PENSIONI DI REVERSIBILITÀ. L’INGIUSTIZIA SUI TAGLI: LA POLITICA SE NE DISINTERESSA da IL FATTO
Pensioni di reversibilità. L’ingiustizia sui tagli: la politica se ne disinteressa
LODICOALFATTO 28/08/2026
SONO UN PENSIONATO 78enne che quando può acquista e legge il Fatto. È mai possibile che in questo disgraziato Paese nessuno si accorga della grave ingiustizia che si perpetua ai danni delle vedove dei lavoratori pensionati? Governo zitto, partiti zitti, sindacati zitti; silenzio perfetto. Sembra che nessuno abbia mai saputo niente. Che vergogna! Pensionati che, come succederà a me, al momento della morte subiscono una decurtazione sul loro unico reddito, a favore del coniuge superstite, di una percentuale pari al 40%. È non basta perché il restante 60%viene ancora assoggettato a Irpef. Alla fine della giostra, il taglio supera il 50%. Soffro di diverse comorbilità importanti e credo che non andrò molto lontano ma, ciò che mi toglie la serenità è la consapevolezza che la mia cara moglie, Maria Teresa, con la quale ho condiviso quasi 52 anni di matrimonio, non avrà una vita facile per gli anni che le resteranno da vivere. Morirò con la disperazione nell’animo a causa di uno Stato che non si prende cura delle famiglie dei lavoratori vecchi o giovani che siano. Provino “lorsignori” a vivere con 1.600 euro mensili per poi sapere che alla loro dipartita resterà alle loro compagne di vita 960 euro, ancora da tassare. Resterebbero sereni? Non credo proprio! I nostri politicanti non riescono a comprendere. Spero che il Fatto voglia parlarne, mettendo in risalto che un taglio lineare del 40% su un reddito da pensione finalizzato al mantenimento di un superstite è una rapina. Un crimine che costringe una vedova/o a vivere tra mille difficoltà il periodo più delicato della propria esistenza. Pensare che ben altre garanzie La prestazione coniugi superstiti si concedono i nostri governanti. Giusto sarebbe un taglio che, tenendo conto dei reali importi, venisse legato solo ed esclusivamente agli scaglioni Irpef: nei casi di reversibilità alta o bassa avremmo trattenute alte o basse e non come ora che tutti pagano, a prescindere, il 40%.
ANTONINO ARONI
GENTILE ARONI, condividiamo con lei questa denuncia, continuando a dare voce a quanti subiscono una delle tante ingiustizie legate a questa prestazione previdenziale (non regalia o forma assistenziale) che dovrebbe invece rappresentare uno degli strumenti fondamentali per contrastare il rischio di povertà delle famiglie rimaste orfane del reddito principale. Ma nell’agenda politica non c’è traccia né di riforme né di ripensamenti del sistema. PATRIZIA DE RUBERTIS
Regioni, il carovita non preoccupa gli ex consiglieri: vitalizi aumentati
Lorenzo Giarelli 28 Agosto 2026
Seguono l’inflazione: balzelli fino a 150 euro
L’inflazione non è un problema, se nella vita hai fatto il consigliere regionale. Soprattutto un po’ di tempo fa, quando i calcoli sui vitalizi erano particolarmente generosi. E così in questi giorni in Regione Umbria ha suscitato un certo stupore la pubblicazione di quanto l’ente ha erogato nel primo semestre del 2026 agli ex eletti, perché tutti hanno goduto di un balzello verso l’alto. Un adeguamento nell’ordine di un centinaio di euro al mese o a volte poco più, nulla che cambia la vita ma il classico sintomo di privilegio: a meno di interventi di sterilizzazione, ogni anno nelle Regioni i vitalizi si adeguano in automatico all’inflazione.
Molti Consigli non hanno ancora fornito i numeri degli aggiornamenti del 2026 (li pubblicheranno l’anno prossimo), ma il meccanismo è così ovunque e se ne ha conferma dalle Regioni in cui queste cifre sono invece disponibili. Il vantaggio è soprattutto nel lungo periodo, perché l’adeguamento mette al riparo l’assegno degli ex consiglieri da ogni tempesta economica. L’inflazione sfiora la doppia cifra? L’aumento del vitalizio pure.
Per dare l’idea, partendo proprio dall’Umbria e da due esempi bipartisan. L’ex consigliere Maurizio Rosi (Pci) cinque anni fa prendeva 6.675 euro lordi al mese, nel 2025 sono diventati 7.811 e nel 2026 sono 7.921. In cinque anni l’aumento è di circa 1.300 euro, su un assegno non certo da indigente. Idem l’ex berlusconiano Massimo Mantovani, che nel 2021 portava a casa 6.327 euro lordi al mese, saliti a 7.405 lo scorso anno e adesso 7.509. O così anche l’ex senatrice FI Ada Spadoni, che prima del Parlamento fu eletta consigliera. Con identico adeguamento percentuale quest’anno ha diritto a un centinaio di euro in più al mese, per un totale di 6.633 euro lordi.
Ma l’Umbria non è certo un’eccezione. Tra le Regioni che hanno già pubblicato i dati aggiornati c’è l’Emilia-Romagna e anche qui il fenomeno è simile. Nell’elenco ci sono vari nomi noti. Enrico Aimi, attuale componente laico del Csm, già senatore di Forza Italia, si deve “accontentare” di un balzello da 70 euro al mese, da 4.827 a 4.895. Il democristiano Corrado Truffelli, consigliere per vent’anni tra il 1975 e il 1995, dallo scorso anno è passato da 5.473 a 5.550 euro. In Piemonte gli uffici della Regione hanno stimato un balzello del 3 per cento, che nelle previsioni di Bilancio si è tradotto con 200 mila euro complessivi in più di stanziamento. Il forzista Ugo Cavallera, passato per svariati ruoli apicali, è così passato da 9.233 euro lordi al mese a 9.362, al riparo dal carovita e dall’aumento delle bollette. L’ex presidente Mercedes Bresso l’anno scorso portava a casa 8.541 euro lordi al mese, adesso è sugli 8.660.
Starebbe alle Regioni sterilizzare gli aumenti. Certo, c’è sempre il rischio che gli ex consiglieri trascinino i Consigli e le giunte in tribunale, come successo in Toscana: 18 titolari dell’assegno si erano rivolti negli anni scorsi al Tribunale di Firenze contestando l’incostituzionalità della norma che aveva congelato l’automatismo dell’aumento, ma a maggio i giudici hanno stabilito che la sterilizzazione dei vitalizi è legittima e proporzionata. Chi vuole, insomma, può.
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