LE ILLUSIONI DEL VOTO IN ISRAELE e USA da IL FATTO
Le illusioni del voto in Israele e in Usa
Fabio Mini 3 Novembre 2026
Chi sperava che Netanyahu perdesse e il Paese potesse cambiare rotta sarà deluso: anche gli oppositori vedono la guerra all’Iran come un’opportunità. Ed è la stessa visione di Trump
Le elezioni parlamentari negli Stati Uniti hanno congelato la guerra contro l’Iran.
La logica elettorale interna ha posto in secondo piano il quadro internazionale, ma chi pensa che l’esito delle elezioni possa modificarlo in meglio scommette sul nulla. Non c’è nessun presupposto che una vittoria o sconfitta di Trump possa influire sulle guerre in corso. D’altra parte agli americani ora interessano i problemi interni che a malapena percepiscono come conseguenza di quelli esterni. Nessun votante americano va al seggio pensando al conflitto in Ucraina tra Usa-Europa contro la Russia o a quello in Medio Oriente tra Usa-Israele contro l’Iran. L’Ucraina si avvia alla capitolazione? È un problema europeo! Noi continueremo a fare gli affari nostri in Ucraina e in Europa come abbiamo sempre fatto. La crisi energetica dipende dallo Stretto di Hormuz? Non è un problema. Si asfalta l’Iran e tutto si risolve. Tutto si può risolvere in un giorno con una serie di bombardamenti. Lo diceva Reagan, ma anche Carter che col suo consigliere Brzezinski voleva la frantumazione e l’umiliazione della Russia. Voleva quello che un pugno di militesenti e le loro amazzoni appiedate europee hanno appreso dal Bignami di Brzezinski. Lo diceva Bush II, ma anche Obama, lo diceva Trump I e Biden fece esattamente ciò che da trent’anni volevano i neocon democratici e repubblicani: guerra contro la Russia a premessa di quella contro la Cina e concomitante caos nel Medio Oriente. Finge di non dirlo Trump II, ma la compagine democratica che lo sfida vuole sia l’umiliazione della Russia, sia la dissoluzione dell’Iran.
Le elezioni in Israele hanno confermato Netanyahu e il suo partito al primo posto. Chi pensava che le elezioni potessero scalzarlo e consegnarlo alla giustizia nazionale e internazionale ora vede nero. Ma chi sperava che la sua uscita dal palazzo potesse portare pace era al limite tra ingenuità e demenza. Non ha i seggi che gli darebbero la maggioranza assoluta e dovrà avere il supporto di qualcun altro per mettere in piedi un governo. Che ci riesca o no, la guerra continuerà. E lo spettro nucleare che incombe sull’Europa si estende al Medio Oriente. Israele conta sulla propria capacità convenzionale e sulla cobelligeranza statunitense per attaccare di nuovo l’Iran. Anche questo è un azzardo di cui pochi israeliani percepiscono la portata. l’Iran non aveva armi nucleari prima della guerra, ora potrebbe averle, producendole in proprio o prendendole a prestito dal Pakistan o altri. A buon rendere!
La stragrande maggioranza della popolazione israeliana sostiene la guerra contro l’Iran, la prosecuzione delle stragi a Gaza, l’ampliamento degli insediamenti, le violenze dei coloni, la minaccia militare contro il Libano, la Siria e lo stesso Iraq. Fanno ribrezzo le parole di Ben-Gvir, che parla di eliminare delle “non-persone”. Fanno quasi paura quelle mamme israeliane che piangono un loro soldato e riservano odio o indifferenza alle decine di migliaia di madri palestinesi che piangono i loro figli ammazzati o trucidati. Tifano per Eisenkot come se lui stesso non avesse annunciato che avrebbe liberato Gaza da Hamas. Lui e gli altri leader dei partiti minori sanno benissimo che Gaza è Hamas e che la “liberazione” consiste nell’eliminazione dei palestinesi. Netanyahu continuerà a negare la commissione d’inchiesta sul 7 ottobre. Non è solo perché non vuole ammettere di essere stato avvertito, ma perché potrebbe essere chiamato a rispondere di cosa sapesse prima che arrivassero gli avvertimenti arabi. Di cosa sapessero i servizi segreti israeliani e di che cosa lo avessero informato. È stata sospetta e frettolosa l’accusa di fallimento rivolta ai servizi segreti.
