I VERI SCONFITTI, I LEADER UE, S’INVENTANO CHE ORA TRUMP È IL BURATTINAIO DI PUTIN da IL FATTO e SIMPLICISSIMUS
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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I VERI SCONFITTI, I LEADER UE, S’INVENTANO CHE ORA TRUMP È IL BURATTINAIO DI PUTIN da IL FATTO e SIMPLICISSIMUS

I veri sconfitti, I leader Ue, s’inventano che ora Trump è il burattino di Putin

Alessandro Orsini  30 Dicembre 2025

La narrazione secondo cui “Trump è il burattino di Putin” non ha alcun senso perché è contraria all’evidenza dei rapporti di forza. Gli Stati Uniti sono più potenti della Russia. Trump non potrebbe essere il burattino di nessuno perché nel sistema internazionale non c’è nessuno che sieda più in alto di lui. È doloroso che il Paese di Machiavelli viva nell’irrealtà. Domandiamoci, dunque, chi abbia inventato questo slogan per manipolare gli italiani e perché. Lo slogan è stato elaborato dai politici vicini a Ursula von der Leyen. Ecco il perché: i leader europei sono gli sconfitti di Putin. Per nasconderlo, ritraggono Trump come un burattino. Siccome la manipolazione ha successo nella confusione logica, il primo compito di uno studioso è fare ordine: “Tutto ciò che può essere detto si può dire chiaramente”, ha scritto Wittgenstein.

Che cosa emerge dal nuovo piano di pace proposto da Zelensky? Emerge che Zelensky sta marciando verso la resa. Ogni volta che Zelensky riformula un piano di pace, accetta una nuova imposizione di Putin che prima aveva rifiutato.

Questa non è una trattativa e non capisco perché venga definita tale. C’è una parte che resta ferma sulle sue posizioni e un’altra parte che si muove di continuo. Questo discorso vale anche sul piano visivo. Tutti vedono che Putin è fermo al Cremlino mentre Zelensky gira per il mondo. Putin aspetta e Zelensky si affretta. Putin è calmo e Zelensky si scalmana, arrivando persino a chiedere la morte di Putin come regalo di Natale.

La sociologia si fonda sull’osservazione, ma nessuna osservazione potrà mai essere scientifica se chi osserva non è emotivamente distaccato dal proprio oggetto di studio. Dopo quattro anni di analisi pacate come un urlo in curva B, forse è giunto il momento che il Corriere della Sera guardi la realtà per quello che è invece di cianciare di “putiniani”: Trump non è il burattino di Putin, Zelensky è in ginocchio e i leader europei sono sconfitti. Sentiamo dire che manca un 5% di dettagli da definire per chiudere l’accordo. Il problema è che il 5% di Zelensky corrisponde al 95% di Putin. Zelensky ha dichiarato che l’85% degli ucraini è contrario al ritiro dal Donbass. I russi rispondono che Zelensky ha lanciato 91 droni contro la residenza di Stato di Putin nella regione di Novgorod. Ma il problema non è soltanto il Donbass. Il piano di pace di Trump in 28 punti recepisce una richiesta fondamentale della Russia: due documenti scritti, uno della Nato e l’altro dell’Ucraina, per chiudere ogni discorso sull’adesione alla Nato di quel Paese martoriato. Perché la Nato non vuole impegnarsi per iscritto? Le ragioni sono tante. Una delle più importanti è questa: la Nato attende il momento propizio per assorbire l’Ucraina come membro ufficiale. La Nato spera che tra uno, dieci o vent’anni, la Russia cada in ginocchio per una bancarotta, una guerra civile o altre tragedie simili a quelle da cui fu funestata negli anni Novanta. E allora approfitterebbe del momento. Crosetto ad Atreju ha affermato che coloro che hanno pensato che l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia sono dei “folli”. Il nostro ministro della Difesa è grande e grosso (detto affettuosamente), ma gli manca il coraggio di dire che Zelensky rientra in questa categoria. A che serve essere così grossi se non si ha nemmeno il coraggio di dire ciò che si pensa? Questa guerra può procedere soltanto in due modi: o la guerra finisce con la sconfitta dell’Ucraina oppure procede con la terza guerra mondiale.

