VOTATE, VOTATE, VOTATE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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VOTATE, VOTATE, VOTATE da IL MANIFESTO

Votate, votate, votate

ELEZIONI. Manca poco al 25 settembre, giorno in cui si svolgeranno elezioni politiche tra le più importanti della storia repubblicana. Eppure, nonostante il rilevante significato di questo appuntamento, il partito dell’astensione sembra quello davvero vincente, capace di raccogliere molti sostenitori nell’area democratica e di sinistra

Norma Rangeri  20/09/2022

Manca poco al 25 settembre, giorno in cui si svolgeranno elezioni politiche tra le più importanti della storia repubblicana. Eppure, nonostante il rilevante significato di questo appuntamento, il partito dell’astensione sembra quello davvero vincente, capace di raccogliere molti sostenitori nell’area democratica e di sinistra.

Questa sensazione di profonda depressione verso l’esercizio del voto sta producendo una serie di appelli nel tentativo di contrastarla. Il segretario della Cgil Landini lo ha fatto parlando ai 5000 delegati riuniti a Bologna: «L’unico appello elettorale che mi sento di fare da questo palco è quello di andare a votare». Ricordando che non solo senza votanti la democrazia entra in crisi, ma soprattutto che, in ogni caso, «decidono quelli che votano». Lo ha fatto l’Anpi, in nome della difesa della Costituzione, cercando di arginare la vulgata del «sono tutti uguali perché anche Renzi ha cercato di stravolgerla».

Figuriamoci se non ci sono motivi ragionevoli per non sentirsi rappresentati da questo o quel partito, motivi alimentati da una grande confusione sotto il cielo della politica italiana, in una situazione purtroppo tutt’altro che eccellente. Oltretutto, come è accaduto alle ultime elezioni comunali, quando oltre la metà degli aventi diritto ha disertato le urne, c’è un rapporto stretto e diretto tra astensionismo e diseguaglianze.

Solo il 28 per cento degli elettori a basso reddito si è recato alle urne per eleggere il proprio sindaco, mentre laddove diventa medio si sale al 63, fino al 79 per cento per i redditi alti. L’aumento della miseria, raddoppiata in pochi anni, certamente la vedremo agire nelle percentuali dell’astensionismo.

L’articolo 48 della Costituzione ci dice che il voto è un diritto e un «dovere civico», anche se non è obbligatorio. Riconoscendo implicitamente che l’astensionismo ha pari dignità con il voto. Secondo tutti i sondaggi, il 26 settembre è assai probabile che la grande fuga raggiunga livelli record se è vero che oltre il 40 per cento degli italiani sarebbe determinato a voltare le spalle al seggio. Le motivazioni sono le più diverse, tutte legittime, comprese quelle estreme di chi non riconosce un ruolo alle istituzioni democratiche, e quindi le ignora non votando. Altri invece scelgono una strada più consapevole, più ragionata, più critica.

Con la caduta verticale della partecipazione civica dei cittadini, non c’è dubbio che oggi, soprattutto nell’area di sinistra, in tanti ritengono le elezioni soltanto un rituale per tenere vivo e vegeto il sistema di potere dei partiti. Hanno ragione, in linea di massima, perché la spinta propulsiva per rendere protagonisti i cittadini si è fortemente indebolita nel corso del tempo (governi tecnici e governi di unità nazionale hanno alimentato la crisi), e ha bisogno di nuova linfa. Non a caso Norberto Bobbio, difficilmente annoverabile tra gli astensionisti, in un preveggente saggio del 1984, intitolato Il futuro della democrazia, osservava come nella società di massa «il voto di opinione sta diventando sempre più raro: oserei dire che l’unica opinione è quella di coloro che non votano perché hanno capito che le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danno».

Di fronte ad un rifiuto così radicale e motivato, diventa alquanto complicato cercare di convincere compagne, compagni, amiche e amici di sinistra, a votare. E capisco che chi ha qualche anno in più, sia scettico, amareggiato, disilluso. E stanco, perché nonostante le tante battaglie di progresso sociale e civile, alcune vinte, altre perse, oggi il mondo democratico si trova in presenza di una quasi certa vittoria delle forze più retrive, illiberali, reazionarie dell’Italia Repubblicana. Ma è proprio qui l’unico vero, grande motivo per recarsi alle urne.

Se è vero, come continuano a rilevare gli istituti demoscopici, che la coalizione di destra-centro ha la vittoria in tasca, ogni cittadino democratico, di sinistra deve rendergli la vita difficile. E il primo passo è questo: domenica prossima andiamo a votare. Naturalmente per chi si oppone radicalmente al trio Meloni-Salvini-Berlusconi. Qualcuno ha detto che c’è un’azione peggiore di quella di togliere il diritto di voto al cittadino e consiste nel togliergli la voglia di votare.

Un voto per uscire dalla drammatica emergenza del paese

25 SETTEMBRE. L’invito a recarsi alle urne dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani. Anche se la politica spesso delude bisogna riscoprire la partecipazione democratica come valore fondante della repubblica

Anpi  17 settembre 2022

L’Anpi, che non sostiene alcun partito perché è autonoma, ma al contempo non è indifferente, invita ad un voto a difesa della Costituzione e a sostegno dell’antifascismo. In questa drammatica fase della vita del nostro Paese, l’Anpi si rivolge alle cittadine e ai cittadini perché si rechino alle urne.