Né questa elezione e nessun’altra nel prossimo futuro potrà aprire spiragli di verità. Se è vero che “i Balcani producono più storia di quanta ne possano digerire” (Churchill?), la Palestina ne produce più di quanto chiunque possa vomitare. È uscito in questi giorni il libro del prof. Giuseppe Romeo dal titolo emblematico Il pianto di Abramo – Israele e Palestina: illusioni di pace (Sandro Teti editore – Collana Historos diretta da Luciano Canfora). Un tomo di 725 pagine sugli aspetti politici e geopolitici dell’Israele storico, dal Primo dopoguerra a oggi. Dal falso della “Terra senza popolo per un popolo senza terra” all’illusione della pace previa eliminazione dei palestinesi di Netanyahu e compagni. Non è un racconto. È un lungo saggio accademico, puntuale e perfino puntiglioso con tanto di documentazione e riferimenti alle più attendibili fonti storiche, presentato con rigore e passione. Tenta di sostenere un’equa ripartizione della responsabilità dell’ormai secolare questione palestinese, tra i figli di Abramo: Isacco (Israele) e Ismaele (arabi e palestinesi). Purtroppo, Israele ha perso la credibilità di baluardo di civiltà, ponendosi al livello più basso della barbarie di Hamas. La mole e i contenuti del libro riflettono la complessità dell’argomento reso ancora più ostico dai sotterfugi politici, dalle pulsioni individuali e dalle incomprensioni che dominano il rapporto tra ebrei e palestinesi. Il risultato è che Abramo dovrà ancora piangere per molto. Un libro che dovrebbero leggere tutti per cultura, ma soprattutto dovrebbe essere il manuale di riferimento per chiunque intenda approfondire l’argomento. Non solo gli studiosi e gli accademici, ma anche i giornalisti, gli inviati di guerra che appena atterrati a Tel Aviv iniziano a pontificare di ebraismo umano e islamismo terrorista. Che non possono e non vogliono dire ciò che vedono perché non lo capiscono e perché non glielo lasciano dire. E gli stessi israeliani o filo israeliani, ebrei della diaspora e stanziali che per il solo fatto di dichiararsi ebrei credono di sapere tutto su Israele. Non sarebbe nemmeno male che lo leggessero quei politici che mitizzano Israele e tessono rapporti impostati su quel mito. Non si può pretendere che lo leggano il presidente Trump o il Segretario di Stato Marco Rubio. Sono al di sopra della verità. Al di sopra del diritto internazionale che hanno voluto affossare con un comitato d’affari e bestemmiando di pace.
Grazie a Israele, gli Stati Uniti sono belligeranti e aggressori palesi e lo stesso Trump insiste su questo. Ma non dice apertamente perché continua a traccheggiare sui cessate il fuoco e le tregue. La partita è molto più grossa di quanto lui stesso potesse pensare prima di scendere in campo al fianco di Netanyahu. I consumi di guerra sono enormi e benché ci sia la volontà di colpire non c’è la capacita di sostenere né un attacco di lungo periodo, né le perdite umane, né il controllo dei territori. Da parte loro, i paesi arabi del Golfo si sono accorti che la commistione con gli Usa non era una salvaguardia, ma un rischio in più. Un rischio che si è trasformato in incubo vedendo che gli americani non difendevano le loro stesse basi e si accontentavano di evacuarle. Il Pentagono sa che Trump non è cauto o pacifista, è solo limitato dagli strumenti effettivamente a disposizione. E la sua imprevedibilità dipende dalle parole dette e non dette che il Pentagono, il Dipartimento di Stato e gli stessi servizi d’intelligence gli somministrano ogni giorno. Senza sapere un bel niente di cosa si tratta.
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