Quando i russofobi ululano alla luna

ilsimplicissimus  27 Dicembre 2025  

Correva l’Anno Domini 2023 e Roma era infestata dai cinghiali, alcuni dei quali vagavano nei dintorni dei supermercati e attaccavano i sacchetti della spesa di cittadini ignari di vivere in una giungla urbana. Tuttavia poiché c’era un sindaco del clan di centro sinistra (clan è la parola più appropriata per definire oggi i gruppi politici), parlare di questo problema significava essere fascisti per non dire che il minimo accenno al controllo della popolazione dei cinghiali, era un’offesa ai dogmi eco – animalisti. Questo succede quando alla politica si sostituiscono gli slogan o, nel migliore dei casi, mere petizioni di principio completamente avulse dalla realtà. Immaginiamoci se poi, al posto dei cinghiali, si fosse trattato di lupi o di orsi: un fremito di indignazione si sarebbe levato dai divani dove la maggior parte delle persone esercita il suo diritto a parlare senza pensare.

Questo è davvero un universo di cartapesta, dove, per esempio, fa tendenza un cane che muore da solo, essendo già ultracentenario per la sua specie, ma non le migliaia di anziani abbandonati che crepano ogni anno senza che nessuno si interessi di loro. Ma già sappiamo come siano l’idiozia e la vacuità emotiva indirizzata dal sistema mediatico su obiettivi innocui, a fare tendenza, pezzi di un lego umano che può essere facilmente stravolto quando l’occasione lo suggerisce o il padrone lo impone. E così apprendiamo da Repubblica, un quotidiano di proprietà di un armatore greco che ha acquisito grande potere grazie al golpe della Ue ad Atene, socio di Bin Salman e plenipotenziario della propaganda mediatica di Bruxelles in parecchi Paesi come Polonia, Repubblica Ceca, oltre che nei Balcani, ci fa sapere che Putin è responsabile della moria  di renne in Finlandia. Questo perché i branchi di lupi che si trovano nel territorio della Federazione russa, penetrano sempre di più entro i confini finlandesi: i cacciatori che prima ne contenevano la popolazione sono andati in guerra a dare la caccia ai mastini di razza Nato: perciò è colpa del Cremlino se gli allevatori finlandesi devono sopportare la perdita di qualche renna. Certo, non si capisce perché questi allevatori non facciano la guardia con più attenzione e, all’occorrenza, non siano loro a respingere i lupi, ma non ha molto senso farsi domande su qualcosa di completamente insensato che per giunta viene tendenziosamente titolato: ” La guerra di Putin uccide in Finlandia…” Ma già, la Russia è anche contro Babbo Natale e le sue renne, che ignominia.

Io mi vergognerei a lavorare in un quotidiano dove vengono pubblicate queste porcherie che tuttavia, nella loro delirante stupidità, esprimono benissimo il concetto dettato dall’oligarcato occidentale: quello di fomentare in ogni modo la russofobia per mantenere in piedi uno stato di ostilità e giustificare con la potenziale belligeranza, i massacri sociali che hanno in mente. Agiscono su un territorio subliminare che viene coltivato da almeno due secoli. In un recente articolo l’economista Jeffrey Sachs tenta di spiegare le ragioni di questo atteggiamento russofobico delle élite europee e il rifiuto della pace:

“La russofobia occidentale non dovrebbe essere intesa principalmente come ostilità emotiva nei confronti dei russi o della cultura russa. Piuttosto, opera come un pregiudizio strutturale radicato nel pensiero europeo sulla sicurezza: il presupposto che la Russia sia l’eccezione alle normali regole diplomatiche.

Mentre si presume che altre grandi potenze abbiano legittimi interessi di sicurezza che devono essere bilanciati e conciliati, gli interessi della Russia sono presunti illegittimi, salvo prova contraria.

Questo presupposto sopravvive ai cambiamenti di regime, ideologia e leadership. Trasforma i disaccordi politici in assoluti morali e rende sospetto il compromesso. Di conseguenza, la russofobia funziona meno come un sentimento che come una distorsione sistemica, che mina ripetutamente la sicurezza stessa dell’Europa”.

Tutto questo si è concretato nei numerosi tentativi, a partire dal Settecento, di distruggere la Russia attraverso invasioni, in maniera diretta o indiretta sempre propiziate dai padroni del denaro, che poi si sono trasformate in durissime sconfitte. Non ne hanno ancora abbastanza, evidentemente. Così i barboncini del potere se la prendono persino con i lupi russi.

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