Certo, c’è malessere e disincanto. Ma senza voto non c’è nessuna soluzione ai problemi delle famiglie, nessuna democrazia rappresentativa, nessuna partecipazione. Non votare vuol dire rinunciare a un diritto costruito in passato con storiche lotte, e costituito nel dopoguerra con le elezioni del 1946 e con la Carta costituzionale.

Non è la soluzione, è una resa. Occorre rilanciare lo spirito costituzionale come comune sentire, come cemento che ci fa popolo italiano, popolo europeo, popolo del mondo, come possibilità di dare una risposta seria al dramma sociale in corso.

La Costituzione, che incarnava i valori di democrazia, libertà, uguaglianza, lavoro, solidarietà, pace per cui si era battuto  l’antifascismo e il movimento della Resistenza, è stata la base per la ricostruzione dell’Italia dopo il fascismo e la guerra.

Oggi, nella drammatica situazione del Paese, bisogna riscoprire quei valori e attuarli pienamente per uscire dall’emergenza, rasserenare il presente, disegnare il futuro. Per questo occorre attuare la Costituzione e riaffermare gli ideali dell’antifascismo.

1. Grazie alla natura parlamentare della Repubblica e alla divisione dei poteri, si è garantito per più di mezzo secolo benessere, progresso, libertà, unità del Paese. Da tempo però l’Italia attraversa una crisi democratica dovuta alla scarsa rappresentatività del Parlamento ed al suo ruolo marginale, alla messa all’angolo della partecipazione popolare. Occorrono grandi cambiamenti per una vera democrazia costituzionale: un sistema dei partiti più democratico, una legge elettorale che rappresenti il Paese reale, una ritrovata centralità del Parlamento. Invece le proposte di presidenzialismo e di autonomia differenziata scardinerebbero alla radice ogni equilibrio mettendo in discussione il funzionamento della democrazia, allargando a dismisura le differenze fra nord e sud dell’Italia, colpendo la sanità e la scuola pubblica.

2. Dal dopoguerra ad oggi, dopo la tragica esperienza del ventennio, la natura profondamente antifascista della Repubblica e della Costituzione ha salvaguardato il Paese da qualsiasi tentazione autoritaria o illiberale. Va contrastato qualsiasi tentativo più o meno dichiarato, di rifarsi alle idee, o ai simboli, o all’esperienza storica del fascismo.

3. Occorrono risposte strutturali per fermare il generale impoverimento degli italiani contrastando la dilagante diseguaglianza; una vera politica economica per il rilancio sostenibile delle attività produttive, provvedimenti urgenti per difendere il lavoro, salvaguardare i pensionati. L’Italia è colpita al cuore dal rapidissimo aumento del costo della vita. Abolire il sostegno pubblico ai disoccupati, imporre una tassa uguale per tutti, criminalizzare i migranti, contrastare le conquiste sociali, attaccare i diritti
delle donne, incrementare le disparità di genere ed opporsi all’estensione dei diritti civili vanno nella direzione opposta perché si aumentano ulteriormente le diseguaglianze e non si dà alcuna risposta ai milioni di famiglie in difficoltà.

4. L’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente conflitto hanno determinato una situazione internazionale che sta precipitando, che ha già determinato un impatto sconvolgente sull’economia ed in particolare su quella italiana e che potrebbe degenerare in una guerra di civiltà con il rischio dell’uso dell’arma atomica. Ribadiamo che occorre un ruolo attivo delle istituzioni perché l’UE si faccia finalmente promotrice di un negoziato a partire da un immediato cessate il fuoco.

5. Il riscaldamento globale è oggi un dato di fatto, come confermato dalla recente siccità e delle ricorrenti intemperie, come la tragica alluvione nelle Marche. Occorrono interventi urgenti di tutela ambientale. Il rifornimento energetico non può andare a
scapito della lotta al riscaldamento globale e della sicurezza. Invece si riaprono le centrali a carbone e si propone di riaprire le centrali nucleari: gli eventi in merito alla centrale di Zaporižžja in Ucraina confermano che non esiste centrale nucleare sicura,
e il nucleare di quarta generazione è ancora una possibilità sulla carta.

6. La pandemia ha disseminato di lutti il nostro Paese. Nonostante difficoltà ed anche errori, questo flagello è stato contrastato in modo positivo. Ma la battaglia non è vinta del tutto. La pandemia continua a richiedere un’azione di prevenzione e di contrasto.
Sbaglia chi sottovaluta il problema e ammicca al mondo dei no vax.

7. Mai come oggi c’è bisogno dei finanziamenti del PNRR e di un’Unione Europea democratica, partecipata, pacifica. Oggi c’è il rischio di allontanarsi da questa strada maestra, rompendo con la tradizione europeista, a partire dal Manifesto di Ventotene,
di cui l’Italia è portatrice. L’Italia può rinascere, deve rinascere, sui fondamenti costituzionali del lavoro, della libertà,
della giustizia sociale, della pace. Dipende da tutti noi.

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