolvere in altro modo rispetto a quello prospettato dalla tramontata riforma).
Invero, sarebbe un imperdonabile errore per i magistrati e per gli addetti ai lavori adagiarsi sul risultato del referendum; la politica, o meglio la maggioranza (qualsiasi maggioranza) ha e avrà, se dovesse passare la paventata riforma elettorale, i numeri per approvare qualsiasi riforma anche con legge ordinaria, oltre alla possibilità di individuare, senza particolari sforzi, anche i consiglieri laici del Csm (oltre ai giudici costituzionali e allo stesso presidente della Repubblica).
Si potrebbe, dunque, cominciare a studiare e mettere mano a una riforma statutaria del Consiglio Superiore della Magistratura, ben percorribile con legge ordinaria, in primo luogo provvedendo (almeno) a dimezzare il numero dei consiglieri “togati” (come peraltro proposto da autorevoli costituzionalisti), dividendo l’elettorato (passivo) dei circa diecimila magistrati italiani in tre collegi (Nord, Centro e Sud), introducendo altresì, in relazione alle “famose” nomine, da una parte la regola della votazione a “scrutinio segreto” e dall’altra il vecchio e sacrosanto criterio della cosiddetta ”anzianità senza demerito”. Magari anche introducendo ulteriori “illeciti disciplinari tipici e propri” sia per i magistrati che svolgono attività di auto o etero promozione sia per i consiglieri superiori che tale attività di sollecitazione e promozione accolgono, con la contestuale previsione, infine, di un rigoroso e soprattutto definitivo regime di incompatibilità tra la titolarità di cariche in seno all’Associazione Nazionale Magistrati e la candidatura/elezione come consigliere del Csm.
Ancora, l’annosa questione della separazione tra giudici e pubblici ministeri (che, per la verità, non è risolta e non ha nulla a che fare con l’esiguità dei magistrati che passano ogni anno da una funzione all’altra) potrebbe risolversi intervenendo sempre in relazione al Csm, e in particolare sull’elettorato passivo, nel senso che, in sede di elezione della parte togata del Consiglio Superiore della Magistratura, i giudici potrebbero eleggere i loro consiglieri (tra i giudici) e i pubblici ministeri potrebbero eleggere i loro consiglieri (tra i pubblici ministeri), e dunque in seno a un unico Csm potrebbero essere formate due diverse Commissioni separate, una che si occupa delle nomine e delle progressioni dei giudici e l’altra delle nomine e delle progressioni dei pubblici ministeri. Le altre Commissioni invece (e la stessa Sezione disciplinare) potrebbero rimanere comuni; lo stesso principio potrebbe essere seguito in seno alle articolazione territoriali rappresentate dai Consigli giudiziari.
Signori miei, non perdiamo troppo tempo, tanto più che questo stesso governo era ben disposto a triplicare le attuali spese destinate al Csm, mentre una banale riforma come quella sopra immaginata le spese le dimezzerebbe, e soprattutto teniamo ben presente che timeo Danaos et dona ferentes.
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