NUCLEARE PIÙ RIARMO, COSÌ AVANZA L’”OROLOGIO DELLA FINE DEL MONDO” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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NUCLEARE PIÙ RIARMO, COSÌ AVANZA L'”OROLOGIO DELLA FINE DEL MONDO” da IL MANIFESTO


Nucleare più riarmo, così avanza l’”orologio della fine del mondo”

Marinella Correggia  20/12/2025

«Doomsday Clock» Per contrastare la crescente minaccia nucleare, il 2026 sarà un anno ricco di appuntamenti internazionali

L’orologio del giudizio universale («Doomsday Clock»), una sorta di barometro del rischio atomico creato nel 1947 dal Bulletin of the Atomic Scientists, è arrivato nel gennaio 2025 a segnare 89 secondi a mezzanotte. Il massimo allarme nella storia. Agli inizi degli anni ’90 era sceso a 17 minuti. Cause indicate: il riarmo generalizzato, una retorica piena di riferimenti alle armi nucleari, la stessa intelligenza artificiale nelle operazioni militari. E negli ultimi mesi si è aggiunta la minaccia da parte di Donald Trump di una possibile ripresa dei test nucleari.

Non può certo stare tranquilla l’Italia: la presenza di armi nucleari statunitensi nelle basi di Ghedi e Aviano è un «segreto di Pulcinella», hanno sottolineato i relatori al convegno internazionale «Aviano e le bombe, iniziative giuridiche e impegno sociale», organizzato a Pordenone da Abbasso la guerra, Wilpf Italia (Women’s International League for Peace and Freedom), Tavola della pace Friuli Venezia Giulia, Centro sociale 28 maggio, Donne e uomini contro la guerra Brescia. Coincidenza: la base aerea Usa di Aviano nel 2025 ha compiuto settant’anni di piena (e all’occorrenza bellica) operatività.

Solo la prevenzione funziona, davanti al «male assoluto» (Bertrand Russell) delle armi nucleari, sottolinea Elio Pagani, storico obiettore di coscienza all’industria militare: «L’8 dicembre 1987 il trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty) fra Usa e Urss smantellò gli euromissili. Oggi, nuovi missili nucleari rischiano di essere ricollocati in Europa. Anche grazie alle tecnologie dual use. L’Ue ha recentemente sdoganato l’energia nucleare come green e anche in Italia si sta puntando al suo rilancio, malgrado i referendum. Ma nel nostro paese la detenzione di armi nucleari è fuori legge».

«L’AMBITO È PENALE», spiega l’avvocato Ugo Giannangeli di Abbasso la guerra; «associazioni, attivisti, esperti e scienziati nell’ottobre 2025 hanno presentato denunce alla Procura della Repubblica di Brescia e a quella di Pordenone, chiedendo di accertare la presenza di ordigni nucleari presso le basi militari di Ghedi e Aviano, in violazione della normativa nazionale e internazionale – in particolare la Legge 185/90 e il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) ratificato dall’Italia nel 1975. Brescia ha subito archiviato; speriamo ancora nei magistrati di Pordenone. Due anni è stata archiviata la nostra denuncia, molto documentata, alla Procura della Repubblica di Roma».

E mentre i comitati pacifisti continuano le proteste a Ghedi ed Aviano, l’Italia, come tutti i membri Nato, rifiuta di sottoscrivere il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw): una sfida che la maggioranza dei paesi del mondo, mille città, moltissime organizzazioni hanno rivolto ai 9 Stati detentori di armi nucleari – 8 dichiarati più Israele.

IL TPNW, VOTATO nel 2017 da 122 paesi, è stato già firmato da 99 e ratificato da 74. Entrato in vigore il 22 gennaio 2021, vieta agli aderenti l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, il dispiegamento di armi nucleari. Nel 2026, anno denso di impegni in materia, è prevista per novembre la quarta conferenza di revisione del Tpnw. Ma a maggio si terrà anche l’undicesima Conferenza delle parti del Tnp, entrato in vigore nel 1970, 191 paesi aderenti (inclusi i 5 membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu; non firmatari India, Pakistan, Israele e Corea del Nord). «Tutti possiamo chiedere ai nostri Parlamenti di porre domande sul processo di disarmo nucleare imposto dal Tnp. L’Italia che farà?», ha sollecitato, al convegno di Pordenone, l’attivista Susy Snyder a nome della rete Ican (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons).

Altre occasioni di impegno internazionale interpellano gli Stati e i movimenti nei prossimi mesi, informa il bollettino Reaching Critical Will della Wilpf, organizzazione nata nel 1915 e presente in 40 paesi. Spiega Patrizia Sterpetti, già presidente della sezione italiana: «A febbraio 2026 scade l’accordo vincolante New Start fra Usa e Russia che limita le armi strategiche. Va assolutamente rinnovato. Kiribati e Kazakhstan, poi, hanno chiesto una risoluzione per l’assistenza alle vittime e il risanamento dell’ambiente contaminato dai test; idea bocciata da Francia, Pakistan e Russia con varie motivazioni. Importante la risoluzione Onu che demanda a 21 scienziati uno studio da ultimare nel 2027 sull’impatto della guerra atomica. Indebolirà la narrativa sulla deterrenza».

LA DETERRENZA: da sempre evocata, per Snyder è «un’ipotesi indimostrabile. Abbiamo avuto fortuna per ottant’anni, dopo Hiroshima e Nagasaki, ma rischiando spesso incidenti». Il freno della Mutua distruzione assicurata – chi osa attaccare non può prevenire la risposta – non funziona più: con le nuove tecnologie, ha rilevato sempre al convegno di Pordenone il fisico Carlo Rovelli, fra i firmatari delle denunce in Procura, «si può arrivare ad annullare la capacità di risposta del nemico dopo l’attacco. Inoltre, assistiamo a un enorme aumento delle spese militari». Ma il tentativo di mantenere il controllo mondiale con le armi fa rischiare la catastrofe.

Per uscire dall’incubo nucleare occorre dovunque, e in Italia, una società civile non solo contraria («l’80% degli italiani vuole il Tpnw e la rimozione delle bombe termonucleari», precisa Elio Pagani) ma molto attiva. E cosciente del rischio. In proposito, fa sapere Alessandro Capuzzo, portavoce della Tavola della pace Fvg, «stiamo chiedendo a livello italiano ed europeo maggiore attenzione per i piani di emergenza nucleari obbligatori per legge». Del resto, sono allarmanti anche le carte di pericolosità sismica dell’Istituto di geofisica e vulcanologia, relative alle aree delle due basi militari.

LA NEUTRALITÀ di paesi e aree può essere un grande strumento di pace. Spiega ancora Alessandro Capuzzo: «Il nostro documento di lavoro Denuclearizzazione del Golfo internazionale di Trieste si basa sul Trattato di pace di Parigi del 1947, che sancisce la neutralità e il disarmo del territorio. La creazione di una nuclear-free zone nel Golfo dove insistono i porti nucleari militari di transito (per ora) di Trieste e Capodistria può essere il primo nucleo auspicabile di una zona senza nucleare euro-mediterranea, nel solco del Processo di Barcellona per un Mediterraneo di pace e non proliferazione nucleare. Ma il governo italiano spinge per trasformare Trieste in hub logistico-militare, con i progetti Trimarium e Imec. Le Nazioni unite, responsabili dello status dell’area – risoluzione n. 16 del Consiglio di sicurezza, 1947 – devono impedirlo e lavoreremo anche per questo».

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