“ITALIA IN GUERRA, TI ARRUOLERESTI?”: COSÌ IL GARANTE AGLI ADOLESCENTI da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“ITALIA IN GUERRA, TI ARRUOLERESTI?”: COSÌ IL GARANTE AGLI ADOLESCENTI da IL FATTO e IL MANIFESTO

“Italia in guerra, ti arruoleresti?”: così il Garante agli adolescenti

Elisabetta Reguitti  2 Dicembre 2025

32 domande patriottiche per studenti da 14 a 18 anni

“Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione? ”. Questo viene chiesto oggi nella scuola italiana ai ragazzi dai 14 ai 18 anni. È un questionario di 32 domande dal titolo “Guerra e conflitti” disponibile sul sito dell’Autorità garante per l’infanzia e adolescenza guidato da Marina Terragni, nominata dai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Terragni peraltro ricordata per le sue posizioni contro il ddl Zan sull’omotransfobia, la maternità surrogata, l’omogenitorialità, e che aveva scritto che “i bambini trans non esistono”.

Ma torniamo al questionario passato dal sito dell’Autorità ai banchi scolastici con circolari adottate da taluni istituti in cui l’iniziativa viene considerata come tra i rari “momenti strutturati di ascolto, capaci di raccogliere il loro punto di vista”. La domanda numero 13 specifica ancora meglio la possibilità bellica chiedendo: “Nel caso una guerra coinvolgesse il tuo Paese cosa ti preoccuperebbe di più?” . Lo studente può scegliere tra: morire, compromettere i piani futuri, lasciare la mia casa, dovermi dividere dalla famiglia e dagli affetti, non potermi dedicare ai miei interessi/passioni, la morte di una persona cara, non poter vedere quotidianamente gli amici, dover fare sacrifici economici. “La stesura del questionario – viene specificato –, è stata curata con il contributo della Consulta delle ragazze e dei ragazzi”. È caldamente suggerito far rispondere gli studenti come – e questa parte, nella circolare, è scritta con carattere sottolineato – “momento di riflessione collettiva sul superamento del conflitto anche nella vita quotidiana e rientrare nell’ambito dell’educazione civica”.

La seconda parte del questionario sposta il tiro sulle relazioni quotidiane, con la domanda numero 29: “Ti capita di entrare in conflitto con qualcuno (amici, genitori, parenti etc…)”. E per passare con scioltezza dalla guerra alle relazioni interpersonali la domanda 22 è così formulata: “Ti è mai capitato di pensare che un litigio possa essere una piccola guerra?”. La consultazione, accessibile a tutti sulla piattaforma istituzionale dell’Autorità garante dell’infanzia e adolescenza, resterà attiva fino al 19 dicembre e non poteva non essere arricchita da una dotta citazione al quesito numero 14: “Si vis pace, para bellum è un motto latino che significa se vuoi la pace, preparati alla guerra, sei d’accordo?”.

La Garante, Marina Terragni, spiega così il questionario: “Volevamo sapere cosa sentissero i giovani che sono ‘bombardati’ ogni giorno da notizie di guerra. Per questo abbiamo trasmesso il questionario nelle scuole e abbiamo già ottenuto 3.500 risposte”. Ma quelle domande su un eventuale arruolamento? “Per carità, non mettetele in relazione con il ministro Crosetto e la reintroduzione della leva. Parlando del timore della guerra, negare questo aspetto sarebbe stato falso, ne avremmo fatto un tabù. Ma io pochi giorni fa sono intervenuta contro la presenza di bambini a una fiera di armi di Palermo”. La sua nomina è di natura politica? “Sono stata indicata dalla ministra Roccella che conosco da mille anni. Lei conosceva il mio lavoro sull’ormonizzazione dei bambini e sul prelevamento dei piccoli dalla famiglie” per ordine dei tribunali.

Sciopero degli studenti tedeschi contro la leva

Sebastiano Canetta   02/12/2025

La protesta No al ritorno del servizio militare, «sono le nostre vite»

«Non vogliamo diventare carne da cannone». Con questo slogan gli studenti tedeschi si preparano allo Schulstreik (sciopero dalla scuola) contro il ritorno del servizio militare voluto dal governo Merz.
Venerdì prossimo – nelle stesse ore in cui i deputati si riuniranno al Bundestag per approvare la nuova legge sulla leva – a Berlino, Potsdam, Cottbus e in altre città della Germania scenderanno in piazza i giovani indisposti a vestire l’uniforme che il cancelliere della Cdu e il ministro della Difesa della Spd hanno già cucito su misura di tutti i nati dopo il 2008.

«Nessuno ci parla. Nessuno ci chiede cosa vogliamo. Nessuno vuole sapere cosa pensiamo» è la prima denuncia della generazione a cui la classe politica impone di «fare la propria parte per proteggere il paese» in vista del «probabile attacco nemico nel 2030».

Eppure «si tratta esattamente della nostra vita; siamo noi a essere investiti da questa coscrizione militare», che sarà anche formalmente volontaria ma prevede l’obbligo dell’estrazione a sorte qualora non venga raggiunta la quota minima annuale di soldati stabilita a tavolino dallo stato maggiore della Bundeswehr.

«Non possiamo permettere che il nostro destino dipenda dalla nostra fortuna sulla lotteria della leva. Vogliamo decidere noi quale sarà il nostro futuro», non è più solo il messaggio diretto ai parlamentari assordati dal rimbombo dell’eco della guerra ma il tam-tam tutto interno fra gli studenti veicolato dalla loro piattaforma-web (schulstreikgegenwehrpflicht.com) per moltiplicare l’adesione allo sciopero.

A beneficio dunque delle uniche orecchie disposte a sentire le rivendicazioni dello Schulstreik contro il servizio militare che, peraltro, posano sulle solide basi giuridiche insegnate in tutte le scuole tedesche dopo la fine del Terzo Reich. «Che dire del nostro diritto di vivere in pace? Che dire dell’articolo 4, comma 3, della Costituzione secondo cui nessuno di noi può essere obbligato a imbracciare un’arma?» ricordano gli “studenti-modello” della socialdemocrazia, mai invitati nei circoli autoreferenziali dove viene gestito il dibattito pubblico sul ritorno della leva: «Veniamo tirati in ballo in tutti i notiziari, nei talk show; discutono di noi i leader politici, gli esperti e anche la Bundeswehr. Adesso vi costringiamo ad ascoltare il nostro punto di vista: la guerra non è una prospettiva per il nostro futuro». Per il momento risponde solo e così il ministero dell’Istruzione: «Chi sciopera venerdì sarà considerato assente ingiustificato».

Oltre gli studenti resistono ai piani di ritorno del militarismo gli attivisti dell’iniziativa «Disarmare Rheinmetall» ieri tornati a riunirsi a Berlino nel presidio di denuncia degli affari d’oro del colosso nazionale degli armamenti alimentati dalle commesse pubbliche previste dal piano di riarmo. All’ordine del giorno la pericolosa commistione di ruoli fra la sfera civile e militare sul fronte delle competenze ma anche il nodo di come connettere sempre più le diverse battaglie pacifiste e anti-imperialiste.

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