“UN BRUTTO CLIMA” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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“UN BRUTTO CLIMA” da IL MANIFESTO

I nazionalismi alimentano il brutto clima

ANALISI. A partire dal libro di Daniele Conversi, una riflessione sul rapporto tra la crisi ambientale globale e l’impalcatura dello stato nazione (capitalista)Federico M. Butera  12/01/2022

Ne ho letti molti, di libri che affrontano il tema dei cambiamenti climatici, ma devo confessare che il libro di Daniele Conversi (Cambiamenti climatici – Antropocene e politica, Mondadori, 13 euro) mi ha veramente sorpreso. Nei primi due capitoli l’autore fa una rapida, puntuale ed efficace carrellata sul tema della crisi ambientale, partendo da Primavera silenziosa della Carson, pubblicato nel 1962, attraversando quella pietra miliare che fu I limiti dello sviluppo promosso dal Club di Roma, nel 1972, per poi condurci, passo dopo passo, ai giorni nostri. In questo percorso incontriamo concetti quali la grande accelerazione, l’antropocene, l’ipotesi Gaia, i limiti planetari, la giustizia intergenerazionale, il modello di produzione capitalista, col suo imprescindibile derivato, il consumismo. Insomma due capitoli densi e ricchi di informazione, che da soli basterebbero a giustificare il libro.

INVECE IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE, e viene quando Conversi affronta il tema della crisi ambientale da un punto di vista inconsueto: quello del suo rapporto con il nazionalismo, oltre che con il capitalismo. L’autore sottolinea che «l’epoca moderna… è stata fortemente improntata da una varietà di istituzioni legate allo stato nazione e dalla sua principale impalcatura ideologica, il nazionalismo». Tanto che «nonostante tutti i proclami universalisti e multilateratisti, il nazionalismo continua a permeare le relazioni internazionali e le politiche pubbliche ovunque gli stati-nazione siano diventati le istituzioni dominanti».

LA DIMOSTRAZIONE STA NEL FATTO CHE SI DÀ per scontato che la politica estera abbia il compito di difendere e promuovere gli interessi nazionali. Interessi che, espressi come sono dalle élite dominanti e dalla necessità di consenso a breve della classe politica, portano a combattere quelle azioni coordinate, di collaborazione fra stati che sono indispensabili per risolvere problemi globali come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Problemi che possono essere risolti solo tutti insieme, tutti i paesi del mondo, e tenendo conto delle responsabilità di ciascun paese nell’avere causato il danno.

E COSÌ L’AUTORE CI FA NOTARE CHE È PROPRIO il nazionalismo il principale ostacolo nell’avanzamento dei negoziati multilaterali sul clima, dato che i governi dei paesi più potenti o influenti hanno fatto prevalere gli interessi a breve termine a scapito dei diritti delle prossime generazioni e delle altre nazioni della terra. Ma non basta. Crisi ambientale e nazionalismo che si oppone alla sua soluzione sono connessi da un ulteriore elemento: il capitalismo. Infatti, riporta Conversi, secondo alcuni studiosi capitalismo e nazionalismo si rinforzano a vicenda, dal momento che «il nazionalismo ha spinto masse di persone in una corsa senza fine per il prestigio nazionale da conseguirsi attraverso la crescita e la competitività economica».

NELLO STESSO TEMPO IL CAPITALISMO SI AVVALE del nazionalismo per prosperare, usandolo come collante sociale al fine di mimetizzare la iniqua distribuzione delle risorse che è l’inevitabile conseguenza del suo principio portante, secondo cui l’accumulo di ricchezza è il fine ultimo della vita umana. Mimetizzazione che si attua anche attraverso la retorica basata sull’uguaglianza di sangue o fratellanza nazionale. «In tal modo il nazionalismo riesce a rendere popolarmente accettabile ciò che è socialmente inaccettabile». Il capitalismo, d’altra parte, è intrinsecamente connesso al produttivismo che, a sua volta è alla base dell’approccio «estrattivista» che danneggia l’ambiente estraendone risorse senza limite e immettendo, pure illimitatamente, rifiuti (fra cui i gas serra). E il produttivismo è legato al nazionalismo, dato che «si basa sulla convinzione che la produttività e la crescita di uno Stato nazione siano lo scopo ultimo dell’organizzazione umana. Ne consegue che maggiore è la quantità di beni consumati e/o prodotti, maggiore è il benessere comune».

INSOMMA, CAPITALISMO, PRODUTTIVISMO, nazionalismo sono collegati, e possiamo «vederli come un insieme quasi indistinto che si coagula, si fonde e si consolida in momenti critici della storia, rivelando infine la sua impotenza nell’affrontare emergenze globali, come la perdita della biodiversità e il cambiamento climatico». In tutto questo, ci fa ancora notare Conversi, non è detto che il nazionalismo sia necessariamente in conflitto con la lotta al degrado ambientale, infatti c’è una «rete di iniziative locali che pongono alcuni Stati, particolarmente europei, all’avanguardia della transizione ecologica: per esempio, si possono citare i casi di varie iniziative a livello sia locale sia nazionale in Danimarca, Finlandia, Svizzera, Norvegia e Germania. In tali casi sarebbe bene parlare di nazioni esemplari in cui l’orgoglio patriottico non è più basato sulla crescita economica o sulla forza militare, ma sulla sostenibilità».

