FRANCESCA ALBANESE, ALTRE BUFALE DA FRANCIA E DESTRA: “ANTISEMITA, LASCI L’ONU” da IL FATTO
Francesca Albanese, altre bufale da Francia e destra: “Antisemita, lasci l’Onu”
Giampiero Calapà 12 Febbraio 2026
Fake newsL’esperta definisce “nemico” il sistema che sostiene il genocidio. E risponde al linciaggio: “Autogol”
Accuse false. Ricordate l’affaire Dreyfus? Alfred Dreyfus, il capitano di stato maggiore francese, ebreo, condannato per alto tradimento nel 1894? Oggi Dreyfus è l’italiana Francesca Albanese. Dreyfus non una volta, ma molteplici. Non bastano le sanzioni degli Stati Uniti e l’ostilità manifesta di governo e servizi segreti di Israele e delle destre di mezzo mondo. Ancora una volta le Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina Albanese diventa bersaglio di una grande potenza, la Francia, per una frase che non ha detto.
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, rispondendo positivamente a una lettera di un gruppo di deputati francesi, ne chiede le dimissioni, perché “la Francia condanna senza riserve le dichiarazioni oltraggiose e colpevoli della signora Francesca Albanese che prendono di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”. Si accoda ed esulta sui social il gran rabbino di Francia, Haim Korsia: “La Francia reclama le dimissioni della relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi. Grazie, signor ministro per le sue parole forti e chiare” su Francesca Albanese. Il ministro Barrot, intervenendo all’Assemblea Nazionale, ha annunciato che il prossimo 23 febbraio ne chiederà le dimissioni in occasione del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. Le sue parole, ha continuato Barrot, “si aggiungono a una lunga lista di prese di posizione scandalose, come la giustificazione del 7 ottobre ma anche evocazioni della lobby ebraica o ancora parallelismi tra Israele e il Terzo Reich”. A Barrot si è subito accodata tutta la destra di governo italiana.
Ma le accuse sono false, perché la Relatrice speciale delle Nazioni Unite per la Palestina, Francesca Albanese, non ha indicato “il nemico” nel popolo e nella nazione d’Israele e perché non ha mai giustificato la strage di Hamas del 7 ottobre 2023 – sempre condannata – o azzardato parallelismi col Terzo Reich. Il gioco è quello di prendere pezzi di frasi, decontestualizzarli e utilizzarli per attaccare una professionista, la cui unica vera colpa è quella di aver denunciato con rapporti dettagliati le responsabilità dei paesi occidentali, e non solo, nel sostegno al genocidio compiuto dal governo Netanyahu nella Striscia di Gaza.
Che cosa ha detto realmente Albanese in quest’ultima occasione? Ecco: “Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida”. E ancora: “Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio è una sfida. Allo stesso tempo qui risiede anche l’opportunità. Perché se il Diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune”. Il sistema che sostiene il genocidio è il nemico comune, quindi anche le cancellerie occidentali. Più chiaro di così. Eppure sono queste le parole, pronunciate in un forum di Al Jazeera il 7 febbraio scorso e strumentalizzate dai deputati e dal ministro francese per chiedere la testa di Albanese. In un post sui social tre giorni fa Albanese ha ribadito: “Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo foraggia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.
E ieri, al Fatto, ha concluso: quello di Barrot “è un autogol; è preoccupante che il ministro di uno Stato che non ha detto quasi nulla sui crimini commessi deliberatamente contro dei civili, e fatto meno per fermarli, oggi si spertichi ad accusare chi quei crimini li ha documentati; Barrot mi accusa di una cosa che non ho mai detto e ci sono le prove! La sua iperbolica charade prova esattamente quello che ho detto, invece: c’è un sistema che ha protetto e difeso il genocidio”.
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