“UN MONDO IMPAZZITO”. MA NON È COLPA degli UFO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“UN MONDO IMPAZZITO”. MA NON È COLPA degli UFO da IL MANIFESTO

Un mondo impazzito ma non è colpa degli Ufo

GUERRA UCRAÌNA. Draghi vanta di avere suggerito a Biden una linea per porre fine al conflitto e insieme dà un entusiastico consenso all’ingresso delle neutrali Svezia e Finlandia, nella Nato temuto da Putin

Luciana Castellina  21/05/2022

Ho letto con meraviglia che il Pentagono, nelle sue ricerche militari, avrebbe scoperto che gli Ufo esistono davvero. Sono contenta: forse finalmente ci sarebbe una spiegazione logica per capire l’intrico di dichiarazioni e interviste che quotidianamente ci regala ognuna delle parti in conflitto nella povera Ucraina.

Perché, sebbene si intraveda nello zig zag di parole, una precisa strategia, mai come in questa guerra si era reso evidente un così generale impazzimento di chi governa il mondo. È colpa di «nuovi hacker», ci suggerisce ora il Pentagono, gli extraterrestri che ormai, evidentemente, hanno preso il controllo del cervello dei nostri governanti.

Come sarebbe infatti possibile dire che Draghi nel suo incontro con Biden avrebbe finalmente suggerito al presidente americano di adottare una linea più consona all’obbiettivo di por fine al conflitto, nel momento stesso in cui dava invece il suo entusiastico consenso all’ingresso di due paesi neutrali chiave come Svezia e Finlandia, nella Nato?

NON ERA PROPRIO QUESTO – il crescente accerchiamento da parte dell’Alleanza atlantica – il pericolo paventato dalla Russia, quello che l’ha spinta alla guerra? Non si tratta della prova fornita a chi ha sostenuto che era normale cingere d’assedio quel paese, sapendo che gli Usa non consentono nemmeno un missile in tutta l’America latina e l’Asia che non dipenda da loro?

E NON PUÒ ESSERE stato un Ufo ad aver dettato a Putin la folle invasione dell’Ucraina, diplomaticamente insostenibile e ora anche militarmente, vista la confusione evidente delle forze armate di Mosca, e anche la sproporzione fra il livello tecnologico delle armi in suo possesso rispetto a quello americano, sperimentato in decenni di invasioni, di cui Putin avrebbe dovuto avere consapevolezza?

Informarsi in tempo non era molto difficile: lo stesso portavoce del Pentagono John Kirby, ne ha persino dato notizia a tutti noi dicendo che «l’amministrazione Biden ha inviato ben prima dell’invasione russa…un miliardo di dollari di armi di assistenza letale» – ha aggiunto per esser più preciso e spegnere il dubbio di qualcuno che si è azzardato a fare paragoni tra chi combatte accanto alle forze ucraine e le poverissime brigate internazionali impegnate in Spagna contro Franco.

Difficile da capire, anche, come siano possibili i sorrisi della presidente finlandese e del suo omologo svedese dopo esser stati indicati come difensori del terrorismo per aver dato rifugio al popolo curdo, massacrato da tempo infinito da Ankara.

Invano ho cercato nei volti di ministri e commissari della nostra Europa almeno un piccolo segno di imbarazzo per la richiesta di Erdogan di barattare il suo assenso all’ulteriore estensione della Nato con l’espulsione delle vittime curde sfuggite al massacro che subiscono nel loro paese.

Non si ricordano più che li avevamo chiamati i «nostri eroi» quando al posto nostro hanno combattuto contro la Jihad nel Rojava e poi contro il Califfato, appoggiato da Ankara, nel Kurdistan iracheno? No, silenzio privo di imbarazzo e persino dichiarazioni in cui si dice «troveremo una soluzione – sulla loro pelle? – per superare il problema che emerge nel rapporto bilaterale fra Turchia e scandinavi». Il dramma curdo un problema bilaterale!

QUESTE DICHIARAZIONI PRIVE di senso si capiscono solo se si guarda alla logica strategica di questa guerra, che, per essere vergognosa, vedi il massacro dei civili, viene però coperta da una quantità di non-verità.

Servono perché ci dimostrano che è possibile battere militarmente la Russia ora che all’esercito di Kiev sono state fornite le nostre armi più moderne e letali. Basta accentuare un po’ più per ottenere la capitolazione di Putin, a capo di una potenza nucleare.

In questo quadro, che peggiora giorno dopo giorno, come si fa a dichiarare che un dibattito vero in Parlamento sia illogico? Come si fa a trincerarsi dietro la risposta che una seduta è stata già concessa a febbraio, quando si è deciso – il 1 marzo – di mandare le nostre armi ai «ragazzi ucraini per difendersi», tre mesi fa, mentre giorno dopo giorno le prospettive di questa guerra sono diventate sempre più catastrofiche, dopo il vertice di Ramstein e la strategia – «colpire in terra russa si può» – del premier britannico Johnson?

In Italia la scusa è che siccome qualcuno adesso si interroga sui sondaggi dell’opinione pubblica e sul fatto che l’opposizione dei tanti fuori dal parlamento una qualche ragione l’avevano, un confronto parlamentare potrebbe far cadere l’attuale governo Draghi.

È vero. Ma vale la pena ragionare sui guasti che si verificano quando si ricorre alle virtù soprannaturali – la provvidenza? – dei governi cosiddetti tecnici.

SI DICE LA PAROLA “TECNICO” ogni volta che si vuole eliminare la politica per far credere che invece chi ne è fuori può fare miracoli. Tutto ci insegna che non si tratta di miracoli ma di decisioni che si vuol far passare come “neutrali”. E con il neutro si cerca di nascondere che senza la politica, e cioè decisioni concordate con l’insieme della società, si delibera in nome dei più forti, quelli che hanno più voce solo perché sono più potenti.

Ricordate come iniziò la controffensiva conservatrice nei primi anni ’70, dopo un lungo periodo di lotte e mobilitazione in tutto il mondo? Cominciò con il manifesto della Trilateral inventata dai tre potenti dell’Occidente, Giappone, Europa, Stati Uniti che diceva: Ci sono troppe lotte, il sistema non se le può permettere. L’ economia è cosa troppo delicata per lasciarla alla politica.

Da allora, su questa linea, l’Italia è stata la prima della classe. In nome del sistema.

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