COME MANIPOLANO L’OPINIONE PUBBLICA da PEACELINK
Menzogne di guerra
Come manipolano l’opinione pubblica
E’ fondamentale smontare la propaganda bellica che sta costruendo allarmi per creare un clima di paura e di scivolamento verso l’escalation militare. In allegato a questa pagina web vi sono le slide sull’allarme “droni” sull’Europa e sui presunti sconfinamenti russi.
Redazione PeaceLink 21/10/2026
Negli ultimi tempi l’Europa è stata attraversata da una crescente ondata di allarmi: presunti “droni russi” avvistati sui cieli del continente, “violazioni” dello spazio aereo europeo, “minacce ibride” da est. Titoli gridati e immagini di caccia in decollo hanno costruito l’impressione di un continente sotto assedio.
Ma cosa c’è davvero dietro queste notizie?
Le slides “Droni sull’Europa, da dove vengono?”, curate da Alessandro Marescotti per PeaceLink, invitano a un esercizio di verifica dei fatti. Con pazienza e metodo, si confrontano fonti ufficiali, agenzie di stampa e smentite spesso ignorate dai media più seguiti.
Il caso dei droni “russi”
La premier danese Mette Frederiksen aveva inizialmente detto che non si poteva escludere la pista dei “droni russi”. Ma il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen ha poi ammesso che non ci sono prove di un coinvolgimento di Mosca. E in alcuni casi, come a Copenaghen, l’oggetto misterioso si è rivelato essere un piccolo aereo civile scambiato per un drone. Malgrado ciò, il racconto della “minaccia russa” ha continuato a circolare, alimentando l’idea di una guerra ibrida in corso contro l’Europa.
Gli sconfinamenti dei Mig
Un altro esempio è quello dei presunti sorvoli russi sopra Tallinn, capitale dell’Estonia. Secondo alcune testate, i Mig-31 “avrebbero volato sulla capitale estone per dodici minuti”. Ma il portavoce delle forze armate di Tallinn, maggiore Taavi Karotamm, ha chiarito all’Associated Press che i velivoli non si sono diretti verso la capitale, ma hanno semplicemente volato parallelamente al confine. Una differenza sostanziale, ma che nel flusso mediatico si è persa.
Transponder, diritto di passaggio e doppi standard
Le slides allegate a questa pagina web ricordano che il diritto internazionale (Convenzione di Montego Bay, 1982) consente il passaggio in transito anche per gli aerei militari in zone come il Golfo di Finlandia, dove gli spazi aerei si sovrappongono e dove non è possibile definire uno spazio aereo neutro e internazionale.
Nelle slides si sottolinea un punto ignorato nel dibattito: anche gli aerei NATO volano con i transponder spenti, proprio come quelli russi. Lo stesso vale per molte navi militari occidentali. Ma solo quando a farlo è la Russia, la notizia diventa un caso politico.
La “nave fantasma” e il flop mediatico
E veniamo al capitolo emblematico – analizzato nelle slides – della petroliera Boracay, accusata da vari media – e sospettata persino dal presidente francese Macron – di aver lanciato droni contro la Danimarca. Dopo clamore e titoli sensazionalistici, tutto è crollato: nessuna prova, comandante e vicecomandante rilasciati. L’inchiesta che non ha trovato riscontri per i presunti droni di cui la nave doveva – nelle ipotesi – essere stata base di lancio.
Un invito alla vigilanza civile
Questa raccolta di materiali non difende nessuno: difende la verità dei fatti e il diritto dei cittadini a essere informati senza manipolazioni. In tempi di tensione, la paura diventa un’arma potente e anche pericolosa.
Smontare la propaganda e disarmare la menzogna restituisce alla società civile la capacità di pensare e di sollecitare il dubbio cartesiano. Perché senza evidenze non vi dovrebbe essere notizia.
Per questo serve un giornalismo capace di approfondire, di verificare e di andare controcorrente facendo un severo controllo delle fonti.
È stata ripresa e rilanciata da diverse testate
La notizia sui “piani di assassinio” russi
Valutato secondo il criterio della falsificabilità di Karl Popper, il reportage del Financial Times sui presunti piani russi per intensificare gli assassinii di alti dirigenti della difesa europea presenta i tratti di una tesi infalsificabile.
