UN’ALTERNATIVA POPOLARE CONTRO LA DESTRA da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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UN’ALTERNATIVA POPOLARE CONTRO LA DESTRA da IL MANIFESTO e IL FATTO

Senza l’alleanza con i 5Stelle contro le destre si perde

ELEZIONI. Pace e disarmo senza se e senza ma, ius soli come nelle altre nazioni europee, una radicale scelta ecologica, e naturalmente la difesa della nostra Costituzione e la sua piena implementazione

Tonino Perna  03/08/2022

 Improvvise, come un temporale estivo, sono state sciolte le Camere e indette nuove elezioni.  Nessuno ci avrebbe scommesso un euro fino ad un mese fa. Le forze politiche sono chiamate a trovare una strategia, a compiere scelte difficili, nel pieno dell’afa e con le vacanze alle porte.  Si chiamano non a caso elezioni balneari, e non era mai successo che si votasse a settembre, con tempi così ristretti.

E così la maggioranza della popolazione italiana è chiamata al voto controvoglia e senza capire come si vota: un sistema più complicato del Rosatellum è difficile da concepire! Per quello che una volta chiamavamo “popolo di sinistra” la situazione è ancora peggiore. Per l’ennesima volta siamo chiamati a votare “il meno peggio”! Diciamolo senza infingimenti: siamo in tanti ad essere stufi di votare “turandosi il naso”, secondo il noto invito che fu di Montanelli. Stanchi di dover ogni volta appoggiare una forza politica o un candidato indigeribile per non fare vincere le Destre. Ed ogni volta ci raccontano che questa è una scelta epocale, che da queste elezioni dipende il futuro del nostro paese, dei nostri figli e nipoti.

Da trent’anni, da quando il Pci si è liquefatto, da quando le Destre hanno alzato la testa in tutto il mondo, dopo il fallimento dell’Urss con cui non abbiamo mai fatto i conti, si ripresenta puntualmente il pericolo neofascista. A furia di gridare “al lupo al lupo” l’appello per una convergenza di voto e di forze politiche per difendere la democrazia e la nostra Costituzione rischia di non essere ascoltato. D’altra parte, Il Pds, Ds, Pd ha ogni volta goduto di questa posizione di rendita e ha pensato di poter continuare a barcamenarsi ad ogni scadenza elettorale: anti-Berlusconi, anti-Grillo, anti-Salvini e infine anti-Meloni. Ed ogni volta ha pensato di farlo spostandosi sempre più al centro, cercando di conquistare i cosiddetti elettori “moderati”, che non ho mai capito chi sono: quelli che parlano sottovoce, non protestano nelle piazze, non dicono parolacce, o semplicemente quelli che vorrebbero che si mantenesse lo status quo, che vogliono preservare i propri interessi e privilegi?

Ma, questa volta il segretario del Pd se continua a inseguire questi cosiddetti “moderati” rischia di far vincere veramente la destra neofascista. Non è un’opinione, lo dicono tutti i sondaggi attendibili. Se non ci sarà un’alleanza PD-M5S non c’è nessuna possibilità di fermare la valanga di deputati e senatori leghisti, pagnottisti, neofascisti. Poi qualcuno mi spiegherà come si possa creare un’alleanza in cui ci sono Calenda ed i Verdi, con chi vuole ritornare all’energia nucleare e chi vuole puntare esclusivamente sulle energie rinnovabili.

C’è, a mio avviso, un errore di fondo di eccesso di realpolitik. Invece di raccattare i cocci di questa frammentazione di forze politiche, puntando solo sull’esistente, bisognerebbe lanciare messaggi chiari al primo partito italiano, quello dell’astensione, per portare la gente a votare per, senza tralasciare quelli che saranno i danni che le destre al potere potranno fare. Non un generico No-Meloni (meglio le angurie), ma facendo chiarezza su che cosa si sta giocando la partita.

Per prima cosa bisogna spiegare agli elettori che la vittoria della Lega spaccherà l’Italia, impoverirà ulteriormente il Mezzogiorno con l’autonomia differenziata, al primo posto nel loro programma insieme alla campagna di odio verso gli immigrati, con le conseguenze brutali di cui abbiamo una avvisaglia nel tremendo omicidio di Civitanova Marche. Che il reddito di cittadinanza verrà ridimensionato e rigettati nella povertà assoluta centinaia di migliaia di famiglie. Che i diritti civili conquistati in anni di lotta saranno rimessi in discussione, sulla scia di quanto è avvenuto negli Usa con la legge sull’aborto o in Polonia, in Ungheria nella persecuzione di orientamenti sessuali diversi.

Senza dimenticare una questione fondamentale, sollevata lucidamente da Alfonso Gianni: il rifiuto di questa guerra e uno sforzo concreto per iniziare dei negoziati, come è avvenuto sulla questione dell’export del grano. La maggioranza degli italiani è contraria a questa guerra e all’invio di armi in Ucraina, e vorrebbe che fosse raccolto il messaggio reiterato fino all’ossessione di papa Francesco. Infine, last but not least, c’è una questione che è al centro delle ansie e preoccupazioni delle nuove generazioni: il mutamento climatico. E’ urgente un programma che dica qualcosa di concreto e fattibile per ridurre drasticamente la CO2, per ridurre i rifiuti e aumentare gli spazi verdi nelle nostre città, per lo stop al consumo di suolo, ecc. Una scelta ecologica all’altezza della sfida del mutamento climatico che sta provocando disastri in tutto il pianeta.

Insomma, pochi ma chiari obiettivi, ripetuti con convinzione: pace e disarmo senza se e senza ma, ius soli come nelle altre nazioni europee, una radicale scelta ecologica, e naturalmente la difesa della nostra Costituzione e la sua piena implementazione.

