PROTESTE: “SEGNALI DI UN NUOVO ’68, MA LA SINISTRA HA FALLITO PER I SUOI COMPROMESSI” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PROTESTE: “SEGNALI DI UN NUOVO ’68, MA LA SINISTRA HA FALLITO PER I SUOI COMPROMESSI” da IL FATTO e IL MANIFESTO

Proteste in Francia, parla l’ex vice della sindaca Hidalgo, Léa Filoche: “Segnali di un nuovo ’68 Ma la sinistra ha fallito per i suoi compromessi”

Martina Castigliani  6 Novembre 2026

L’ex vicesindaca di Parigi in corteo con la figlia: “Adesso i giovani non cedano”

Non solo studenti e lavoratori, ma anche genitori e figli. In corteo a Parigi hanno sfilato insieme diverse generazioni di militanti. Come Léa Filoche, ex vice della sindaca socialista Anne Hidalgo, figlia di due esponenti del maggio ’68: Gérard, che fu uno dei leader a Rouen e poi dirigente della sinistra radicale, e la femminista Françoise Le Toullec. Ieri era in corteo con la figlia 16enne Judith che da settimane partecipa ai blocchi dei licei. Una generazione di giovanissimi che, dice, arriva dopo che “le altre hanno fallito”.

Questa protesta è diversa?

Io ho sempre manifestato, spesso contro leggi e riforme. Stavolta si fa per qualcosa: migliorare le condizioni di studio, il potere d’acquisto, l’uguaglianza ed è per questo che mi fa venire ancora di più i brividi. Non siamo solo in difensiva, ma anche all’attacco su rivendicazioni, idee, valori. Poi noi avevamo delle organizzazioni sindacali, loro hanno delle reti. I social network, ma non solo.

Evocano ancora il maggio ’68.

È un vero punto di riferimento. Io e mia figlia abbiamo respirato quell’aria. Siamo in una famiglia di militanti: per me ha voluto dire avere le carte per capire il mondo e avere valori su cui non negozio. Poi mi ha fatto vedere la forza del collettivo: da soli si va forse più veloci, ma insieme più lontano. Bisogna essere uniti e determinati.

Nessuno ha mai più avuto quella forza?

Nel ’68 c’è stata una convergenza tra studenti e lavoratori. Sono momenti rari.

Può succedere ancora?

Tutti i segni ci sono. La rabbia, la frustrazione, le provocazioni della polizia. Mi indigna profondamente come questo governo non dia altra risposta se non la violenza. Non ho mai visto niente di simile. Dico comunque a mia figlia di andare a manifestare, ma quando posso vado con lei.

Le generazioni precedenti hanno fallito?

Io ho deciso di non ricoprire più cariche elettive perché non vedevo più come la sinistra potesse dare risposte. Per ora il solo sbocco di tutto questo è Le Pen al potere. È la presa d’atto di un fallimento.

Troppi compromessi?

Sì. Spero che i giovani terranno più di noi. Io sono stata nel partito socialista per 25 anni, me ne sono andata disgustata dopo il tentativo di Hollande di estendere la possibilità di revocare la cittadinanza. È stato il fallimento dei nostri mezzi di resistenza e di potere. Io il 21 aprile 2002, quando Le Pen arriva al ballottaggio per la prima volta, sono terrorizzata, ma mi dico ce la faremo. 20 anni più tardi non ce l’abbiamo fatta.

Colpa della sinistra?

Della sinistra divisa. E troppo presa a fare compromessi con la destra. Adesso abbiamo una sinistra abbastanza arrabbiata, ma servono i buoni metodi. La France Insoumise ha il buon programma, ma non per forza il buon metodo. Mélenchon è sgradevole con tutti coloro che non sono d’accordo con lui al 100%.

La radicalità è necessaria per cambiare le cose?

Abbiamo lasciato troppe cose alla destra, ai grandi capitali e oggi c’è dell’impazienza. E il fatto che ci sono le elezioni presidenziali tra sei mesi spiega molto. È un buon momento che succeda qualcosa di importante. E il fermento in Europa fa del bene.

I vostri genitori cosa dicono?