Redazione PeaceLink 11 ottobre 2026
Abstact: il reportage del Financial Times dell’ottobre 2026 sui “piani russi per intensificare gli assassinii di alti dirigenti della difesa europea”, valutato secondo il criterio popperiano della falsificabilità, presenta le caratteristiche tipiche di una tesi non falsificabile. Cinque agenzie di intelligence anonime come unica fonte, nessun documento, dato o prova verificabile in modo indipendente, e un’asserzione centrale (“piani di assassinio”) anch’essa non verificabile. Ciò lo avvicina più a un prodotto di comunicazione politica che a un enunciato passibile di verificabilità.
Cosa dice il reportage: una panoramica dell’architettura informativa
Secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da diverse testate, il contenuto centrale è il seguente. Le fonti dichiarate sono funzionari di cinque agenzie di intelligence europee, tutti anonimi. L’asserzione centrale è che la Russia, principalmente il GRU, sta intensificando i piani di assassinio contro alti dirigenti di aziende europee della difesa, inclusi CEO e responsabili di piccole e medie imprese di droni e componentistica. La tipologia di prove consiste in dichiarazioni di funzionari di intelligence anonimi, secondo cui “il livello di minaccia è aumentato”; alcuni dirigenti aziendali che confermano anonimamente di aver “rafforzato la sicurezza personale”; e la dichiarazione pubblica del presidente del BfV tedesco (servizio segreto civile), Sinan Selen, secondo cui “la Russia pianifica atti di violenza contro singoli individui” .
La logica dell'”effetto psicologico” viene così riassunta da un funzionario di intelligence: “Dal punto di vista russo, l’obiettivo principale resta psicologico. Anche solo far sentire le persone potenziali bersagli significa aver già raggiunto l’effetto” .
La prospettiva popperiana
Il requisito centrale della falsificabilità
Il criterio popperiano della falsificabilità distingue la scienza dalla non-scienza: un enunciato è scientifico se e solo se esistono possibili osservazioni che lo contraddicono. In altre parole, l’enunciato è vero solo se può essere verificato e reso falsificabile.
Il problema è che queste “controprove” sono praticamente impossibili da ottenere. Le attività di intelligence sono per natura nascoste e non lasciano tracce verificabili pubblicamente. L’assenza di assassinii effettivi può essere spiegata come “piano non ancora eseguito” o “sventato”; la presenza di comportamenti sospetti viene interpretata come “piano in corso di attuazione”. Si tratta di un circolo esplicativo auto-referenziale.
Il punto più critico è che il reportage stesso ammette che “non è nemmeno necessario eseguire realmente l’assassinio: basta far sentire le persone bersagli perché l’effetto sia raggiunto” . Questa formulazione rende l’intera asserzione immune da qualsiasi confutazione empirica: se non avvengono assassinii, ciò dimostra proprio che l'”effetto psicologico” sta funzionando; se avvengono assassinii, allora la minaccia è reale.
Cosa sappiamo
L’articolo del Financial Times è stato pubblicato proprio oggi, 11 ottobre 2026. La ricostruzione dei fatti è la seguente. [1]
- L’inchiesta del Financial Times: il quotidiano britannico ha pubblicato un report citando cinque diverse agenzie di intelligence occidentali, secondo cui Mosca starebbe intensificando gli sforzi e pianificando attentati per assassinare i manager dell’industria della difesa e funzionari della sicurezza in Europa. [1, 2]
- La smentita/ridimensionamento delle fonti italiane: un lancio dell’ANSA ripreso da Open.online, riporta fonti istituzionali qualificate italiane che sono intervenute per chiarire la situazione. Hanno confermato che nessun allarme specifico o imminente è giunto ai canali istituzionali italiani o internazionali. [1]
- Il contesto reale: le stesse fonti hanno precisato che le indiscrezioni giornalistiche si riferiscono in realtà a valutazioni d’intelligence generiche (alert di scenario). Si tratta di livelli di rischio e di attenzione che l’intelligence mantiene costantemente elevati dall’inizio della guerra in Ucraina, ma senza che vi sia una minaccia mirata, documentata o imminente sui tavoli dei nostri servizi segreti. [1]
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