PROSSIMO CAOS IN AMERICA LATINA da CONTROINFORMAZIONE
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PROSSIMO CAOS IN AMERICA LATINA da CONTROINFORMAZIONE

Prossimo caos in America Latina

 Luciano Lago  05/01/2026

Dopo l’aggressione USA al Venezuela si aprono diversi scenari che coinvolgono direttamente o indirettamente tutte le grandi potenze.

In particolare la Russia e la Cina che  sostengono il Venezuela e sono rimaste passive di fronte all’azione violenta e improvvisa del presidente Trump.

Che ci sia stato un tradimento dei generali che hanno dato l’ordine di non reagire o che l’ordine sia venuto dallo stesso presidente Maduro, questo si chiarirà in seguito ma non cambia l’ordine dei fattori.

Gli interessi delle due super potenze, Cina e Russia, sono pregiudicati da questa azione fatta dagli USA e in prospettiva devono ridurre le conseguenze sugli investimenti fatti in quel paese.C’è un altro aspetto ancora più importante che non deve essere sottovalutato

L’azione fatta dagli USA costituisce un precedente che può essere applicato anche in altri paesi.

La Russia e la Cina possono abbandonare ogni remora ed adottare il sistema americano rispettivamente in Ucraina e a Taiwan.

 Un azione decisa per eliminare o sequestrare Zelensky e la sua giunta a questo punto appare molto probabile e giustificata. Si tratterebbe di annientare una centrale terroristica che ha compiuto crimini contro civili russi in territorio russo, quindi una giusta operazione sostenuta ed appoggiata dalla opinione pubblica russa e di larga parte dei paesi del sud del mondo. Putin potrebbe rompere gli indugi e dare una prima risposta da parte sua alle azioni di Trump.

La Cina potrebbe effettuare un’operazione analoga contro Taiwan, magari dopo un blocco navale dell’isola, analogo a quello fatto dagli USA contro il Venezuela e subito dopo riprendere il controllo dell’isola secessionista che fa parte della Cina. Pechino sarebbe nel suo pieno diritto di fermare l’escalation di invio di armi USA all’isola secessionista.

Oltre a queste azioni, la Russia e la Cina potrebbero appoggiare forme di resistenza in Venezuela che potrebbero creare grosse difficoltà agli Yankees qualora questi vogliano prendere il controllo militare del paese. I marines non sono adatti a combattere nelle selve del Venezuela e le formazioni di guerriglia in Colombia e Venezuela combattono da 50 anni e conoscono il terreno. Il logoramento dell’esercito USA sarebbe assicurato ed il caos sarebbe certo. Un nuovo Vietnam per gli americani sarebbe probabile.

Da tale situazione l’immigrazione incontrollata si accrescerebbe in forma esponenziale destabilizzando gran parte del continente e gli stessi USA. Uno scenario già visto dove gli USA sono intervenuti per esportare la democrazia.

L’intervento contro il Venezuela è mirato da Washington anche per sottrarre alla Cina uno dei suoi fornitori principali di energia e deve essere considerato come una azione ostile contro la Cina. A questo intervento è molto probabile una successiva operazione militare contro l’Iran che punta allo stesso scopo: cambio di regime e controllo delle risorse petrolifere e gasifere dell’Iran. Un caso più difficile data la predisposizione dell’Iran a difendersi e la sua capacità missilistica dimostrata nel breve conflitto del Giugno scorso. Ma Netanyahu ha convinto Trump ad agire contro l’Iran e la strategia di destabilizzazione interna e di caos è già iniziata con l’introduzione di agenti provocatori del Mossad e della CIA nel paese. Disordini e manifestazioni ne sono la conseguenza con il pretesto delle crisi economica causata dalle sanzioni USA ed embargo economico. Sceglieranno poi il momento opportuno per lanciare una ondata di bombardamenti in operazione congiunta USA/Israele, una facile previsione.

La Cina, oltre alla Russia, dovrebbe essere molto allarmata da questa prospettiva perché perderebbe il suo secondo fornitore di petrolio, qualora questi fosse attaccato e distrutto dagli USA e Israele. Pechino potrebbe permettersi di rimanere passiva anche stavolta?

Da non sottovalutare anche le reazioni negative degli altri paesi del continente sud americano, dal Messico al Brasile. Gli USA possono permettersi azioni ostili contro tutti nel loro stesso emisfero? Il Latino America non è quello dei tempi di Che Guevara e molti paesi hanno come loro principale partner commerciale la Cina. Difficile che possano cambiare la loro impostazione da un momento all’altro su ordine di Washington che ha rivelato la sua natura predatoria.

Si preannunciano quindi una serie di reazioni a catena che renderanno l’anno appena iniziato sempre più tumultuoso.

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