Vorrebbero esserci, ma sono troppo anziani. Hanno detto: manifestate anche per noi. Sono molto sorpresi dalla forza, la dinamica e il peso della mobilitazione. Sono preoccupati perché hanno paura che il potere sia solo nella repressione. Ma guardano con grande interesse: quello che li impressiona di più è il numero delle persone. Di solito in Francia i movimenti sociali sono come una locomotiva, arrivano al loro massimo dopo settimane. Qui è arrivato molto in fretta. Ora nessuno sa come terminerà.

Continuerà?

Non può che farlo. I giovani sono determinati. Io a mia figlia ho detto: fai attenzione, ma non mollare.

Scuole in lotta verso il 20 novembre. Poi tutti con Non una di meno

Giuliano Santoro  06/11/2026

Movimenti Crescono le occupazioni contro i tagli del governo. Si converge tutti alla data della giornata di lotta europea. Nella stessa data comincia la settimana di mobilitazione permanente transfemminista

Non si smobilita. Le piazze delle ultime settimane, e i giovanissimi che in gran parte le hanno riempite, si stanno riversando nelle lotte di scuole e università. A Roma sono occupate circa trenta scuole superiori, a Livorno e Firenze quasi tutti gli istituti, a Napoli (dove si è cominciato presto) si era arrivati a una punta di 40 e adesso l’occupazione riguarda una decina di plessi. In molte città, è successo a Milano e Torino, le occupazioni sono state dismesse dopo i cortei del 30 ottobre e progettano di ripartire alle prossime scadenze. Ieri a Palermo si sono aggiunte altre quattro scuole al lungo elenco. A Bologna gli universitari di Cambiare rotta hanno occupato la sede di via Zamboni. Nella capitale c’è stata un’assemblea al rettorato della Sapienza.

La mobilitazione risuona con quelle internazionali ma investe anche la provincia: si ha notizia di occupazioni, ad esempio, anche nei centri del Pontino laziale e in diverse città della Calabri. L’obiettivo di tutti è arrivare alla giornata del 20 novembre, la giornata della mobilitazione studentesca europea che coincide con lo sciopero generale indetto dalla Cgil. Quella, affermano da Bologna, è una giornata «da mesi nell’aria negli ambienti giovanili e studenteschi di tutta Europa, che in questi ultimi mesi hanno dimostrato una ferma opposizione alle politiche dei governi europei e dell’Ue, soprattutto quelle di guerra e riarmo». Si prepara alla mobilitazione anche il collettivo di fabbrica della ex Gkn di Campi Bisenzio, che due giorni fa ha appreso della chiusura indagini per 8 operai in occasione della manifestazione che il 18 ottobre dello scorso anno, ai 5 anni di occupazione della fabbrica, arrivò all’aeroporto di Firenze. Quelli di Gkn insistono sul metodo che hanno posto fin dall’inizio, quello della convergenza: «il 30 ottobre si è visto un blocco sociale, non un intergruppo di vertice – ragionano – Guai a chi penserà a conquistarlo invece che curarlo e allargarlo. Esistono ancora milioni di persone potenzialmente coinvolgibili».

C’è da avere cura di questo movimento variegato. E c’è da imparare, a questo proposito, dalle lotte transfemministe. Dal 20 novembre prende le mosse la settimana di mobilitazione permanente indetta da Non Una di Meno, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 e degli Stati generali della natalità provocatoriamente organizzati proprio in quei giorni a Roma: «Ci chiedono più figli ma ci restituiscono lavori da fame e solitudine e ci scaricano addosso il peso di un welfare massacrato». «Quest’anno e ci prendiamo tutta la settimana – dicono ancora le transfemministe – Dal 20 al 28, lanciamo gli Stati generali dell’autodeterminazione». Si inizia proprio il 20, con il Transgender Day of Remembrance, ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell’odio, del pregiudizio e della violenza transfobica che intreccerà le mobilitazioni studentesche. Si prosegue il 25 con azioni territoriali diffuse. «Infine – annunciano da Nudm – esondiamo tuttx insieme il 28, a Roma, in corteo nazionale».

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