“MARCHESI O BARONI”? 2
Referendum sulla separazione delle carriere, bufala Nordio: Pm sottomessi già con la Carta
Antonella Mascali 30 Novembre 2025
Interpreta a modo suo e dimentica L’art. 104
II ministro della Giustizia Carlo Nordio trucca le carte pur di raccogliere consensi e voti degli elettori in vista del referendum sulla riforma della separazione delle carriere e dei due Csm.
Le ultime dichiarazioni sono all’insegna della libera interpretazione della Costituzione. Molto libera. Ieri, il ministro della Giustizia è arrivato a dire, alla convention di Noi Moderati, che la nostra Carta prevede che soltanto il giudice è soggetto alla legge e che il Pm non ha le stesse garanzie di indipendenza. In un eccesso di propaganda ha sostenuto che la riforma “enfatizza ancora di più la figura del pubblico ministero come organo autonomo e indipendente. Perché, con la Costituzione attuale, si dice che soltanto il giudice è soggetto alla legge”. Il suo riferimento è all’articolo 101, ma il ministro fa finta di ignorare che ad oggi c’è un altro articolo della Costituzione (il 107) secondo cui “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni. Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario”. Ma, soprattutto, il ministro si guarda bene dal citare l’articolo della Costituzione determinante per comprendere come le sue affermazioni siano fuori dalla realtà. Stiamo parlando del 104, comma 1: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Un articolo chiaro, netto, che non si presta ad alcuna interpretazione, se non a quella autentica: Pm e giudici sono autonomi e indipendenti. Entrambi. Ma Nordio insiste e dà degli analfabeti a politici (quelli per il No) e magistrati: “Ci troviamo davanti, purtroppo, a una tale ignoranza, sia in Parlamento sia nelle Aule di giustizia, che di fronte a queste premesse il dialogo diventa anche difficile. Con l’attuale riforma, invece, la figura del Pm viene elevata allo stesso rango d’indipendenza e autonomia del giudice. Tutte le obiezioni rivolte (al governo, ndr) con un processo alle intenzioni, secondo cui vorremmo sottoporre i Pm al potere esecutivo, sono dei trucchi verbali, trappole enfatiche che non hanno nessun fondamento”. E si “duole” che “simili sciocchezze vengano dette da alcuni magistrati.”
L’ultima versione di Nordio, è una novità. Di solito, per assicurare che la riforma non metterà sotto l’esecutivo il Pm, ricorda che non è stato modificato proprio il primo comma del 104. Quello sull’autonomia della magistratura da ogni altro potere. La modifica, come si sa, riguarda la costituzione dell’ordinamento, sarà composto “dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Poiché Nordio, come spesso ama ricordare, ha fatto per “40 anni il pubblico ministero”, ci si chiede come mai abbia potuto sostenere l’insostenibile. Forse conta sulla comprensibile scarsa conoscenza della materia da parte della maggioranza dei cittadini, che possono spostare voti. Ma il destino dell’indipendenza del Pm, questo è il punto vero, è altamente a rischio. Anche se la riforma non prevede la sua sottomissione all’esecutivo, potrà realizzarsi con legge ordinaria. Per esempio, basta sottrarre al Pm il controllo della polizia giudiziaria, i cui vertici rispondono ai ministri di riferimento (Interno, Difesa, Economia). Quindi alla politica. E il gioco è fatto.
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