SCUOLA: “NO A CENSURE E PROPAGANDA DI GUERRA” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SCUOLA: “NO A CENSURE E PROPAGANDA DI GUERRA” da IL MANIFESTO

Scuola: «No a censure e propaganda di guerra»

Luciana Cimino  03/02/2026

Roma L’appello dei genitori del Liceo capitolino Pilo Albertelli

udenti davanti a un liceo – Imago economica

È partita dai genitori del Liceo Albertelli di Roma e si è diffusa in tutta Italia la raccolte firme contro «il disegno di militarizzazione e ingerenza autoritaria nella la scuola». Dall’istituto intitolato all’insegnante ucciso dai nazifascisti alle Fosse Ardeatine è partito l’invito alle altre comunità scolastiche «a intensificare le iniziative di contrasto a questa deriva».

Nel testo sono ricostruiti tutti gli interventi del ministero dell’Istruzione (e merito) contro iniziative o professori ritenuti «di parte». «Le motivazioni di queste ingerenze sono state diverse, ma tutte egualmente strumentali: “pluralismo”, “integrazione”, “contrasto all’antisemitismo” – scrivono – Non si tratta però di episodi isolati ma elementi di un disegno politico che mira a promuovere la sfiducia e l’ingerenza governativa nei confronti della scuola, dei suoi organi collegiali e della classe docente».

Per gli estensori dell’appello (che si può sottoscrivere con una mail a scuolasottocensura@anche.no) «queste ingerenze politiche tentano di trasformare la scuola in un organismo di propaganda, finalizzato a costruire consenso verso i propri alleati geopolitici, o addirittura a promuovere una narrazione militaresca che prelude a imprese belliche, esplicitamente ripudiate dalla nostra Costituzione».

Leonardo: “per le armi i soldi non sono buttati”

Roberto Ciccarelli  03/02/2026

Il caso Nella settimana dedicata alle materie «Stem» l’amministratore delegato del colosso della difesa Leonardo, Roberto Cingolani, ha proposto un manifesto antropologico per giustificare il riarmo: «In Europa ci siamo seduti pensando che pace fosse gratis, non fatevi fregare da chi dice che buttiamo soldi in armi»

Il vento dell’economia di guerra che ha messo il vento in poppa a Leonardo, il colosso italiano della difesa, ha portato ieri a Roma a mostrare in maniera clamorosa come la scuola italiana sia il terreno ideologico della militarizzazione, oltre che il bacino di reclutamento di tecnici, manager, venditori, operai, a cominciare dalle materie tecniche e scientifiche, dette «Stem» (Science, Technology, Engineering and Mathematics: Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

NELLA SETTIMANA dedicata a queste materie, lo spazio espositivo di Leonardo nel quartiere Prati ha ospitato un incontro introdotto da un discorso motivazionale di Alberto Angela rivolto ad alcuni studenti dei licei Newton, Galilei, Matteucci e De Merode. Subito dopo ha preso la parola l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani, che ha parlato della necessità del riarmo. «In Europa ci siamo seduti pensando che la pace fosse gratis» ha detto l’ex ministro del governo Draghi, esortando a «non farsi ingannare da chi contesta la spesa militare. La pace va difesa, non è gratuita. Per farlo bisogna investire in un sistema che incuta timore a chi ci aggredisce».

CINGOLANI HA ESPOSTO un manifesto antropologico hobbesiano, imperniato sull’idea della nazione come unità combattente sul mercato globale delle armi. L’essere umano, ha spiegato agli studenti, «è un predatore e, in fondo, è l’anello in cima alla catena alimentare. È brutto dirlo, ma noi siamo abituati a sparare, a mangiare chi ci serve. E siccome ce n’è sempre qualcuno più aggressivo, c’è uno che invade in Ucraina, c’è l’altro che gli viene in mente di prendersi un pezzo di terra perché gli fa comodo. Questa è la vita. Sono fiero di essere un europeo, perché l’Europa è un continente civile, ma checché ne dicano i benpensanti, il cattivo c’è sempre». Questo ragionamento svela un nucleo ideologico profondo: la riduzione della morale a istinto predatore.

DOPO AVER ASSUNTO 20mila persone nell’ultimo triennio, Leonardo punta a 17mila nuovi ingressi nei prossimi tre anni, quasi tutti di estrazione tecnico-scientifica. Questa necessità ha trovato ieri una sponda nella ministra delle pari opportunità Eugenia Roccella che ha auspicato una collaborazione più stretta per stimolare le ragazze verso lo studio delle Stem, materie che soffrono di un «gap» di genere ancora marcato. Cingolani ha risposto che la sua azienda voglia avere gruppi disciplinari misti per garantire una superiore capacità di analizzare «problemi tecnici complessi».

LA RISPOSTA è stata interessante. Una delle critiche alla concezione neoliberale delle materie «Stem» è infatti che la scienza perda ogni rapporto con l’indagine critica per ridursi a un insieme di nozioni finalizzate alla mera risoluzione di problemi tecnici, e in fondo alla competitività. Questo modello neoliberale è stato sostenuto dal Global Education Reform Movement (Germ) che, tra gli altri, ha imposto la standardizzazione e il primato della misurabilità sul pensiero tecnico-scientifico. Sono stati diversi gli studiosi che hanno sostenuto che le materie Stem siano diventate un «Cavallo di Troia»: dietro la promessa di modernità e lavoro, questa idea nasconde l’aziendalizzazione del sapere. Oggi il rischio è che il sistema formativo diventi un’appendice del complesso militare-industriale, dove la conoscenza è sottomessa ai fini bellici. Senza contare che la promessa occupazionale che spinge a scegliere questi percorsi di studi è apparsa parziale, perlomeno nei paesi anglosassoni. Solo una minoranza accede alle posizioni di vertice, sono assorbiti come forza lavoro precaria. Uno scenario da conoscere in un paese come l’Italia dove ci sono pochi laureati in queste materie.

PER CINGOLANI l’Europa ha già «perso il campionato» contro giganti come la Cina – che «produce» 4,5 milioni di laureati l’anno – e gli Usa (800 mila). Leonardo presta comunque attenzione al settore. La sua Fondazione gestisce il programma «A scuola di Stem», con programmi su robotica e cybersicurezza. Nelle università l’azienda siede nelle commissioni di indirizzo dei «dottorati industriali». L’obiettivo è indirizzare la ricerca verso il trasferimento tecnologico «dual use». Spesso, la distinzione tra civile e militare risulta essere formale: la tecnologia di un satellite è indistinguibile da quella di un missile balistico.

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