DALLE PIAZZE UN’INDICAZIONE DI ROTTA POLITICA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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DALLE PIAZZE UN’INDICAZIONE DI ROTTA POLITICA da IL MANIFESTO e IL FATTO

Dalle piazze un’indicazione di rotta politica

La sveglia È un indicazione di rotta che dice che, oltre il politicismo, volendo si può ancora fare politica

Micaela Bongi  04/10/2025 

C’è l’avanguardia cattivista della destra, quella fomentata direttamente da palazzo Chigi dove risiede una leader che più che governare con il necessario equilibrio un paese agita la curva come un capo ultrà. A questa parte è affidata la paradossale campagna contro gli odiatori, dipinti variamente come pericolosi figli di papà, violenti scioperati amanti del weekend lungo, salottieri nemici della gente perbene.

Poi ci sono le retrovie meno propense a menar le mani alle quali, per presidiare un’area meno fidelizzata, invece del randello è stato dato in dotazione un manuale di luoghi comuni da ripetere più volte al giorno, il più diffuso dei quali recita: ma davvero si pensa che uno sciopero o una manifestazione in Italia possano influire sul governo di Israele?

Tale spiegamento di forze è il segno che qualcosa di grande e potente, sulla scia e accanto alla Global Sumud Flotilla, sta succedendo nelle piazze d’Italia sempre più piene, che sia giorno o che sia notte, che sia sciopero o meno. E che un campanello d’allarme è suonato ai piani alti del governo. Dove ovviamente – mentre si cercano stratagemmi propagandistici per criminalizzare o minimizzare – si fa finta di non capire: le piazze chiedono ai governi, a partire proprio da quello italiano, balbettante perché accondiscendente nei confronti di Tel Aviv, di assumere decisioni, dalle sanzioni alla rottura di accordi commerciali e militari, che non potrebbero lasciare del tutto indifferente Netanyahu.

Al tempo stesso – e di conseguenza anche questo preoccupa Meloni che finora ha potuto dormire sonni tranquilli – sta suonando una sveglia nel centrosinistra. Dove nell’eterna baruffa sulla leadership e sul posizionamento, si è capito dove bisogna stare: in quelle piazze. Così come fino alla fine, fino al ritorno di ieri a Roma, i parlamentari del Partito democratico, dell’Alleanza Verdi Sinistra e dei 5 Stelle sono rimasti sulla Flotilla.

E allora a esercitare una leadership politica è adesso proprio questo nuovo e grande movimento. Di fronte all’orrore di Gaza non si può restare anche se umanamente partecipi e politicamente sollecitati sostanzialmente a girare a vuoto su se stessi. A partire dalla Palestina questo movimento dice anche che nonostante la diserzione delle urne c’è una moltitudine che invece vuole partecipare, fare letteralmente parte di una dimensione collettiva e condivisa, pronta a mobilitarsi su grandi questioni e non disposta invece a seguire i partiti in contorsioni incomprensibili, contrapposizioni personalistiche o battaglie anche sacrosante ma che suonano di maniera se non condotte con la necessaria radicalità.

A una destra esagitata che mentre straccia il diritto internazionale accusa la flotta di mare e quella di terra di irresponsabilità e di fatto lascia che l’orrore si compia, questo movimento largo e pacifico dimostra cosa vuol dire sapersi assumere veramente una responsabilità.

E lo dimostra anche a un centrosinistra che con il mantra della “responsabilità” ha governato – e galleggiato – per anni.

È un indicazione di rotta che dice che, oltre il politicismo, volendo si può ancora fare politica.

Sciopero generale per Gaza, odio boomerang: i cortei sbugiardano Salvini & C.

 Salvatore Cannavò  4 Ottobre 2025

Gli insulti del governo rendono ancora più politica la mobilitazione: uova e cori sotto al ministero dei Trasporti

Giorgia Meloni lamentava che la mobilitazione per Gaza più che pensare alla Palestina volesse attaccare il suo governo. Tradizionale atteggiamento passivo-aggressivo della premier, ma che da ieri ha una pezza di appoggio. Bollare lo sciopero come “un week-end lungo” non si è rivelata una buona mossa, ha fatto salire la tensione, la rabbia, l’indignazione, e così i cortei di ieri si sono popolati anche di una rabbia anti-governo che li ha resi più politici. Evidenziando la debolezza del governo.

