LA SCUOLA NON SI ARRUOLA. OGGI MANIFESTA IN 30 PIAZZE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
22122
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-22122,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.5,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.15,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-9.0.1,vc_responsive

LA SCUOLA NON SI ARRUOLA. OGGI MANIFESTA IN 30 PIAZZE da IL MANIFESTO


La scuola non si arruola. Oggi manifesta in 30 piazze

Mario Pierro  04/11/2025

Da Milano a Palermo La mobilitazione contro il riarmo e per la Palestina. Valditara vieta un corso di formazione e fa esplodere la protesta contro il militarismo

Roma, villaggio Difesa al Circo Massimo – foto di Massimo Percossi / Ansa

L’antefatto va raccontato per spiegare il clima politico in cui si terranno oggi le trenta manifestazioni, da Trento a Palermo, che contesteranno la diffusione dell’ideologia militarista, e l’economia di guerra, in occasione della «Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate». La settimana scorsa il ministero dell’istruzione ha annullato il corso di formazione organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università con l’ente di formazione accreditato Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali).

IL CORSO avrebbe dovuto svolgersi proprio oggi e aveva un titolo interessante: «4 novembre, la scuola non si arruola». I docenti iscritti al corso online erano 1200, l’argomento è sentito ed è attuale. L’Osservatorio contro la militarizzazione ha spiegato le ragioni che hanno spinto il ministero guidato da Giuseppe Valditara all’annullamento. L’iniziativa non appariva «coerente con le finalità di formazione professionale presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze dei docenti». «In pratica – ha commentato l’Osservatorio – il ministero sostiene che un corso che ha come oggetto la guerra, e parte dall’idea che l’educazione è sempre educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti, non è un oggetto di dibattito pedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra».

«CHI PARLA DI EDUCAZIONE alla pace, si esprime contro l’imperialismo, rifiuta il militarismo e si schiera con il popolo palestinese non deve parlare e non deve pensare, questo il messaggio chiaro e violento di Valditara e del governo Meloni – ha commentato l’Unione sindacale di base (Usb) – Il 4 novembre non ha alcuna radice nella storia della Repubblica. Una festa usata per educare alla guerra, oggi al servizio del sionismo e del bellicismo di questo governo».

HA PRESO POSIZIONE anche la Flc Cgil: «La cancellazione del corso è l’ennesimo atto di lesione della libertà di insegnamento oltre che di censura», «le motivazioni dell’annullamento sono risibili: ritirare l’accreditamento significa ignorare i valori della Costituzione». La risposta di Valditara alla Flc Cgil è significativa perché esemplifica l’orientamento ideologico dell’esecutivo: «La Cgil – ha detto Valditara – scambia la formazione per un’occasione di indottrinamento contro il governo. La decisione del Ministero infatti non vieta alcunché: semplicemente non consente l’esonero dal servizio, e dunque a spese del contribuente, per chi volesse partecipare ad una iniziativa che non ha i requisiti per il suo riconoscimento ufficiale».

L’INIZIATIVA CENSURATA dal governo, insieme alla mobilitazione di oggi, sono appoggiate anche da Alleanza Verdi Sinistra secondo la quale «dovevano essere i docenti a valutarne le caratteristiche, così come avviene in tanti altri casi di corsi di formazione farlocchi che mai il ministero ha censurato».

LE TRENTA MANIFESTAZIONI convocate oggi contro «la guerra, il riarmo e il genocidio, a fianco della Palestina» sono organizzate dall’Osservatorio contro la militarizzazione e vedrà tra gli altri la partecipazione di Potere al Popolo, Usb, Osa, Cambiare rotta e Global Movement to Gaza. Per quest’ultimo il problema del 4 novembre è quello di «una cultura che vede nella guerra un risvolto inevitabile ed è basata sulla sottomissione, sulla repressione, sul sacrificio di sé per un’idea di “Patria” che invece uccide e rinchiude». A sostegno del Cestes, e della libertà di insegnamento, è stata anche lanciata online una petizione. La si può firmare qui.

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.