MA È ANCHE VERO CHE LA REALIZZAZIONE della risorsa nazionale carbone spinge la Polonia a frenare l’attuazione del Green Deal europeo, e – possiamo aggiungere – l’esaltazione della «risorsa nazionale» ha spinto l’attuale governo italiano a riprendere le trivellazioni pur essendo irrilevante il potenziale di gas estraibile. Esistono due approcci al rapporto uomo-natura, l’ambientalismo e l’ecologismo, ci fa ancora notare Conversi: «Mentre il primo non richiede necessariamente un nuovo sistema economico, il secondo lo richiede. Ne segue che il primo può essere facilmente appropriato dai conservatori, mentre il secondo richiede cambiamenti più radicali e si afferma come una alternativa sociale globale»; di conseguenza è di sinistra.

E COSÌ L’INTRECCIO NAZIONALISMO, CAPITALISMO, crisi ambientale si fa più ricco e fitto, mettendo in gioco ulteriori fattori, che non si limitano ad essere quelli fin qui elencati e che l’autore esamina e interconnette. Insomma, il libro offre numerosissimi spunti di analisi e riflessione che non possono essere condensati nelle poche righe di una recensione, bisogna leggerlo, e non c’è pericolo di pentirsene, anche perché noi italiani abbiamo davanti anni in cui di nazionalismo ci toccherà occuparci, ci piaccia o no.

Sosteniamo i giovani che difendono il futuro di tutti

APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA PER I RAGAZZI DI ULTIMA GENERAZIONE. Al Presidente della Repubblica Ci rivolgiamo a Lei dopo avere ascoltato il suo discorso, pronunciato nell’ultimo giorno dell’anno, in cui abbiamo colto l’evidente preoccupazione per il destino cui sembrano condannate […]

***  12/01/2023

Al Presidente della Repubblica 

Ci rivolgiamo a Lei dopo avere ascoltato il suo discorso, pronunciato nell’ultimo giorno dell’anno, in cui abbiamo colto l’evidente preoccupazione per il destino cui sembrano condannate le nuovissime generazioni.

Nei giorni successivi tre ragazzi hanno espresso la loro protesta e, ancor più, lo sgomento, provato ormai dalla maggioranza dei giovani di fronte all’incedere dell’apocalisse climatica. Lo hanno fatto disegnando, con vernice lavabile, una cascata di geroglifici sul portone del Senato.

Non si dovrebbe in nessun caso sfuggire al compito di interpretare questo messaggio enigmatico e clamoroso!

Il Presidente del Senato ha invece ritenuto di rispondere a questa azione sostanzialmente innocua con una denuncia penale del tutto sproporzionata: essa pretende un’immediata sanzione contro i sentimenti e le manifestazioni della generazione che, con amara ironia, definisce se stessa come “ultima” ma che, nonostante tutto, concentra la propria attenzione vitale sul futuro del genere umano.
La nostra attività professionale ci ha permesso in questi anni di misurare gli effetti psichici indotti dalle condizioni in cui questa generazione è cresciuta: precarietà lavorativa, percezione di una crescente intollerabilità delle condizioni climatiche e ambientali, trauma prolungato dell’isolamento sanitario, spettacolo atroce di una guerra che promette di estendersi in ogni luogo della terra.

Queste condizioni hanno prodotto e stanno producendo effetti catastrofici su una generazione che sembra votata a vivere un malessere depressivo permanente prima di venire estinta dall’olocausto climatico.

Il comunicato diffuso dagli “imbrattatori” del portone contiene più volte la parola disperazione. Un minimo di sensibilità dovrebbe consigliare a coloro che si sentono investiti del ruolo di governanti di prestare orecchio a un segnale tanto inquietante.

Di fronte a questo non è possibile accettare che si anteponga l’esercizio di una volontà punitiva insensibile e insensata alle azioni urgenti di contenimento della catastrofe climatica e di quella psichica che sta colpendo i nostri figli e i nostri nipoti.

In effetti, ciò che viene davvero vilipeso non sono le facciate di pietra e di legno della Repubblica ma le istanze di vita presenti e future minacciate da politiche economiche e ambientali asservite alle compagnie petrolifere e ai produttori di armi.

Di fronte a tutto questo risulta grottesco e inaccettabile che si chiedano i danni per la pulizia di un portone, mentre milioni di giovani fuggono all’estero per cercare una possibilità di sopravvivenza. Di fronte allo stridente contrasto tra questi fenomeni il nostro paese rischia di sprofondare nella vergogna e nella mortificazione.

Ci rivolgiamo a Lei perché possa rappresentare le ragioni di questa inedita “disperazione” ma anche quelle del desiderio condiviso e diffuso, soprattutto tra la popolazione giovanile, di opporsi a chi, per ignoranza o per cinismo, sta distruggendo quel poco che resta del futuro di tutti.

Paloma González Díaz-Carralero, psiquiatra, psicoterapeuta psicoanalítica, Madrid
Teresa Castè psicologa, Universidad de Chile, psicoanalista, Santiago del Cile
Federico Suárez, psicoanalista, Madrid
Luciana Bianchera – psico- pedagogista, docente universitaria Mantova Margarita Bazt, psicoanalista Città del Mexico
Loredana Boscolo, psichiatra Venezia
Leonardo Montecchi, psichiatra Rimini,
Francesco Berardi, insegnante pensionato, autore del libro Il terzo Inconscio
Salvatore Inglese – Psichiatra, psicoterapeuta , Catanzaro
Massimo de Berardinis, psichiatra, Roma
Martha Elva Lopez Guzmàn, Psicoanalista del Círculo Psicoanalítico Mexicano.
Psicóloga Universidad de Nuevo León, México
Antonio Tari Garcia- Psichiatra, Madrid
Elisabeth von Salis, Psicoanalista ACP, Psicoterapeuta, Zurigo, Svizzera
Thomas von Salis, Dr.med. Neuropsychiatra dell’infanzia e dell’adolescenza Zurigo, Svizzera
Loredana Betti, psicoanalista, Roma

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