“Angurie e non Meloni” hanno cantato le ragazze delle scuole superiori, e “governo dimissioni” si è sentito ovunque. Ma a rappresentare al meglio la contrapposizione tra manifestanti ed esecutivo, c’è stato il rito collettivo sotto le finestre di Matteo Salvini. Il passaggio al ministero dei Trasporti, con le urla, qualche lancio di uova e soprattutto la canzonetta “coglione, coglione”, ha dato un’impronta alla giornata romana. E se si volesse capire come mai la solidarietà alla Palestina, alla Flotilla, si manifesta in forme che non si vedevano da anni proprio in Italia si potrebbe iniziare a rispondere: perché c’è il governo Meloni. Che infatti un po’ sbarella.

La presidente del Consiglio, probabilmente, pensa che una contrapposizione netta, a volte feroce (da parte sua) giovi al governo. Come Salvini, che posta sui social le immagini dei manifestanti chiosando: “Questi sarebbero i buoni” e poi, commentando degli episodi di Pisa, li definisce “ delinquenti”. Continua insultando la Cgil: “Landini ha voluto lo sciopero? Se lo paghi” (tra l’altro, lui e Giorgia Meloni, non avendo mai lavorato non sanno cosa sia lo sciopero) e insieme ai suoi uomini continua a minacciare il diritto di sciopero mentre i ministri, i capigruppo della maggioranza, i vari dirigenti del centrodestra sono tutti impegnati a evidenziare un lancio di pietre eccessivo qui, una tangenziale bloccata di troppo là.

Questa contrapposizione viene cercata allo sfinimento – Crosetto posta la foto di un’auto danneggiata chiedendo “cosa c’entri con la Palestina” – quasi che la polarizzazione brutale possa aiutare il governo. Magari a parlare meglio al proprio elettorato. E così si punta allo scontro diretto con Maurizio Landini che ieri ha avuto il merito di riportare la Cgil a manifestare insieme a tutto il movimento di solidarietà. Una scelta che si è vista nella maggiore forza delle manifestazioni dando loro una voce più forte. La Cgil sa però bene che almeno la metà di chi è sceso in piazza non ha alcun rapporto con il sindacato e non si sente rappresentata dal suo segretario. In ogni caso, la polarizzazione non coglie la novità e si mostra debole. Il movente complessivo si nutre di altre ragioni.

La Flotilla ha dato voce a un sentimento diffuso e che covava da sempre, la voglia di poter agire concretamente in aiuto di un popolo martoriato, di poter dire, con l’azione esemplare, quello che si vorrebbe e si dovrebbe fare. L’indignazione, poi, gioca un ruolo fortissimo ed alimenta la presenza della nuova generazione, Z come viene chiamata, che già come nel 2001 con i no-global o nel 2008 con l’Onda e poi con le piazze anti-berlusconiane, anima il grosso dei cortei. Qui c’è la forza più rilevante da poter far esprimere senza illusioni di moderazione o estremismi pericolosi. E poi c’è il dato politico: come era accaduto con Silvio Berlusconi – nel 2001 e nel 2008 appunto – la figura di Meloni, la sua violenza verbale, le sue provocazioni, motivano questa forza popolare. Non lo fanno le opposizioni, che non rappresentano le piazze, al massimo ci possono passare dentro come ha fatto ieri Elly Schlein a Roma e Giuseppe Conte in Calabria. La destra li accusa di “soffiare sul fuoco” e di giocare “a fare gli estremismi”: accuse risibili. Ma rappresentano il tentativo di schiacciare tutto su una dialettica ordine-caos, legalità-violenza che potrà anche giovarsi di qualche incidente, ma non elimina la sorpresa di centinaia di migliaia di persone, ieri due milioni, che hanno manifestato tutta la settimana: una nuova forza civile, spontanea, giovane, radicale e “che fa onore all’Italia” come dice Landini. Di fronte a questa il governo Meloni appare molto più debole.

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