Questo non è velleitarismo, ma la presa d’atto che i tempi sono cambiati, è cambiata la coscienza degli elettori, e sono necessarie scelte chiare e obiettivi concreti, quanto una visione del futuro che non sia un’accozzaglia di parole vuote, ma un orizzonte verso cui tendere, al di là delle elezioni.

Il Pd è in un vicolo cieco: da questo suicidio della politica deve nascere l’alternativa popolare

Fabio Marcelli  1 AGOSTO 2022

Stiamo toccando il fondo, da tutti i punti di vista. Sul piano della politica politicante il panorama è più che mai deprimente. La geniale strategia di Enrico Letta, imperniata sulla rottura dell’alleanza coi Cinquestelle, sta portando il Pd in un vicolo cieco che agevolerà la vittoria annunciata della destra a guida Meloni. Non è poi un grosso danno, dato che in fondo i programmi dell’uno e dell’altra si equivalgono, a parte qualche chiacchiera incoerente del primo sui diritti civili.

Non resta al sereno Letta che sperare nell’abitudinarismo bovino del suo elettorato, in parte convinto in buona fede che, dopo aver avallato per tanti anni le peggiori porcherie, si possa rispolverare il vessillo dell’antifascismo. Ma l’antifascismo è un’altra cosa. Esso fu espressione di una lotta di massa contro il regime che aveva portato il Paese in una guerra disastrosa e, al termine di una stagione gloriosa, portò, per la prima volta nella storia italiana, all’instaurazione di una effettiva democrazia e al varo della Costituzione repubblicana, che afferma per prima cosa che l’Italia è una Repubblica basata sul lavoro.Questa democrazia e questa Costituzione sono stati da tempi abbandonati, né può dirsi che la responsabilità sia solo della destra. Il governo tecnocratico di Draghi è durato poco più di un anno, ma in tale breve periodo ha portato alle estreme conseguenze il modello di governo oligarchico che operava già da tempo, anche se mai in modo così smaccato.

Due sono stati come è noto i principi ispiratori di questo governo: il primo che l’interesse pubblico si realizza soddisfacendo quelli dei privati, cosiddetto neoliberismo; il secondo che sul piano delle scelte internazionali occorre obbedire tacendo alle direttive che vengono da Washington, anche se suscettibili di trascinarci tutti in una guerra senza fine, cosiddetto atlantismo. Due principi che sono al cuore dei programmi del Pd, coi suoi cespugli di destra e di “sinistra”, come pure della destra. Quest’ultima enfatizza determinati aspetti, come l’avversione ai migranti e quella alle tasse, ma non può certo dirsi che, su entrambi tali temi come su altri, il Pd, totalmente succube di Draghi, abbia saputo dire o fare qualcosa di anche lievemente diverso.

La strategia di Letta è del tutto demenziale e perdente anche perché si illude che, farcendo le sue liste di un ceto politico alla disperata ricerca di reddito contro la cittadinanza, si tratti di Renzi o di Calenda di Di Maio o di Brunetta, esso riuscirebbe in qualche modo a contrastare la vittoria delle destre. Inspiegabile anche la scelta di Fratoianni e Bonelli di confluire a loro volta nel minestrone lettiano. Le contraddizioni sono evidenti anche rimanendo alla superficie dei nomi appena evocati e delle rispettive apparenze programmatiche. Quindi non può funzionare e l’unico risultato che determinerà sarà un’ulteriore frustrazione in una base militante più che mai sconcertata.

Gravi perplessità induce però anche la scelta di Conte di perseguire una scelta esclusivamente identitaria, nell’illusione di tornare alle radici di un fenomeno, quello dei Cinquestelle, oramai irrimediabilmente esaurito. Sarebbe stato meglio accogliere l’appello unitario proveniente da unione popolare, che avrebbe consentito di mettere in campo una coalizione composta da forze tra di loro differenti ma accomunate dalla volontà di contrapporre all’agenda Draghi, espressione di esigenze e strategie del capitale finanziario e della Nato, un’agenda sociale, ambientale e pacifista.Tale agenda però resta indispensabile, in quanto unica via d’uscita alla crisi catastrofica dell’Italia di oggi, devastata dalla pandemia e da Draghi. Chi non si rassegna al degrado ambientale, all’aumento vertiginoso delle diseguaglianze, al dilagare della povertà, alla crisi esistenziale e culturale della gioventù, all’aumento delle spese militari che vanno a profitto dell’industria bellica saldamente bipartisan, da Crosetto a Minniti, all’imminente disastro energetico che coincide paradossalmente colla crescita enorme dei profitti dell’Eni, al venire meno di ogni coesione sociale che già si manifesta colle aggressioni razziste e omofobe che si moltiplicano, deve oggi abbandonare ogni ambiguità, sostenendo l’alternativa, che non solo è necessaria ma anche e soprattutto urgente.

Oggi questa agenda sta trovando dei protagonisti politici che, nelle difficilissime condizioni determinate dal restringimento senza precedenti degli spazi democratici, combatteranno nei prossimi giorni una battaglia decisiva a partire dalla raccolta delle firme necessarie per la presentazione di liste alternative alla finta contrapposizione tra Pd e destre. Mi riferisco in primo luogo ad Unione popolare, la nuova coalizione con a capo Luigi De Magistris e la partecipazione determinante di Rifondazione comunista e Potere al popolo.

Se la politica ufficiale, nelle sue varie componenti, si sta suicidando, a detrimento del popolo italiano e quindi di ciascuno di noi, quella della politica resta, come insegna Aristotele, un’esigenza insopprimibile che dovrà trovare nuove strade per imporsi nei prossimi mesi ed anni, fuori e dentro i circuiti istituzionali.

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