“SUI CONDONI SEGNALI DEVASTANTI, COSÌ INCENTIVANO I FUTURI ABUSI” da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“SUI CONDONI SEGNALI DEVASTANTI, COSÌ INCENTIVANO I FUTURI ABUSI” da IL FATTO

“Sui condoni segnale devastante, così incentivano i futuri abusi”

 Marco Palombi  22 Novembre 2025

L’urbanista e le sanatorie in ManovraPaolo Pileri di mestiere insegna Progettazione e pianificazione urbanistica al Politecnico di Milano e lo fa con un occhio particolare alle questioni ambientali, ecologiche e paesaggistiche: il suo ultimo libro, per dire, si chiama Dalla parte del suolo. L’ecosistema invisibile (Laterza). Lo raggiungiamo al telefono per parlare con lui della sventagliata di sei tra sanatorie e condoni, addirittura con la riapertura dei termini di quelli del 2003 e persino del 1985, che Fratelli d’Italia vorrebbe inserire nella legge di Bilancio. “Cosa vuole che le dica…”, è la replica, un po’ depressa.

L’idea è spiegare perché è una pessima idea.

Certo che lo è, già la parola è ingannevole: condono sembra quasi che sia un dono, ma non lo è affatto, è la legalizzazione di un’attività contro natura e che ha effetti di lungo periodo. Ogni condono, ogni sanatoria rafforza la cultura dell’illegalità e causa una ripresa delle costruzioni abusive.

Quindi è una pessima idea perché addirittura finisce per peggiorare le cose.

Il problema non è solo o non è tanto il condono in sé, ma che ogni volta che se ne fa uno – o se ne parla – si tiene aperto un precedente: dopodomani chi non pensava più di costruire abusivamente inizierà a farlo. Si dicono: io lo faccio, tanto tra cinque o quindici anni arriverà un bel condono. Non solo: nel frattempo non pago neanche le tasse, l’Imu, la Tari. Il condono è anche questa resa dello Stato.

A cosa?

Intanto è la rinuncia a che siano pagate le imposte per anni, cioè avallare la sottrazione di risorse alla macchina pubblica, che poi va in crisi. E più in generale è come dire “chi se ne frega della collettività”. La politica dei condoni ci insegna che abusare del territorio si può. Chi governa, a ogni livello, ha anche una responsabilità educativa, ma coi condoni la disattende.

Ma l’abusivismo non era un problema del passato?

Ma no, l’abusivismo c’è ancora, anche se ultimamente si è perfezionato: si fanno fare le leggi o le norme prima di fare gli abusi, ma anche così riescono ancora ad abusare della natura illegalmente. Basta pensare al caso di Milano…

Altri motivi per dire no?

Il condono è il trionfo degli interessi privati, e dei più furbi tra i privati, la negazione della regolazione collettiva. A cosa servono un sindaco o l’amministrazione pubblica se ognuno fa quel che gli pare e poi arriva la sanatoria? Da questo punto di vista si può dire persino che (anche) i condoni incentivano l’astensionismo.

Si potrebbe dire: che problema c’è a regolarizzare una casetta in periferia? Intanto lo Stato incassa pure qualcosa…

Ma in realtà il condono è un danno anche economico per la collettività. Quando condono la casetta di periferia, per dire, obbligo il Comune a far arrivare in quella casetta tutti i servizi: le strade, le fognature, eccetera. E chi paga? La collettività e non certo chi l’abuso l’ha fatto, che negli anni non ha neanche pagato le tasse su quell’immobile. E non li paga la collettività gli impiegati pubblici che devono esaminare le domande? Peraltro anche gli introiti diretti non sono poi granché: coi condoni del 1985, 1994 e 2003 lo Stato incassò circa la metà del previsto.

Ma almeno i piccoli abusi ha senso sanarli?

Dipende. In certi casi sì, in altri proprio no. In realtà le cosiddette “concessioni in sanatoria” sono già uno strumento ordinario: avremmo semmai bisogno di investire nella formazione dei tecnici comunali perché decidano con cognizione di causa cosa può essere sanato e cosa no.

Quindi qualche volta sanare va bene…

Ma la verità è che tutto quel che si fa in sanatoria è un fallimento delle procedure ordinarie: significa che la pianificazione urbanistica non ha funzionato, che i tecnici comunali non sono riusciti a occuparsi delle pratiche, che le commissioni edilizie e del paesaggio non hanno aiutato. Dovremmo far capire, in primo luogo alla politica e agli amministratori, che bisogna rafforzare le procedure ordinarie, non ricorrere dopo al cerottone di sanatorie e condoni. Ma tanto non lo capiscono… Oddio, in realtà forse lo capiscono ma fanno comunque il contrario.

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